Guido Ceronetti


Esili giorni dell’oscurità
E il disastro degli esseri attraente
Della carne estenuata l’eco e il timbro
Tra le rovine sue risuscitando

Che una poesia di amante li raccolga
Lettrice dei bei segni desolati
Quanti ne fai coltello del miracolo
Dei contatti infiniti tra miserie

Da gola rotta esce la pietà
E scruta le macerie fulminate
Della luce negli occhi delicati
E il suo tormento tra le mani cieche

Le troppe mani che in solitudini
Parricide incarnate trepidano
E i visi enormi d’uomo e di materia
Sfigurata che vivono nell’uomo

Che una poesia capace li raccolga
Sulla lingua della sua lacrima

 

Sono fragile sparo poesia (Einaudi, 2012)

Foto di Giosetta Fioroni

3 pensieri su “Guido Ceronetti

  1. Cari, se mi sbagliate il nome del poeta, come non pensare che anche nel suo componimento può essersi insinuato qualche refuso, magari invisibie?

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