Rainer Maria Rilke

rilke

Silenzioso amico di molte lontananze, senti,
come il tuo respiro ancor lo spazio accresce.
Nella tramatura d’oscuri ceppi di campana
abbandonati e risuona. Ciò che ti consuma,

diventa forza per questo nutrimento.
Nella metamorfosi entra ed esci.
Qual è in te l’esperienza più dolente?
Se ti è amaro il bere, diventa vino.

Sii in questa notte della dismisura
magica forza all’incrocio dei tuoi sensi,
senso del loro incontro strano.

E se terrestrità ti ha dimenticato,
dì alla terra immota: io scorro.
Alla rapida acqua parla: io sono.

 

I sonetti a Orfeo (Feltrinelli, 2008), trad. it. F. Rella

2 pensieri su “Rainer Maria Rilke

  1. XXIXb Sonetto

    Tacito amico delle distanze lontane,
    senti lo spazio che il tuo alito amplifica.
    Nelle travi di oscuri ceppi di campane
    làsciati risuonare. In te si fortifica

    con quel nutrimento ciò che ti logora.
    Entra ed esci dal trasmutare.
    Qual è la tua esperienza più amara?
    Diventa vino, se ti è amaro il bere.

    Sii in codesta notte di eccesso
    forza magica dei sensi al crocevia,
    del loro incontro inusitato il senso.

    E se ti scordò l’elemento terreno,
    alla terra immota dirai: io scorro via.
    E all’acqua rapida dirai: io sono.

    (Traduzione di Nino Muzzi)

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