Piera Oppezzo

Piera-Oppezzo
Amo il corpo

Amo il corpo
Che ancora dorme voltato su un fianco
Quando mi sveglio al mattino.

Quello che resta con me solo un’ora
Mi tormenta più a lungo.
Ma non ne parliamo più.

L’amore si è decomposto nei lacrimatoi
Mentre voleva un dolore violento.
Il muschio si è spuntato sul ricordo.

Troppe volte, inutilmente,
Lo sguardo
Si è purificato durante la notte
La vena sulla tempia
Ha rinnovato il suo sangue.

 

Una lucida disperazione (Interlinea, 2016)

Emiliano Rolle

rolle
Indietro

Se ti lasciassi sola, indietro,
e non avessi che da andarmene
lassù, dove il ghiacciaio
è in bilico fra cielo e terra,
dove un oceano di detriti
frana lungo gli scivoli
delle pareti accumulandosi
nella morena, dove il vento
freddo scarnifica femori e costole
della montagna o ingorga
le sue asfittiche vie di salita,
dove il ritmo del fiato
è il ticchettare dei ramponi
o l’appoggio della piccozza
prima del baratro da cui precipita,
dove la corda allude a un al di là
delle passioni quasi estraniandosene
come si estranea in cenge o in nubi,
così se ti lasciassi sola, indietro,
e sapessi che non ne hai più la forza,
che anche volendo non potresti
farcela, io tornerei da te
subito.

 

© Inedito di Emiliano Rolle

Vera Pavlova

vera-pavlova

Leggere il mio nome sulla busta
e ricordare chi sono
leggere il mio indirizzo sulla busta
e ricordare dove sono
leggere nome e indirizzo del mittente
e ricordare che c’è qualcun altro
strappare la busta e leggere la lettera
-Pavlova, fermo posta.
-No. Non c’è nulla.

 

La nuova poesia russa (Crocetti, 2003), a cura di P. Galvagni