Valerio Magrelli


Perché tanti bei posti dell’Itaglia
fanno da mangiatoia alla gentaglia,
con venditori che insultano i turisti,
con vetturini che assetano i cavalli?
Perché è diverso all’estero,
nei parchi o nelle regge,
dove la gente sussurra, come in chiesa?
Il commissario non lo sa, ma crede
che occorra riscattare la plebaglia
trasformandola in popolo,
strappandola all’ignoranza che la soffoca
così come lei soffoca i passanti:
sottrarre la plebe allo stato di plebe
cui è stata condannata lungo i secoli,
e che condanna gli altri a sopportarla.
Guarirla, insomma (un programma scontato,
vetero-illuminista,
eppure ancora disperatamente
necessario).

 

Il commissario Magrelli (Einaudi, 2018)

4 pensieri su “Valerio Magrelli

  1. Ho letto poesie migliori di Magrelli.
    In questa è lampante un distacco dall’oggetto che, pur se comprensibile e in un certo senso condivisibile se non ci si distacca dall’ottica dell’uomo comune, per un poeta dovrebbe essere filtrato da una maggiore empatia, un approccio più originale e soprattutto immaginare una soluzione meno finta di quella “guarigione” che dovrebbe cadere (scendere, promanare) da un non meglio precisato “alto”.

  2. La poesia di Magrelli pone l’accento su un tema spinoso e impopolare. Condivisibile la tematica, meno la forma poetico-linguistica, forse perché, pur considerando la secolare tradizione di poesia satirica e irriverente, il soggetto forse si presta di più a una trattazione ‘pamphlettistica’ e di taglio giornalistico, che non a un componimento poetico.
    E’ la riappropriazione di un sentire comune, di un’appartenenza, di una condivisione che potrebbero ‘guarire’ la ‘plebaglia’ a diventare comunità pensante. Ci si deve anche chiedere quali siano state e continuino ad essere e perdurare le ragioni, i condizionamenti, come l’assenza di una politica culturale, ad aver indotto la popolazione ad involvere. Panem et circenses sembra essere l’indirizzo più frequentato dalla politica che non investe nella formazione scolastica e universitaria, nella ricerca, umanistica e scientifica, nella sistematica e continuativa pianificazione di salvaguardia del territorio e del patrimonio storico-artistico. La diffusione di una cultura condivisa è quanto mai necessaria, ad esempio facilitando, anche da un punto di vista economico, la frequentazione di cinema, teatri, sale da concerto. L’informazione e la comunicazione di massa, giornalistica e del web, spesso facilitano invece una pericolosa deriva. La sommatoria di tanti e tali elementi costituiscono una miscela pericolosa che purtroppo trova sempre più ampia diffusione.
    E allora ben venga l’invettiva del poeta che è chiamato, da un diritto-dovere, a intervenire nell’agone polemico a lui contemporaneo. La voce del dissenso rispetto all’omologazione è assolutamente necessaria, senza paternalismo o snobismo. Una neo-illuministica istanza alla diffusione del sapere come forma di elevazione degli spiriti e dell’intelletto appare necessaria. Con i dovuti aggiornamenti.

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