Pierluigi Bacchini

Sulle sdraie, lungo l’agosto

L’apparizione è avvenuta anche stasera.
Improvvisa. Questa scheggia lunare,
luna – tra la magnolia e il cedro
e il melograno. Luna bucherellata
tanto più misteriosa da quando
l’intelligenza l’ha toccata. Tiepida
fantasia.

Tra poco verrà l’assiuolo, uccello della notte.
Accendono le luci
nella vallata del fiume. Una vita
antica è questa che conduciamo.
Altre luci vanno veloci sull’autostrada
laggiù distante, lungo la pianura. Le foglie, di notte,
sono nere. O argento bianco. Ecco l’assiuolo. L’hai udito?
Ha dato il primo richiamo.
Sul tardi (ecco)
l’ho udito di nuovo) spesso ascolto la civetta.

 

Poesie. 1954-2013 (Mondadori, 2013)

Stefano Bortolussi


Pallas

Salivamo a bordo, noi piccoli fratelli
con aggiunta di amici e bambinaia,
non senza prima rivolgere preghiera alla déesse
di viaggi e vacanze, ferro da stiro
in grado di lisciare ogni accidente di percorso
a eccezione delle nausee che ti forzavano
alla sosta ripetuta sul ciglio del tornante,
frustrando la tua voglia di arrivo e gin rosa:
per noi le sospensioni idropneumatiche
erano solo forma basculante di tortura,
peggio che cinese, e non c’era Ginko o Fantomas
che tenesse testa alla nausea
ritmata di conati, ai lamenti allora ignari
delle meraviglie delle quattro sfere di acciaio,
una per ruota, per metà piene d’olio e per l’altra
di azoto: era un incrocio troppo complicato
di viscere e meccaniche. Solo da fermo,
all’arrivo, il dirigibile perdeva finalmente quota,
il Nautilus ridiscendeva sotto il filo di un’acqua invisibile,
i passeggeri emergevano pallidi dal ventre dello squalo
e insieme ai due occupanti del sedile anteriore
la meravigliosa bestia sospirava il suo arrivo.

 

Inedito da Paternalia (di prossima pubblicazione)

Claes Andersson

A volte mi viene voglia irrefrenabile di ferire
ciò che chiamiamo “il nostro amore”,
il nostro modo di essere soli insieme
Spesso sembra un errore amare ed essere amati
quando tanti non hanno alcuna possibilità
La mano che ti accarezza fino al ventre
esita perché sa
Sentiamo di essere una cosa impossibile
Tuttavia non osiamo fuggire verso quell’insicurezza
che potrebbe renderci la sicurezza
Un giorno ci mischieremo a loro per un attimo
Sentiamo il freddo, ci sentiamo uniti nel freddo
Noi non ci perdoniamo mai

 

Antologia della poesia svedese contemporanea (Crocetti, 1996), a cura di H. Sanson

Rainer Maria Rilke


La mia vita non è quest’ora in salita
dove in affanno mi vedi.
Sono un albero davanti al proprio sfondo,
una sola delle mie molte bocche,
quella che per prima tace.

Sono la pausa fra due suoni
che solo a fatica trovano l’accordo,
perché il suono morte è dominante –

Ma nel buio intervallo si incontrano
nella stessa vibrazione.
E il canto resta bello.

 

Dalla misura delle stelle (Ponte alle grazie, 2019), a cura di G. Drago

Vittorio Bodini


 

Con questo nome

Amore, cosa chiamo con questo nome
io non sono più certo di sapere.
Se ricerco nel fondo ove s’immerse
il tuo quieto naufragio,
fra i denti degli squali, di quelle sabbie gelosi,
presto riemerge il mio pensiero nudo
al visibile giorno,
con le braccia ferite e qualche filo
d’alga sul corpo, o i ciechi segni d’una medusa.

Ma a sera, se col passo delle fiere
che convengono caute presso lo stagno,
fra gli azzurri veleni che mesce il cielo,
in me come a tremante vetro s’affacciano
le antiche colpe, o errori, o la presente
solitudine, oh allora, come sei
tu stranamente viva sulle mie labbra,
e che stupiti altari la mia voce
odono che si scolpa nelle tenebre
a mia insaputa: O amore, tu sapessi…

 

Tutte le poesie (Besa, 2010)

Carlo Betocchi


Un dolce pomeriggio d’inverno, dolce
perché la luce non era più che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo.

Come povere farfalle, come quelle
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre più in alto volavano mai stanche.

Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c’era più una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d’un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l’angelo che a Te mi conduce.

 

Altre poesie (Vallecchi, 1939)

Andrew Faber


ode ai baci

I baci vanno dati
vanno lasciati scappare
senza pensarci troppo
che a tenerli chiusi in bocca
per chissà quanto tempo
si corre il rischio
di impazzire
i baci, nella loro inaudita semplicità
risolvono giornate intere
baciatevi, cazzo
baciatevi finché siete in tempo.

Fermo al semaforo in attesa di trovare un titolo, vidi passare la donna più bella della storia dell’umanità (Miraggi, 2018)

Patrick Kavanagh


Un anno fa mi innamorai del reparto
Di un ospedale: stanzette quadrate e allineate,
Semplice calcestruzzo, lavelli – un obbrobrio per un esteta,
Senza considerare il russare del vicino di letto.
Ma nulla di nulla è estraneo all’amore,
L’ordinario e il banale può conoscere il suo calore.
Il corridoio conduceva a una scala e sotto
C’era l’inesauribile avventura di un cortile di ghiaia.

Questo è ciò che l’amore fa alle cose: il ponte di Rialto,
Il cancello principale che fu incurvato da un pesante camion,
La sedia in fondo a un capannone che era un’esca per il sole.
Dar nome a queste cose è l’atto d’amore e la prova che esiste;
Perché dobbiamo registrare il mistero d’amore senza sproloqui,
Carpire al tempo l’intensità di ciò che passa.

 

Andremo a rubare in cielo (Ancora, 2009) trad. it. S. Simonelli

Nina Nikolaevna Berberova


Quel giorno ci fu un tramonto così insolitamente prolungato,
nel cielo rosso erano nere le case e il nostro giardino deserto.

Quella notte il cuore non ce la faceva più per le innumerevoli stelle
e spalancammo le finestre sulla vasta notte caldissima.

E al mattino un vento leggero portò il fresco dei mari,
ci furono troppi colori per via dei glicini e delle rose in fiore.

E quella sera me ne andai, pensavo al nostro destino,
pensavo al mio amore, di nuovo – a me e a te.

Antologia Personale. Poesie 1921-1933 (Passigli, 2004), trad. it. M. Calusio

Tiziana Altea


Aylan

È entrato un fulmine
nella mia stanza,
un tuono bianco
ha scaricato un bimbo.

Si chiama Aylan:

fuggendo dalla Siria
sognava il Canada –
ma ha inchiodato il mondo
conchiglia sulle spiagge
di Bodrum.

Un tuono bianco
stamane
ha scaricato fulmini
sulla mia città:

il mare infuria
nella mia stanza –
Non scioglie in gola
i bimbi
di sabbia –

Milano, 5 settembre 2015

Mappe (Interno Poesia Editore, 2019)