Ronny Someck

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Signor Auschwitz

È difficile sgelare dal ricordo il blocco azzurro di ghiaccio
rappreso nei suoi occhi, le cifre tatuate sul suo braccio
e la cinghia con cui frustava la donna ch’era stata lì con lui
e che adesso tace in terrazza.
“Peccato” la sua voce diceva tagliente “che Hitler non abbia fatto straordinari”,
e nei vasi i cactus si aguzzavano come fili spinati
del campo da cui era scappato.
Il rivolo schiumoso dal pozzo avvelenato della bocca lui se lo nettava
nella bandiera della Festa d’Indipendenza, che restava sempre appesa da un anno all’altro.
“Signor Auschwitz” noi gridammo quando vennero a portarlo al manicomio,
e lui potè ancora infilarsi una mano nella tasca, scartare
le caramelle dal cellofan e gettarle verso di noi.

 

Poeti israeliani (Einaudi, 2007), A. Rathaus

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