Vivian Lamarque


Cucchiaini

A tavola
per non parlare da sola
ha parlato con le sue posate
per tutta l’infanzia
per tutta l’adolescenza
con la signora forchetta
e suo marito il coltello
per tutti i pranzi
e tutte le cene
poi è diventata grande
non ha più parlato inossidabile
quasi più è tornata nel cassetto
dei feroci bambini cucchiaini.

 

Una quiete polvere (Mondadori, 1996)

Foto di Dino Ignani

Teresa Murgida


Battiti e radici

A volte di notte
sento il tuo cuore respirare
sotto gli strati di pelle.
Potrei toccarlo con le dita.
Vedo la fragilità del corpo
annuso la potenza dei battiti.
Le tue palpebre abbassate
sono sentinelle stanche
io candela del tuo sonno.
Crescono radici tra le costole
germinano i semi nelle vene.
Aspetto i rumori del risveglio
il vento sulle tende:
folate di luce negli occhi.

 Il filo quotidiano (Compact, 2019)

Juan Rodolfo Wilcock


Consiglio

Ripudiamo la facilità
come si allontana un serpente;
la facilità dissolvente quasi-verità.

Del pensiero troppo ordinato
scoraggiamo la seduzione;
negli eccessi dell’argomentazione
non sperperiamo il nostro legato.

Cerchiamo soltanto di stessere
dal tessuto di ogni ora
ciò che ci nutre, ciò che c’incuora,
l’universalità dell’essere.

 

da Poesie (Adelphi, 1980)

Walter Benjamin

Quale misura dare a questa solitudine?
se il dolore mi impartisse ancora i vecchi colpi
quella nudità essi l’un con l’altro coprirebbero
la sua vesta era il ritmo innominato

ma ora io soffro il tempo inerme
con un moto in cui nulla lascio scorrere
la mia intera marea si perde nella sua misura
più non piange il cuore pur se la bocca grida

quando ci sarà del mio dolore un anno nuovo
e quando sarò vicino ancora alla tristezza
per la quale languisco nei giorni resi sordi

ah quando arderà nel suo colore nero
al capo d’anno come la vidi un tempo
la vasta cicatrice dell’agosto in fiamme?

 

da Sonetti e poesie sparse (Einaudi, 2010)

Giuseppe Conte


Quando sono lontano da te, mare, io ti vedo.
Dove un soffio nell’aria simile a un sibilo
spezza la terrena staticità delle cose.
Ti ho visto tra le cime dei pioppi tremuli
delle Montagne Rocciose
che si piegavano sotto un vento sciamano
con un cupo, continuo fischiare lontano.
Ti ho visto nella distesa del deserto
tinto di viola, sfumante, eclettico
del New Mexico
ondoso sotto l’orizzonte come te.
E nei laghi senza sponde, asciutti, salati,
miraggi rosati che appaiono e scompaiono
tra Kerman e Shiraz, in Iran.

 

Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori, 2019)

Hilary Tiscione


Barbarie

Incrociano le piastrelle
e fondono i punti
la pelle chiara cattura il caso
e le suole deboli finite vicino il ciglio calvo del muro
hanno le corde ferme gli arnesi quieti
si chiude tutto intorno il telaio e la fortezza
mancanza d’ombra
difetto del chiaro
secreto il vizio d’umore
pregano gli indici
vibra il velo di voce di una maniglia che apre
crolla un filo d’aria
rinvia la luce un pezzo di vetro
si compiono i minuti di un’ora
barbarie

 

Inedito

Jaroslav Seifert

Conversazione con la morte

Tu, che vali più che l’oro vale,
tu, che tutto hai che non torna,
ogni peso del mondo, tu stessa senza peso,
tu, che con crudeltà comandi di portare
a ogni vivo dolore, tu stessa senza dolore,
tu, che giungi sicura della preda,
tu, a cui nessuno mai è pronto,
tu, morte, sempiterna ballerina del vivere,
tu, da cui salvezza non può trovare
l’acciaio, la statua e il tempio,
tu, dei morti la guida nell’ignoto,
tu, senza mutazioni l’unica al mondo,
ecco: questo è il corpo morto sull’affusto,
prendilo, la cosa più bella offre
a te questo popolo che piange
in questo morto più di quanto forse poteva offrirti,
tu, che tutto hai che non torna,
prendilo dentro il grembo profondo
dove nel buio mai l’alba trapela,
che il morto giusto ora trovi riposo.

Sulla tua tomba sta un popolo vivo.

 

Vestita di luce. Poesie 1925-1967 (Einaudi, 1986)

Kenneth Rexroth


A Dialogue of Watching

Let me celebrate you. I
Have never known anyone
More beautiful than you. I
Walking beside you, watching
You move beside me, watching
That still grace of hand and thigh,
Watching your face change with words
You do not say, watching your
Solemn eyes as they turn to me,
Or turn inward, full of knowing,
Slow or quick, watching your full
Lips part and smile or turn grave,
Watching your narrow waist, your
Proud buttocks in their grace, like
A sailing swan, an animal,
Free, your own, and never
To be subjugated, but
Abandoned, as I am to you,
Overhearing your perfect
Speech of motion, of love and
Trust and security as
You feed or play with our children.
I have never known any
One more beautiful than you.

Sacramental Acts Love Poems (Copper Canyon Press)

 

*

 

Un dialogo di sguardi

Lasciati celebrare. Io non
ho conosciuto mai nessuna
più bella di te. Io cammino
al tuo fianco, ti guardo
muoverti al mio fianco, guardo
la quieta grazia della mano
e della coscia, guardo il tuo viso
cambiare espressione per parole
che non dici, guardo i tuoi occhi
severi rivolti a me o a te stessa,
lesti o lenti, pieni di sapienza,
guardo le tue labbra tumide
aprirsi sorridere o farsi serie,
guardo la tua vita sottile,
le natiche superbe nella loro
grazia, cigno che scivola sull’acqua,
un animale libero, come te,
che non si può sottomettere,
ma solo abbandonare, come io
a te, quando ascolto per caso
l’armonioso discorso d’impulso
e d’amore, fiducia e sicurezza
che pronunci mentre giochi
con le nostre bambine o le fai
mangiare. Io non ho conosciuto
mai una più bella di te.

 

Trad. di Francesco Dalessandro

Paolo Ruffilli


E, poi, in procinto di partire:
il vuoto di ragioni, i futili motivi
di ogni viaggio. Il dubbio e…
il desiderio di restare a casa,
una paura di chissà quali sviluppi,
di non essere capace di ritornare.
Il sogno tante volte già sognato
e un programma che appare il più perfetto:
seguitare a dormire in fondo al letto.

 

Le cose del mondo (Mondadori, 2020)