Raymond Carver

 

Madre

Mia madre mi telefona per augurarmi Buon Natale.
E informarmi che se continua a nevicare in questo modo
ha intenzione di ammazzarsi. Le vorrei dire
che stamattina non mi sento in vena, che per favore
mi faccia respirare. Mi sa che mi toccherà ancora
prendere in prestito un analista. Quello che mi chiede sempre
la cosa più feconda: “Ma dentro cosa sente veramente?”.
Invece le dico che uno dei nostri lucernari
perde. Mentre le parlo, la neve si sta sciogliendo
sul divano. Le dico che faccio una colazione ricca di fibre
e perciò non deve più preoccuparsi tanto
che mi venga il cancro e i suoi soldi finiscano.
Lei mi sta ad ascoltare. Poi mi informa
che vuole andarsene da questo posto maledetto. In un modo o nell’altro.
Che l’unica volta che vuole rivederlo è dalla bara. E la cosa vale
anche per me. D’un tratto le domando se si ricorda quando papà,
ubriaco fradicio, decise di mozzare la coda al cucciolo di labrador.
Continuo per un pezzo a parlare dei vecchi tempi.
Lei ascolta, aspetta che venga il suo turno.
La neve non smette. Nevica e continua a nevicare
mentre me ne sto aggrappato al telefono. Alberi e tetti
ne sono tutti ricoperti. Come faccio a parlarne?
Come faccio a spiegare quello che sento?

 

Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie (Minimum fax, 2013), trad. it. R. Duranti e F. Durante

0 commenti su “Raymond Carver

  1. Davvero una poesia moderna, insomma scritta veloce, nuda e cruda, vita vissuta, messa lì spiattellata con tutto quel sentimento che è talmente TANTO, che non lo sa dire…. così, come piace a me 🙂

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