Nicola Grato


non voglio rifugiarmi nella storia
paesana, nel ripiego, nel risvolto
di copertina, nell’eco del tempo
da cartolina d’augurio e saluto;
ricerco nella fatica, nel dolore
che viene dall’assenza di parole,
o dall’uso smodato, furbo, accattone
di talune – e sono coltellate,
tiri gaglioffi, bandiere al vento del niente
imbecille e senza scopo.
Lo sai, saranno crociere a Marrakech,
voli intercontinentali a Dubai
e disprezzo per il bene del giorno,
e per la vita tutta – col rancore
del borghese sazio, della dama
di compagnia dietro ai vetri sporchi
dei suoi desideri.
Poi il nuovo giorno, il sole che scandaglia
ogni tegola, ogni strada, le vigne
addormentate, le palizzate
di legno e metallo; poi le persone
usciranno di casa, parleranno –
chi venderà verdura, chi pesce
salato, e la lotta di due gatti
e il sorriso che t’immagini del grano
nei campi ancora scuri.

 

Inventario per il macellaio (Interno Poesia Editore, 2018)

© Foto di Salvina Chetta

3 commenti su “Nicola Grato

  1. mi piace la nonchalance, il ridurre l’effetto delle cose su di sé, dichiarandosi esposto, è un modo “tenero” di sentire il mondo, credo

    • La mia è una ricerca poetica sulle cose. Una ricerca linguistica, innanzitutto, perché le cose sono nomi e quei nomi devono poi “suonare e risuonare” in poesia. A volte un santino, una scatola di bottoni, il comodino bois de rose dicono molto di più rispetto alla loro tradizionale funzione di cose: sono segni di un mondo perduto ma soprattutto emblemi di persone che queste cose hanno toccato, visto. Così le parole emblemi sono, infine, fili tesi coi morti, dialoghi aperti, relazioni.

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