Pablo Neruda

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L’uccello corollario
Minus Cothapa

Per tanto vedere e non vedere
l’uccello corollario
seppi che sì che sapeva,
seppi che non che non vola,
seppi che stava sul suo ramo
fermo nella sua paraombra
spiando i cicloni
che cadono sull’Amazzonia:
il suo canto di tonfo in tonfo
si diffonde e si divide
tra l’Orinoco nero
e il nostro Acario abbondante.

Cade il canto sul ronzare
di mosche recalcitranti
grandi come melanzane,
cade sul vapore verde
che si solleva dal fiume,
sugli esploratori
che annotano nell’orologio
il nome del corollario,
le circostanze del canto.

E rimbalzando nei burroni,
gli crescono sillabe rauche
finché si spegne l’uccello
perché dorma il Brasile.

 

Arte degli uccelli (Passigli, 2004), trad. it. Giuseppe Bellini

4 commenti su “Pablo Neruda

  1. Non credo di essere abbastanza colto per capirla,
    penso sempre di essermi perso dei pezzi,
    ma adoro la poesia.

    Posso richiedere qualcosa di Baudelaire, Keats, Prevert? 🙂

    noteor

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