Paolo Ruffilli


E, poi, in procinto di partire:
il vuoto di ragioni, i futili motivi
di ogni viaggio. Il dubbio e…
il desiderio di restare a casa,
una paura di chissà quali sviluppi,
di non essere capace di ritornare.
Il sogno tante volte già sognato
e un programma che appare il più perfetto:
seguitare a dormire in fondo al letto.

 

Le cose del mondo (Mondadori, 2020)

Un pensiero su “Paolo Ruffilli

  1. Le prime riflessioni, a mo’ di incipit, dunque in bella evidenza, la sorpresa di una paternità vissuta_e cresciuta man mano- con grande e bella presa di coscienza a cornice di una reale, continua e contigua presenza. Non sfugge la consueta dipendenza, dovuta al genere, nello stretto rapporto condiviso ed usuale sul filo equilibrante d’ogni usuale giorno. Rapporto padre-figlia, felicemente e pacatamente riportato in bell’ordine, senza stridori, ma con bassi toni sia nel dire che nel fare, in un ritmo, al solito, ben cadenzato, ma pure con diversi tornanti di ritorno, ben armati e sagomati onde evitare innervati scontri di personalità. Voleri e valori familiari costantemente in primo piano con sotteso un ampio piano didattico, e pedagogico, sempre ad incidere con perseveranza, spesso sullo sfondo. Infine il dolce sguardo paterno di rimando all’altro, filiale, risolutivo scopo finale per una più o meno riuscita capacità di realizzazione all’interno di una effettiva conoscenza reciproca. Essuda un sussurro sussurrato e vien fuori appena accidentato con quel pizzico di vivacità giovanile a valere per quella maturità a futura memoria. Ma ” Le Cose Del Mondo” riguardano, tuttavia, il singolo piuttosto che il familiare, dunque deve tangere, giocoforza, quei tasti intimi ed indiscreti dell’essere in quanto tale, arrischiando domande senza risposte. Insomma nell’attribuire alla vita, singolare in sè e per sè, un senso, uno qualsiasi per l’appunto, oppure… anche nessuno. E sono ” Le Cose del Mondo” a condurci lungo codesto impervio sentiero, appena appena accennato, dunque da aprire e scoprire con fatica, tanta fatica. Insomma fare un po’ di conti coi ricordi del passato, abbarbicarci a ventosa, o meglio nelle ellissi siderali dotate, forse come noi, di pensiero libero e forsennato, inanellando, possibilmente, collane di succosi frutti, sfruttati in esperienze varie e variegate financo a dire, in fondo, che codesta nostra singolare, ignota vita, valga la pena d’essere vissuta. Da un punto di vista all’altro, tutto è possibile. Il Nostro si congeda dalle Muse, da sè e dagli altri ‘in crescendo’:”…tutta la schiera/ di mostri e di fantasmi/ dispersa e trascinata/ dalle onde?” “……la sua sostanza/ di unico e di eterno/ del presente?” ” …tutto quello che/ – senza saperlo-/ siamo già stati? “”… appena lì tracciata/ verso la meta/ da una mano/ complice e segreta?.”… tirando il velo su/ ma solo in parte/ ‘ senza svelarlo/ nel mentre si rivela?… nei segni dell’ordito/ composto sulla tela? “…Vita vivente/ mobile e vagante” / distesa nel mistero?” “… la lingua/ biforcuta/ s’intoppa gonfia/ e resta muta?”… ” va alla deriva/ e in movimento/ resta cangiante/ che quasi si dissolve?” ” …la benda o la coperta/ come riuscire infine/ a ricomporre il taglio?” “… per quello stato eterno/ dentro la vita/ disperso e frantumato/ dalla vista?” ” … nel retroscena/ dentro il fondo/ l’archetipo matrice/ l’anima del mondo?” ” Qual è il colore che tace/ nell’urlo del silenzio? ” “… essere saldata/ per unione nel distacco/ è impastata e fatta?””

    ( Bruno Di Giuseppe Broccolini)

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