Giovanni Ibello


La mia estasi rimane
lettera morta sul greto.
Brindo al disamore
al cuore profanato nell’acquaio
agli insetti fulminati nell’insegna.
Ci lega la parola feroce,
una giostra di penombre.
L’incanto di una teleferica,
l’esatto perimetro di un grido.
Tu che muori
in quell’assillo di aranceti
che ritorna.
Era l’affanno antico,
l’anemone del giorno
divelto sopra i silos.

 

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 1 (Interno Poesia Editore, 2019)

Foto di Dino Ignani

Charles Simic

Il mio ineludibile entourage

Non siamo mai stati presentati formalmente.
Non avevo idea di quanti fossero.
Era come un discreto entourage
di angeli e demoni nostrani
che avessi incontrato prima
e poi in gran parte dimenticato.

Nei momenti di pericolo si facevano vedere poco.
Dove sparivano tutti?
Una notte lo domandai a un criminale
che mi puntava un coltello alla gola,
ma anche lui era spaventato,
e mi lasciò andare senza una parola.

Sconcertante, agghiacciante
dover pensare alla propria solitudine,
come aprire un libro per bambini –
non avendo niente di meglio da fare –, leggere delle stelle,
che possono permettersi di impiegare secoli
per giungere fino a noi su un barbaglio di luce.

 

Club Midnight (Adelphi, 2008), trad. it. Nicola Gardini

Oscar Vladislas de Lubicz Milosz


Tutto sarà esattamente come in questa vita. La stessa stanza.
– Sì, bambino mio, la stessa. All’alba, l’uccello dei tempi tra il fogliame
Pallido come una morta: le serve allora si alzano
E si sente il rumore diaccio e cavo dei secchi

Alla fontana. Oh terribile, terribile giovinezza! Cuore vuoto!
Tutto sarà esattamente come in questa vita. Ci saranno
Le voci povere, le voci d’inverno dei vecchi faubourg,
Il vetraio col suo canto alternato,

La nonna decrepita che da sotto la cuffia sudicia
Urla nomi di pesci, l’uomo dal grembiule azzurro
Che sputa nella mano consumata dalle stanghe
E grida chissà cosa, come fosse l’Angelo del giudizio.

Tutto sarà esattamente come in questa vita. Lo stesso tavolo,
La Bibbia, Goethe, l’inchiostro e il suo profumo di tempo,
Il foglio di carta, bianca donna che legge nel pensiero,
La penna, il ritratto. Figlio mio, figlio mio!

Tutto sarà esattamente come in questa vita! – Lo stesso giardino,
Profondo, profondo, fitto, oscuro. E verso mezzogiorno
Felici di essere lì si riuniranno
Persone che non si sono mai conosciute e che non sanno

Le une delle altre se non questo: che ci si dovrà vestire
A festa e avviarsi nella notte
Degli scomparsi, da soli, senza amore e senza lume.
Tutto sarà esattamente come in questa vita. Lo stesso viale:

E (in un pomeriggio d’autunno), dove il viale curva,
Là dove il bel sentiero scende paurosamente, come la donna
Che coglierà i fiori della convalescenza – ascolta figlio mio –
Ci rincontreremo come un tempo qui;

E tu, hai dimenticato il colore del tuo abito di allora;
Io, invece, ho conosciuto solo pochi istanti di felicità.
Sarai vestito di viola pallido, incantevole dolore!
E i fiori sul tuo cappello saranno piccoli e tristi

E io non ne conoscerò il nome: perché nella vita ho conosciuto
Solo il nome di un fiore piccolo e triste, il nontiscordardimé,
Vecchio dormiglione delle forre nel paese di Nascondino, fiore
Orfano. Sì, sì, cuore profondo! come in questa vita.

E il sentiero oscuro sarà là, umido
Di un’eco di cascate. E io ti parlerò
Della città sull’acqua e del Rabbi di Bacharach
E delle Notti di Firenze. Ci sarà anche

Il muro basso e fatiscente dove sonnecchiava l’odore
Delle vecchie, vecchie piogge, e un’erba putre,
Grassa e fredda che scuoterà i suoi fiori cavi
In un ruscello muto.

 

Sinfonia di novembre e altre poesie (Adelphi, 2008) a cura di M. Rizzante

Alfonso Berardinelli


Esperienze

Nessuno può raccogliere esperienze
che non sono state compiute.
Nessuno può compiere esperienze
senza raccoglierle.

Non bisogna compiere esperienze
per poterle raccogliere.
Non bisogna raccogliere esperienze
se non se ne vogliono compiere.
Sarebbe inutile raccoglierle.

Le esperienze raccolte
non sono esperienze compiute.
Le esperienze compiute
non possono essere raccolte.

Si può raccogliere ciò che è incompiuto.
Ciò che è compiuto non esiste più.

 

Lezione all’aperto e altre poesie (1968-1992), Elliot, 2018

Foto di Dino Ignani

Intervista al libraio: Antonio Migliore

Antonio Migliore è nato a Modica. Dopo aver studiato e vissuto a Siena e a Roma, da qualche anno vive a Milano. Lavora da Verso.

 

1. Cosa vuol dire per te svolgere il mestiere di libraio?

Fare il libraio vuol dire selezionare, sistemare, consigliare e comunicare nel miglior modo possibile (anche attraverso diversi mezzi) bei libri e belle storie.

 

2. Che cosa ti rende felice del tuo mestiere e cosa no?

Non mi annoio mai e qualche volta mi piacerebbe annoiarmi un po’ di più. Non stare fermo un attimo, questo mi diverte, non sopporto chi entra in libreria e non saluta.

 

3. Passiamo ora alla poesia. Intanto: sei un lettore di poesia?

Qualche volta leggo o rileggo anche libri di poesia. Szymborska, Giacomo Leopardi. Tra le ultime scoperte Velimir Chlebnikov, poeta russo e la raccolta 47 poesie facili e una difficile. Mi piacciono molto anche quelle opere meno canoniche, come la raccolta Bonus, del poeta e scrittore islandese Andri Snær Magnason, ambientata in una catena di supermercati.

 

4. Quanti titoli di poesia ospita tra gli scaffali la tua libreria?

Una cinquantina di titoli.

 

5. Ospitate presentazioni dedicate alla poesia?

Sì, almeno due, tre al mese, tutte molto partecipate.

 

6. E come vanno le presentazioni, le vendite, in generale quanto seguito ha la poesia nella libreria Verso?

Le presentazioni di raccolte poetiche, così come i reading, vanno sempre molto bene. Il pubblico è sempre molto coinvolto. Si vendono più i libri e le opere dei poeti classici (Baudelaire, Merini, Dickinson), si fatica un po’ di più con le nuove voci, ma attraverso eventi e presentazioni riusciamo a proporre anche raccolte e opere di poeti e poetesse giovani, o comunque non molto conosciuti.

 

7. Scuola, librai, media, editori, poeti: di chi è la responsabilità se la poesia si legge così poco?

A me sembra, da libraio e da quel che vedo e sento tutti i giorni in libreria, che c’è molto interesse per la poesia. Almeno un paio di persone al giorno domandano dove si trova lo scaffale coi libri di poesia. E una su due va via con un libro. Non mi piace affibbiare responsabilità, ma mi piace guardare alle cose positive: ho l’impressione che si legga in generale un po’ di più, anche poesia, grazie anche ai social media. Ci sono molti esempi interessanti, tra tutti Rupi Kaur che da Instagram è arrivata nelle librerie e i suoi libri sono dei bestseller. Non credo sia stato un caso.

 

8. Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

I poeti, e chi si occupa di poesia, dovrebbero andare nelle scuole a fare laboratori di poesia.

 

9. Gli Instapoets avvicinano nuovi lettori agli scaffali di poesia?

Certo, come ho spiegato prima, per il caso di Rupi Kaur.

 

10. Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

E il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

Intervista a cura di Andrea Cati

Demetrio Marra


DAZN

Ieri nel sogno con Pepè in Skype call,
come se nell’inferno ci fosse un corso per down
di aggiornamento informatico, ecdl. Mi ha detto
strascicando la mascella che va
tutto bene, che aspetterà che Dio
gliela mandi buona. E io: guarda tu,
come sei sciupato, sei tutt’ossa: ha riso
come vivo lo sfottevamo papà e io
e tra i vetri delle bottiglie col tappo a macchinetta
gli si distorceva il muso.

 

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 1 (Interno Poesia Editore, 2019)

Gabriela Mistral


Ci sono baci

Ci sono baci che emettono da soli
la sentenza di una condanna d’amore,
ci sono baci che si danno con uno sguardo
ci sono baci che si danno con la memoria.

Ci sono baci nobili,
baci enigmatici, sinceri,
ci sono baci che si danno solo con l’anima
ci sono baci proibiti e ci sono baci veri.

Ci sono baci che bruciano e che feriscono,
ci sono baci che turbano i sensi,
ci sono baci misteriosi che hanno lasciato
i miei sogni confusi ed errabondi.

Ci sono baci problematici che nascondono
una chiave che nessuno ha mai decifrato,
ci sono baci che generano la tragedia –
quante rose in boccio ha sfogliato.

Ci sono baci profumati, baci tiepidi
che palpitano in un intimo anelito,
ci sono baci che lasciano sulle labbra impronte
come un raggio di sole in un campo gelato.

Ci sono baci che sembrano gigli
sublimi, ingenui, puri,
ci sono baci traditori e codardi,
ci sono baci maledetti e spergiuri.

Giuda baciò Gesù e lasciò impresso
sul viso di Dio il segno della sua viltà,
mentre la Maddalena con i suoi baci
fortificò pietosa la sua agonia.

Da allora nei baci palpitano
l’amore, il tradimento e il dolore,
le coppie umane assomigliano
alla brezza che gioca coi fiori.

Ci sono baci che provocano deliri
di amorosa, folle passione,
tu li conosci bene: sono i miei baci
inventati da me per la tua bocca.

Baci di fiamma che portano impressi nel viso
i solchi di un amore proibito,
baci tempestosi, baci selvaggi,
che solo le nostre bocche hanno provato.

Ti ricordi del primo? Indefinibile,
ti lasciò il viso coperto da rosee impronte,
e nello spasimo di quell’emozione terribile,
gli occhi si riempirono di lacrime.

Ti ricordi di quella sera, quando in un momento di follia
ti vidi geloso immaginando chissà quale oltraggio?
Ti presi tra le mie braccia, vibrò un bacio
e che cosa vedesti dopo? Sangue tra le mie labbra.

Io ti insegnai a baciare: i baci freddi
sono di un impassibile cuore di pietra.
Io ti insegnai a baciare con i miei baci
inventati da me per la tua bocca.

 

Che cos’è mai un bacio (Interlinea, 2019)

Ezra Pound


Invano ho lottato
Per convincere il mio cuore a piegarsi;
Invano gli ho detto:
«Ci sono poeti più grandi di te».

La sua risposta, come vento e suono di liuto
Come vago lamento nella notte
Che non mi dà riposo, dice sempre:
«Un canto, un canto».

I loro echi ondulano uno nell’altro nel tramonto
Cercando sempre un canto.
Ah, io sono consumato dal lavoro
E il vagare per infinite strade ha cerchiato di viola,

Ha riempito di polvere i miei occhi.
Su di me c’è ancora un tremore nel tramonto,
E piccoli elfi rossi di parole gridano: «Un canto»,
Piccoli grigi elfi di parole gridano per un canto,
Piccole foglie gialle di parole gridano: «Un canto»,
Piccole foglie verdi di parole gridano per un canto.
Le parole sono foglie, vecchie foglie gialle già di primavera,
Portate qua e là dal vento vanno cercando un canto.

 

A lume spento (All’insegna del pesce d’oro, 1958), a cura di Vanni Scheiwiller

Ai Ch-Ing

Stagno di inverno

Lo stagno di inverno
è solitario come il cuore di un vecchio,
cuore che troppo ha provato l’asprezza del mondo.
Lo stagno di inverno
è asciutto come gli occhi di un vecchio,
occhi che la sofferenza ha privato di lampo.
Lo stagno di inverno
è spoglio come la testa di un vecchio,
capelli impolverati di bianco come erbe cosparse di brina.
Lo stagno di inverno
è oscuro come un vecchio triste,
vecchio paralizzato sotto la buia cappa del cielo.

 

Poesia cinese moderna (Editori Riuniti, 1962)

Fabrizio Bajec


Tutto bene

Il mondo è peggiore di quel che credevo a diciotto anni
quando per disgusto ci tenevo a finirla presto
malgrado ciò vivo ancora – non in una riserva
o lontano dalle ostilità sulla cima del Tibet
ma qui dove uno spesso è punito se è povero
Resta l’amore senza il quale siamo poca cosa
Una notte è precipitato in fondo a una bottiglia
che rotolava sul lastrico di una città di dolore
Un angelo del Sud lo ritrovò e mi spiegò:
“Come te avevo esaurito il mio amore in una notte
da quel tempo mi è impossibile sostenere la vista
di una creatura confusa e nutrita di conflitti”
Tanto che la protesse con le sue ali semi-aperte
fino al mio arrivo quando scorsi l’amore perduto
e fui subito ingannato dalla gioia e la collera
ugualmente presenti nel mio spirito in combutta
lieto di aver ritrovato questo amore per miracolo
sebbene di orribile aspetto allora e umiliato

Il mondo è peggiore di quel che credevo a diciotto anni
e l’amore un curioso miscuglio di addomesticamento
e ferocia che oggi benedico lo stesso

 

La collaborazione (Marcos y Marcos, 2018)