Riccardo Corsi

riccardo corsi IP

Storia del pesce che viene dalla luna

«I cieli sono le viscere di un dio. I gabbiani seguono il cammino delle sue vene. Il mare è il suo sangue. Ed io, povero mercante di specchi, ombra di me stesso, di fronte a questa sangre, fermo come un passero davanti a un abisso (ma per gli uccelli non esistono abissi, poiché essi volano sopra il vuoto), briciola sul becco del nulla, esulto come un relitto, un bastone, un ramo approdato a questa spiaggia di sassi per riposare un poco.
Spaventosa gioia di questo riposo, fuori dagli affari, dagli specchi, dal ruggito del leone che ho imprigionato.
Sono una goccia d’acqua, seduta in una delle innumerevoli pieghe di questo dio immenso. Ascolto il battito del suo cuore e del mio all’unisono. Respiro con lui, in lui. Viscere dentro le viscere.
E le nuvole, figlie dei cieli, riecheggiano in me come parole. Bianche parole seminate dal vento. Canto di questi cieli corporali, immobili, effimeri, infiniti ed eterni, come le onde di questo mare che leccano i miei piedi, creature gioiose, che ridono e giocano sempre. Fiammelle inquiete di questo Fuoco primordiale, di questo Dio ancestrale che cammina sulla linea dell’orizzonte, e viene da oltre il mare e i cieli, come il gigante di Goya, e che si china solo per accarezzare sulla schiena un piccolo pesce argentato che viene dalla luna e ancora non conosce il mare della terra».

 

Il libro del vento (Portatori d’acqua, 2016)

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