Antonella Palermo


Se accettassi questa ritmica in levare
mi affrancherei dalla dispensa piena
e brinderei con l’aria.

Se scartassi il macramè ai confetti
o la spugna della melagrana
potrei arrivare agli acini rubini.

Se accentassi il tempo debole
mi salverei.

 

La città bucata (Interno Poesia, 2018)

© Foto di Alessandro Guarasci

Luigi Trucillo


I figli dei profughi

Come se fosse mai,
tornato da un lavoro usurante
di un’altra epoca
priva di accoglienza
mio padre camminava avanti e indietro
per il corridoio di casa
simile a un topo in gabbia,
forse perché tutte le case sono gabbie
se diventiamo le cavie dei bisogni.
Uno, due, tre passi
dentro l’amigdala
per dimostrarmi che il tempo
ha pareti liquide
per chi si allena all’arte della fuga.
Lo sento ancora scricchiolare sull’assito:
in quale tempestosa mattonella
comprendeva chi era e dove andava
prima di cominciare ad affondare?
Quello che non capiamo
ricomincia sempre
come una ripetizione sconosciuta,
e I passi tornano
nel cavo delle orme
sfangate dalla pioggia.
L’ignoto iberna.
Perciò, guardiamo bene le facce
ammassate nelle stive.
Se le guardiamo cercando
nello strappo
non sono più “profughi” in frana,
ridiventano persone.

 

Altre amorose (Quodlibet, 2017 )

PJ Harvey


La mano

La gente oltrepassa la mano.
Ci sono suoni di clacson e musica.
La gente oltrepassa la mano che mendica.

Tre ragazzi incappucciati incrociano le braccia
e schivano la mano,
la mano che mendica sotto la pioggia.

La donna vestita di blu non guarderà
la mano che mendica,
distesa sotto la pioggia.

La gente va e viene, gli occhi sui cellulari.
Nessuno prende la mano
distesa, luccicante sotto la pioggia.

Nel cavo della mano
c’è un quadrato di carta
ripiegata,

ma nessuno si sofferma sulla carta bianca
che riluce nella mano che mendica,
distesa e luccicante sotto la pioggia.

 

Il cavo della mano (La nave di Teseo, 2017), trad. it. Matteo Campagnoli

Moniza Alvi


I WOULD LIKE TO BE A DOT IN A PAINTING BY MIRO

I would like to be a dot in a painting by Miro.

Barely distinguishable from other dots,
it’s true, but quite uniquely placed.
And from my dark centre

I’d survey the beauty of the linescape
and wonder — would it be worthwhile
to roll myself towards the lemon stripe,

Centrally poised, and push my curves
against its edge, to get myself
a little extra attention?

But it’s fine where I am.
I’ll never make out what’s going on
around me, and that’s the joy of it.

The fact that I’m not a perfect circle
makes me more interesting in this world.
People will stare forever —

Even the most unemotional get excited.
So here I am, on the edge of animation,
a dream, a dance, a fantastic construction,

A child’s adventure.
And nothing in this tawny sky
can get too close, or move too far away.

 

*

 

VORREI ESSERE UN PUNTO IN UN QUADRO DI MIRÓ

Vorrei essere un punto in un quadro di Miró

appena distinguibile da altri punti,
certo, ma disposto in modo del tutto unico.
E dal mio oscuro centro

contemplerei la bellezza dell’orizzonte
chiedendomi se valga la pena di
rotolare verso la striscia color limone,

posata centralmente, e di spingere le mie curve
contro il suo bordo, per attrarre su di me
un po’ d’attenzione.

Ma sto bene dove sono.
Non capirò mai del tutto quel che avviene
intorno a me, ma è proprio questo il bello.

Il fatto che non sono un cerchio perfetto
mi rende più interessante a questo mondo.
La gente mi guarderà per sempre

e anche i più insensibili si emozioneranno.
Eccomi qui, sul punto di animarmi,
un sogno, una danza, una costruzione fantastica,

l’avventura di un bimbo.
E niente in questo cielo fulvo
può avvicinarsi troppo, o andarsene troppo lontano.

 

L’India dell’anima (Le Lettere, 2006), trad. it. Andrea Sirotti

Franca Mancinelli


Indosso e calzo ogni mattina forzando, come avessi sempre un altro numero, un’altra taglia. Cresco ancora nel buio, come una pianta che beve dal nero della terra. Per vestirsi bisogna perdere i rami allungati nel sonno, le foglie più tenere aperte. Puoi sentirle cadere a un tratto come per un inverno improvviso. Nello stesso istante perdi anche la coda e le ali che avevi. Da qualche parte del corpo lo senti. Non sanguini, è una privazione a cui ti hanno abituato. Non resta che cercare il tuo abito. Scivolare come un raggio, fino al calare della luce.

 

Libretto di transito (Amos, 2018)

© Foto di Vito Panico

Patrizia Valduga

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgmominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

 

Medicamenta e altri medicamenta (Einaudi, 1989)

© Foto di Dino Ignani

Martina Campi


Le catene di pioggia si rovesciano, allagano
e le strade di campagna si confondono coi fossi incolti
e le auto coi finestrini serrati azzurri si bloccano
e la città, vista da qui, sembra un miraggio.

Gli anni luce impiegati dal tempo non hanno tenuto conto
dei fili, dei legami, di un giubbetto inzuppato,
dei lacci delle scarpe, della suola, della gomma,
la scelta di non conservarsi al ricordo;

queste stagioni, di taglio impreciso, non hanno tenuto conto
di una bicicletta nera col cestino del pane, un soffitto bianco
sfondato da piedi bambini in fuga.
Di una voce che ha smesso di farsi sentire, da questa parte del mondo.

La città, vista da qui, sembra un miraggio
E gli alberi raccolgono pioggia tra le foglie
E noi ci facciamo acqua, sgocciolanti dai vestiti e dal volto
E portiamo in salvo le nostre borse, dalle correnti.

(Tutto intorno a noi)

 

Cotone (buonesiepi libri, 2014)

John Taylor


having left behind
so much
except your first, your final
weakness
persistent
like a forgotten heart

your only force left

—language, uncertain
fragments of faded homeland

(a homeland of sounds, of voiceless words)

strands of stories
shreds of feelings from the greater cloth

you still imagine
with those voiceless words

that do not fade into silence

that beat like a heart

that sew and tear
andresew

the torn garment
that is your life

 

*

 

avendo lasciato indietro
così tanto
tranne la tua prima e ultima
debolezza
persistente
come un cuore dimenticato

come tua sola forza residua

una lingua incerta
frammenti di patria sbiadita

(una patria di suoni, di parole afone)

trefoli di storie
brandelli di sentimenti da un tessuto più grande

tu ancora immagini
con quelle parole afone

che non si smorzano nel silenzio

quel battito come un cuore

che cuce e strappa
e ricuce

il vestito strappato
che è la tua vita

 


L’oscuro splendore
(Mimesis / Hebenon, 2018), trad. it. Marco Morello

Sergej Gandlevskij


чтобы липа к платформе вплотную
обязательно чтобы сирень
от которой неделю-другую
ежегодно мозги набекрень
и вселенная всенепременно
по дороге с попойки домой
раскрывается тайной мгновенной
над садовой иной головой
хорошо бы для полного счастья
запах масляной краски и пусть
прошумит городское ненастье
и т. д. и т. п. наизусть

грусть какая-то хочется чтобы
смеха ради средь белого дня
дура-молодость встала из гроба
и на свете застала меня
и со мною еще поиграла
в ту игру что не стоила свеч
и китайская цацка бренчала
бесполезная в сущности вещь

 

*

 

che il tiglio rasenti la piattaforma
assolutamente che ci sia il lillà
il quale per un paio di settimane
ogni anno manda in tilt il cervello
e a colpo sicuro si svela l’universo
come un momento segreto
a una qualunque testa vuota
di ritorno dai bagordi
meglio sarebbe per una felicità piena
l’odore dei colori a olio e perfino
che infuri il brutto tempo cittadino
eccetera a memoria e via dicendo

una tristezza – una voglia di vedere
in pieno giorno solo per ridere
la scema-giovinezza alzarsi dalla bara
sorprendermi sulla terra
e continuare a giocare con me
a quel gioco che non vale la candela
e il ninnolo cinese tintinnare
inutile in essenza

 

2003

 

Festa e altre poesie (Passigli, 2017), trad. it. Elisa Baglioni

© Foto di Kristina Kolesnikova