Valerio Grutt


Ho ascoltato tutta la musica
di tutto il niente
di tutto il vuoto
pieno d’aria e di rumore
e polvere e uccelli
ho ascoltato
le montagne che fanno Om
i martelli pneumatici
bucare l’asfalto
tutto il colore ho ascoltato
la luce sui parchi
l’ombra che risale dal terreno
questa botta d’aria bianca
nei polmoni i pollini e il grande
giro dei motori sulle autostrade
il passo che rimbomba di elefanti
gli studenti (e ce n’era una che brillava)
il respiro delle madri nelle case
la voce dell’acqua
il mio corpo che sbraita
il silenzio nel punto più alto
e l’abisso ho ascoltato
negli angoli di casa
nei bagni dei locali
nei negozi che tra un mese chiudono
il cielo steso a terra
la faccia spaccata del cielo
le braccia spalancate degli orfani
lo scatto dell’antifurto
l’ape che si ferma e stop
un fiore
il caldo tutto il caldo senza forma
ho ascoltato tutto
ho avuto paura che finisse
che non finisse mai ho temuto
di non ascoltare più te
di perdere il canto della vita.

 

Inedito di Valerio Grutt

Foto di Dino Ignani

4 pensieri su “Valerio Grutt

  1. La poesia di Grutt tenta di convogliare il tenore delle considerazioni e delle immagini in direzione di un contesto che sondi gli esiti di una dialettica tra lirismo e contemporaneità. L’intento, apprezzabile, è dunque quello di operare un aggiornamento di stile che si confronta con una scelta di impianto o scenari di riferimento più tradizionali. Interessante l’indagine sul senso di precarietà pervadente. Tuttavia alcune immagini come ‘”le montagne che fanno Om”, o espressioni come “botta d’aria calda”, o pseudo-clausole di sosta e accelerazione “l’ape che si ferma e stop / un fiore” creano dubbi nel lettore avveduto circa l’appartenenza di tali soluzioni a un autentico patrimonio poetico, anche nell’ottica del rinnovamento.

  2. La poesia trasmette, secondo una mia personale percezione, un momento di meditazione che accompagna il lettore verso un panismo con il reale contemporaneo. Le immagini spesso a contrasto trasmettono instabilità e contraddizione, proprie del nostro periodo storico; apprezzo l’utilizzo di termini, oltre che moderni, anche propriamente non lirici come “stop”.

    Mi ha davvero colpita! Il passaggio dall’ascolto ad un’acquisizione degli elementi circostanti è molto coinvolgente.

Rispondi a Luigi Santagati Annulla risposta