Ivonne Mussoni

mussoni
Mi è sembrato di vederti
quella volta che il vento ha alzato
come una risata le tende della casa,
pareva la tua mano a fare luce
ma tu torni sempre e non rimani,
non sai nasconderti e giocare
dire che no, non sei mai uscito dalla porta.

Non è tuo il respiro della gente
ch’è felice, quel rumore di stoviglie
di vino nei bicchieri.
Il tuo è una ciurma che ride in mare aperto,
da quel punto il vento fa dolore,
fa dolore il cielo come una colpa che spaventa
a dire che questo, anche questo essere soli
è sostanza universale.
E non è tua la fame, l’abbandono
non sono tuoi i diluvi,
gli sbagli, le cadute della terra
ma sei ad ogni precipizio,
spalancato all’abisso delle facce stanche.

Se non puoi stringerle
aprile bene queste mani
che diventino nido, approdo, radici.

 

© Inedito di Ivonne Mussoni

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