Arben Dedja

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Elegia crudele per mio padre

Ho lavato mio padre morto
una mattina di marzo con i geloni
d’inverno ancora ai piedi
e proprio ai piedi iniziai
– acqua e sapone – finché ebbe
odore di detersivo poi tra le cosce
ho sfiorato appena i testicoli in quella
occasione per la prima volta svelati
lo vestii con camicia e abito
il migliore tenendogli dritta
la testa che non cadesse sul petto
lo sdraiai senza-orologio-e-senza-anello
gli pettinai i capelli bianchi lo rasai
a secco ansimai con le scarpe
nuove tre-manici-di-cucchiai-spezzati e
alla fine gli misi una cravatta dopo
aver fatto prima il nodo sul mio
collo.

 

La manutenzione delle maschere (Kolibris, 2010), a cura di M. Lecomte

0 commenti su “Arben Dedja

  1. molto patos e gran rispetto in questa poesia,è il cuore di un figlio coraggioso a regalare gli ultimi attimi d’amore a un Padre meritevole delle sue attenzioni,penso che sia stato anche un grande onore poterlo fare,sicuramente lui da morto ha guidato le tue mani,complimenti per i grandi valori che ormai si sono persi.

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