Remo Pagnanelli


Vorrei fare una lunga vacanza nella terra.
Mie notizie porterebbe il vetro del mare o qualche animale
dal mugugno impigliato nel trabocchetto del buio.
A chi volesse trasmigrerei nelle stagioni intermedie
il fresco dal mio sottocutaneo (la terra
si raffredda più presto del mare), risolto
nel minerale, spesso in simbiosi col vegetale,
assoggettato in altra specie dall’acqua che disperde,
in più sciolto da ogni esperimento di corporeità.

 

Le poesie (Il lavoro editoriale, 2000)

Francesca Del Moro


Sovraliminale

Finirà presto la stagione dei naufragi
com’è finita da tempo
quella degli attentatori islamici.

Le parate per i gay
fanno sempre arcobaleno
ma al giorno d’oggi il colore
che ci preme più di tutti è il nero.

Salvo saldi d’ideologia,
s’indossano solo pensieri
all’ultimo grido, sfilando.
Lei la chiama glossolalia.

Nell’aria deliziosamente danza
un avvelenamento lento
senza bagliore di esplosioni,
senza rilascio di gas venefici.

Günther Anders ha detto
che quando i morti sono troppi
la coscienza è incapace di rimorderti.

Così con la coscienza a posto
la sera mettiamo la testa a riposo,
le mani negate ai questuanti
gettano materiali plastici.

 

Inedito

Billy Collins

Aubade

Se vivessi nella casa di fronte a me
e fossi seduto al buio
sul bordo del letto
alle cinque del mattino,

mi potrei chiedere che cosa ci fa
la luce accesa nel mio studio a quest’ora,
eppure eccomi alla mia scrivania
nel mio studio a chiedermi la stessa identica cosa.

So che non dovevo alzarmi così presto
per aprire con un coltellino
i pacchi di giornali all’edicola
come potrebbe pensare l’uomo della casa di fronte.

È ovvio che non sono un agricoltore o un lattaio.
E non sono l’uomo della casa di fronte
che siede al buio perché sonno
è sua madre e lui uno dei suoi tanti orfani.

Forse sono sveglio solo per ascoltare
il tenue stridulo tintinnio,
del tungsteno nell’unica lampadina
che ha lo stesso suono del fruscio degli alberi.

O il mio compito è solo quello di stare seduto immobile
come il bicchiere d’acqua sul comodino
dell’uomo della casa di fronte,
immobile con la fotografia di mia moglie in cornice?

Ma ecco il primo uccello che consegna il suo canto,
ed ecco il motivo del mio essere in piedi:
per catturare la canzone di tre note di quell’uccello
e aspettare ora assieme a lui una risposta.

 

Balistica (Fazi, 2011)

Natan Zach

Per la prima volta
comincio a dubitare
di riuscire davvero a raggiungere quaggiù
ciò che dentro di me
chiamai felicità.

Non ne avevo dubitato mai.
Ma una sera vuota di desiderio

mi insinua questo dubbio nel cuore.
Dubbio che certo conobbero anche
gli scalatori di alti monti

vedendo la bianca vetta innevata
con il petto vuoto di scalata,
vuoto di monti

 

Sento cadere qualcosa (Einaudi, 2009), trad. it. A. Rathaus

Edoardo Albinati


La mia compagna vuol diventare un’altra
superando ogni limite, non mangia, non dorme
sogna che la vengano a prelevare
spezzando i ferri in un colpo
s’è inventata un nome nuovo
da peccatrice, col giuramento
fanatico di darsi la morte
se non manterrò le mie promesse.
Ho esitato un secondo prima di risponderle
per questo non mi parla più
e piange tutto il giorno:
il mare è torbido, le onde
ancora lo smuovono dal profondo.

 

Sintassi italiana (Guanda, 2002)

Biagio Marin


Quanto più moro
presenza
al mondo intermitente
e luse che se spenze, de ponente
tanto più de la vita m’inamoro.
E del sol rîe che fa fiurî l’avril
e del miel che l’ha in boca,
la prima neve che za fioca
sia pur lenta e zentil.
Melodioso l’andâ per strà
de l’anca mola nel menèo
che ondesa comò fa ‘l canèo
nel maistral disteso de l’istà.
Musica in ela
e in duta la persona
che duta quanta sona
de quela zoigia che m’insiela.
Quela musica duta la me intona
la fa de me corente d’aqua viva
che in mar se perde senza riva
e solo el perdimento la ragiona.

 

*

 

Quanto più muoio
nel mondo
presenza intermittente
e luce che si spegne, da ponente
tanto più nella vita m’innamoro.
E del suo ridere che fa fiorire l’aprile
e del miele che ha in bocca,
la prima neve già fiocca
sia pure lenta e gentile.
melodioso l’andare per istrada
nell’ondulare dell’anca molle
che ondeggia come fa il canneto
nel maestrale disteso dell’estate.
Musica in lei
e in tutta la persona
che tutta quanta suona
di quella gioia che mi inciela.
Quella musica tutta mi intona
fa di me corrente d’acqua viva
che si perde in mare senza rive
e solo il perdimento suo ragiona.

 

Poesie (Garzanti, 1991)

Fabio Michieli


non sono stato ciò che ti aspettavi:
quel figlio, quel bastone che reggesse
il tuo corpo oltre il passo dell’età –

ma non fu per mancanza mia…
la vita!
fu lei a lasciarti prima del tuo tempo –

già il tuo tempo… ripeto ora a me stesso:
il tuo tempo… come fosse possibile
stabilire ogni tempo, ogni durata

come fosse possibile ordinare
al tempo qualcosa, qualsiasi cosa

(settembre 2011)

 

Dire (L’arcolaio, 2019)

Pablo Neruda

Il fiume

Io arrivai a Firenze. Era
notte. Tremai ascoltando
quasi addormentato quel che il dolce fiume
mi narrava. Io non so
quel che dicono i quadri e i libri
(non tutti i quadri né tutti i libri,
solo alcuni),
ma so ciò che dicono
tutti i fiumi.
Hanno la mia stessa lingua.
Nelle terre selvagge
l’Orinoco mi parla
e capisco, capisco
storie che non posso ripetere.
Ci sono segreti miei
che il fiume si è portato,
e quel che mi chiese lo sto facendo
a poco a poco sulla terra.
Riconobbi nella voce dell’Arno allora,
vecchie parole che cercavano la mia bocca,
come colui che mai conobbe il miele
e sente che riconosce la sua delizia.
Così ascoltai le voci
del fiume di Firenze,
come se prima d’essere mi avessero detto
ciò che ora ascoltavo:
sogni e passi che mi univano
alla voce del fiume,
esseri in movimento,
colpi di luce nella storia,
terzine accese come lampade.
Il pane e il sangue cantavano
con la voce notturna dell’acqua.

 

L’uva e il vento – Poesie italiane (Passigli, 2004)

Milazim Krasniqi

Articolazione con frattura

Il risveglio alle ore 2 e 55 per esempio
È peggio di un attacco epilettico
Che ti può colpire dentro un bosco oscuro
Attraverso i binari complicati della mente
Decine di vagoni di visioni si succedono
Per esempio
Qualcuno conta da dieci a uno inutilmente
L’Europa di Carl von Trir affonda nell’acqua
Guanti neri stringono la gola di un bambino
Una donna sul balcone raccoglie i panni asciutti
O dio che donna sexy quando inizia a spogliarsi
Nuda fa segni con la mano
L’acqua torbida assale il ponte di legno
Un verso si contorce tra le pieghe dell’ispirazione
E si sforma come creta
Sulla porta il bussare si fa assordante per la mente
La vita intera sbatte e si frantuma come vetro
Mentre le lancette si muovono con pigrizia
Come un’articolazione con frattura in clinica

 

Poesie dal Kosovo (Besa, 1999), trad. it. D. Giancane

Donatella Bisutti


Tu che con braccia severe
mi allontanavi
e mi atterrivi con storie di fantasmi
ora t’affacci timida da sopra il muro
per timore di essere scacciata.
Nevica
e i tuoi piedi freddi in una
vaga foschia lasciano impronte.
Inconsolata mi tendi
la mano, ché la speranza è anche dei morti.
Così madre bambina percorri i viali
tu che dominavi, incerta,
finalmente un sorriso
sulla chiusa falce delle labbra.
Ma nevica e la giornata
volge alla sua fine – nemmeno questa volta
apportando il perdono
o l’oblio.

 

Inganno ottico (Società di poesia, 1985)

Foto di Dino Ignani