André Frenaud


Paesaggio

Grande corpo disteso incerto,
ti vedo così da lontano
oltre i corvi e la cenere.

La grande pianura oblunga
e i pascoli profondi
le altezze delle tue anche
ove stilla un gentile ruscellare dell’acqua
montagna amata dalle api e dal vento
dal mio morto respiro, ricomposto attorno a te
per penetrare attraverso la bocca spalancata.

La vita di quaggiù non è la nostra,
distratto, ognuno, da antiche devastazioni,
ma quella della grave statua crespata che guardo,
sperduta in un movimento sabbioso.
La luce costeggia i burroni, si immerge
ed ecco che la nostra ombra si illumina senza menzogna,
aurora in cui tu ed io saremo per sempre confusi.

 

Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), trad. it. V. Accame

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