Erich Fried

GESPRÄCH MIT EINEM ÜBERLEBENDEN

Was hast du damals getan
was du nicht hättest tun sollen?
“Nichts”

Was hast du nicht getan
was du hättest tun sollen?
“Das und das
dieses und jenes:
Einiges”

Warum hast du es nicht getan?
“Weil ich Angst hatte”
Warum hattest du Angst?
“Weil ich nicht sterben wollte”

Sind andere gestorben
weil du nicht sterben wolltest?
“Ich glaube
ja”

Hast du noch etwas zu sagen
zu dem was du nicht getan hast?
“Ja: Dich zu fragen
Was hättest du an meiner Stelle getan?”

Das weiß ich nicht
und ich kann über dich nicht richten.
Nur eines weiß ich:
Morgen wird keiner von uns
leben bleiben
wenn wir heute
wieder nichts tun

 

*

 

DIALOGO CON UN SOPRAVVISSUTO

Cosa hai fatto allora
che non avresti dovuto fare?
“Niente”

Cosa non hai fatto
che avresti dovuto fare?
“Questo e quello
questo e quell’altro:
un bel po’ di cose”

Perché non l’hai fatto?
“Perché avevo paura”
Perché avevi paura?
“Perché non volevo morire”

Sono morti altri
perché tu non volevi morire?
“Credo
di sì”

Hai ancora qualcosa da dire
a proposito di quello che non hai fatto?
“Sì: domandarti
Cosa avresti fatto tu al mio posto?”

Questo non lo so
e non posso esprimere un giudizio su di te.
So soltanto una cosa:
domani nessuno di noi
rimarrà in vita
se oggi di nuovo
non facciamo niente

Widerstand – Gedichte Verlag Klaus Wagenbach 2018

Traduzione di Daria De Pellegrini

3 pensieri su “Erich Fried

  1. “Sì: domandarti
    Cosa avresti fatto tu al mio posto?”

    basta questo verso per poter dire vera grande poesia, poesia non fatta di facili o astrusi giochi di parole, ma di profondo umanissimo senso. Parole che ci costringono a pensare a metterci in discussione.
    Grazie per questa poesia.

  2. Eric Fried induce, quasi con metodo maieutico, a sezionare il sistema del pensiero che conduce all’inazione, a scandagliare le forme del disimpegno, a ravvisare la macchia della colpa che si tramanda tra le generazioni attive a non intervenire e a non dire in ogni circostanza nella quale parlare e agire potrebbe essere l’atto di dissuasione, il deterrente, la resistenza, l’indignazione, il rifiuto. Per assuefazione a se stesso, sempre più spesso, l’uomo non dice e non agisce. Per ignavia indifferente, per non essere in apparenza direttamente chiamato in causa, per non essere distolto dall’asfissia della quiete cieca e sorda.
    Una lirica potente e non convenevole. Una scelta davvero apprezzabile.

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