Gabriele D’Annunzio

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I Pastori

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

 

Alcyone (Garzanti, 2006)

13 commenti su “Gabriele D’Annunzio

  1. Non so come faccia a non piacere D’Annunzio. Probabilmente, come molti altri esempi (vedi Leopardi) l’attenzione su di lui cade più sul personaggio che sul poeta. Perché come poeta lo trovo uno dei migliori (come anche Leopardi), è elegante nello stile e nel contempo profondo nei contenuti e ha una musicalità pazzesca. Naturalmente i gusti sono gusti, e nella mia personale classifica dei poeti italiani dell’8-900 non riesco a metterlo – né più in alto né più in basso di Pirandello – al primo posto.

    P.S. Grazie per la visita 😉

  2. Ti ringrazio per l’apprezzamento dell’articolo Tacchi d’Ogliastra, sentiero delle Aquile e nuraghe Serbissi… I Poeti sono per me l’espressione di uno sguardo capace di vangare, scavare e dissodare il reale per restituirci infinite possibilità di riflessione… A presto

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