Dennis Nurkse


Dog to Pain

In the slow-swift years, pain would lock me
long days in a narrow room with a fly and a water bowl,
re-emerge in a jangle of keys, and walk me down those dim blocks
where small dead things in the gutter smell so fascinating —
free from pain. My leash was short, my collar tight,
but they could have been shorter and tighter. In the brief moment
before dark, pain ruffled my hair. Then we slept. Or I slept.
Pain does not exist, except in the mind, but who does?
The cat stared at the wall, the goldfish swam in circles.
On weekends, pain took me to the park and tossed a red ball
and I retrieved it, with what joy I found it, gummed it,
brought it back in many lunges and side-scampers.
I would fetch it now if I were not healed.

 

From: TLS, The Times Literary Supplement (November, 2012)

*

 

Il cane del dolore

Negli anni lenti-veloci, il dolore mi rinchiudeva
per lunghi giorni in una stretta stanza con una mosca e una ciotola di acqua,
ricompariva poi con tintinnio di chiavi, per portami a spasso lungo edifici bui
dove piccole cose morte negli scoli mandavano odori attraenti –
libero dal dolore. Il guinzaglio era corto, il collare stretto,
ma avrebbero potuto essere più corto e più stretto. In quell’attimo breve
che precede il buio, il dolore mi arruffava il pelo. Poi dormivamo. Ovvero, io dormivo.
Il dolore non esiste, se non nella mente, ma chi può dire di esistere?
Il gatto guardava il muro, il pesce rosso nuotava in cerchi.
Nei fine settimana, il dolore mi portava al parco e mi tirava una palla rossa,
io la recuperavo, con che gioia la trovavo, la azzannavo,
la riportavo con scarti e balzi.
La riporterei anche adesso, non fossi guarito.

 

Traduzione in italiano di Carla Buranello

Un pensiero su “Dennis Nurkse

  1. Il tema, argomento principe, dell’esistenza. Ma chi è certo di esistere? Tanti, pochi o nessuno ? Nell’attesa di una risposta impossibile, ecco la traslazione dall’umano – si fa per dire- nella mente del più fedele amico dell’uomo: il cane Dunque i canidi, categoria parallela, e contigua, all’umanità. Ed il sogno-desiderio del Nostro si squaderna abilmente nel pensiero altrui, molto accattivante, ma soprattutto dominato dal dolore. Parallelo indovinato e positivo in quanto riesce a gratificare l’Autore. Una specie ai autoanalisi i cui tratti, denudati nel cane, rientrano nella mente, quella umana, da cui derivano ed un po’ la sollevano dagli immutabili dolori esistenziali.

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