Luigi Di Ruscio


in questi anni ottanta
immagino che posso scrivere poesie come fosse il 1953
i mezzadri ancora urlavano per i nuovi patti colonici
armato di un binocolo da teatro scrutavo i satelliti di Giove
scruto una cosmoagonia così almeno andavo dicendo
nonostante che la speranza era tutta volante
e vivevo quasi completamente
in quella speranza leggero e volante come ero
(addomesticare maiali è facile basta
avere le tasche piene di scorze di patate)
vidi l’ultimo dirigibile volare tranquillamente nell’aria nostra
fui preso da panico perché ero abituato a vedere l’inconsueto
l’inferno arde e non illumina arde e ottenebra
(ardet et non lucet)
e la poesia come illuminazione non è possibile
se non siamo tutti attenebrati

Poesie scelte. 1953-2010 (Marcos y Marcos, 2019)

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