Federica Gallotta


Disfatta nella forma qua – aspetto
sono liquido: miscuglio decoroso, mi adatto
a ogni tua richiesta, sono ancella: alla pigrizia
di fine giornata – lavoro affanno o scocciatura tua.
Ti avvolgo: mi faccio coperta placenta e dissolvo
sto zitta. Approfitta: sono i giorni della muta
il corpo molle e delicato, malleabile scorza.

Domani tornerà la forza, le chele che attanagliano.
Sconfiggerò il leone.

Modi indefiniti (Interno Poesia Editore, 2020)


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Giusi Montali


il corpo si avvia, proietta luce opaca,
la catena tiene, discende un flusso d’aria,
una donna chiude le palpebre, dischiude
le labbra, appoggia la nuca tra il braccio e
la spalla, fiorisce un loto nell’occipite,
ruota in luce viva, il respiro è un mare,
si aprono le vertebre, si svela un monte,
la lingua disserra il bianco, lo raccoglie,
mi acceca:

la ciclotimia è l’ultima fiducia della specie

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

 

Carol Ann Duffy

Carol-Anne-Duffy-

 

La signora Van Winkle

Sprofondai come un sasso
nelle acque fonde e stagnanti della mezza età,
con acciacchi da capo a piedi.

Mi buttai sul cibo.
Rinunciai a fare moto.
Mi face bene.

E mentre lui dormiva
mi trovai dei passatempi.
Dipinsi. Visitai ogni sognato monumento:

la torre di Pisa.
Le Piramidi. Il Taj Mahal.
Feci un piccolo acquerello di ognuno.

Ma la cosa migliore,
quello che batté di gran lunga tutto il resto
fu l’addio non troppo sofferto al sesso.

Fino al giorno in cui
tornai a casa col mio pastello del Niagara
e lui seduto sul letto agitava un tubetto di Viagra.

 

La moglie del mondo (Le Lettere, 2002), a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

Lubi Prates

Dei o que tinha (fragmentos)

1.

te dou de comer
na palma da minha mão.

é ancestral
o gesto de agachar,
se reconhece:

me curvo ao chão
então, você vem,
faminto.

não distingue
entre o que é comida
e quem eu sou.

penso domar a fera,
as pontas dos meus dedos se vão.

não distingo
se é dor ou prazer
me transformar em seu alimento.

voltarei amanhã,
você sabe.

2.

sequer havia luz,
mesmo assim,
aprendi a te alimentar
primeiro.

antes de qualquer verbo
ou nome:

não havia chamado,
ainda não há.

embora sequer houvesse luz
e tendo, ainda, olhos
preservados por você,
me guiei pelo cheiro da sua boca
entreaberta.

agachado,
com minha pata de bode,
te dou de comer
antes de seguir, veloz.

3.

esse chão
criamos nós

a partir do nada que havia:
era apenas linguagem.

na palma da sua mão
dei o que eu tinha,

cuspi a palavra terra
que você moldou com sua saliva.

fez-se lama.

nomeamos assim,
essa porção ínfima
onde deitamos.

 

*

 

Ho dato ciò che avevo (frammenti)

 

1.

ti do da mangiare
sul palmo della mia mano.

è ancestrale
il gesto di accovacciarsi,
si riconosce:

mi piego a terra
tu allora vieni
affamato.

non si distingue
ciò che è cibo
da ciò che sono io.

penso di domare la bestia,
le punte delle mie dita se ne vanno.

non distinguo
se è dolore o piacere
trasformarmi nel tuo alimento.

tornerò domani,
lo sai.

2.

neppure vi era luce,
eppure,
ho imparato ad alimentarti
per primo.

prima di qualunque verbo
o nome:

non vi era un richiamo,
ancora non c’è.

malgrado non ci fosse luce
e avendo ancora gli occhi
risguardati per te,
mi sono fatta guidare dall’odore della tua bocca
socchiusa.

accovacciato,
con la mia zampa da caprone,
ti ho dato da mangiare
prima di procedere, veloce.

3.

questo pavimento
lo abbiamo creato noi

dal nulla che c’era:
era solo linguaggio.

nel palmo della tua mano
ti ho dato ciò che avevo,

ho sputato la parola terra
che hai plasmato con la tua saliva.

si è fatto il fango.

nominiamo così,
questa porzione minima
dove ci sdraiamo.

 

Traduzione di Francesca Cricelli

Lorenzo Marinucci


君思ひ
揺れずスマホが
重く成る

Kimi omoi
yurezu sumaho ga
omoku naru

Thinking of you
my messageless phone
feels a bit heavier

Mentre ti penso
questo quieto telefono
un po’ più pesante

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

 

Lino Curci


Messaggio

Sono qui, sulla terra, in una calma
sera d’estate e il disco della luna
arde vicino, immenso. Odo i miei passi
sul selciato, la mia dura presenza
che sola incrina di rumore e affanno
il perfetto silenzio, e l’eco breve
che subito si spegne. Odo il mio corpo
e mi repugna. Mai l’anima nuda
fu più pronta a seguirti, invito, a uscire
dalla misura che la stringe. Vedo
la mia sostanza a me fatta straniera,
gli uomini andare nella notte, vasto
brulichio sul pianeta ancora caldo
di spento sole, e questo mio passaggio
nella serena luce della luna,
crudele e antica. Mi fu scelto un mondo
per vivere, fra tanti: e sono qui,
nel chiaro cielo di un’estate, un uomo
che cammina sgomento, creatura
che qualcuno contempla, che ebbe un luogo
per morire e pregare appena: «guarda
colui che passa!» E solo in quest’altura
d’astri, remoto da me stesso, ostile
alla forma dì vita in cui consisto,

mi riconosco di uno stampo eterno.

 

Splendore della poesia italiana (Ceschina, 1958)

Franca Mancinelli

Foto di Dino Ignani

Aspetto che scenda la luce, resto qui, fino a che iniziano a camminare le pietre. Si schiudono come uova deposte da una madre che si è fatta di sabbia. Affiorano a un tratto le piccole zampe e la testa. Vengono a un mondo che ha già chiuso gli occhi. Mi avvicino: le stringo in una mano, le tengo sul petto. Poi le accompagno a riva, le riconsegno.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

 

Kostandinos P. Kavafis


Non ti ebbi e non ti avrò
forse mai. Qualche parola, uno sfiorarsi
come al bar l’altro ieri, niente di più.
È una pena, lo confesso. Ma noi dell’Arte
talvolta con la forza del pensiero, e certo solo
per un tempo breve, creiamo piaceri
che sembrano quasi fatti di materia.
Così al bar l’altro ieri – con l’aiuto
di una benevola ebbrezza –
ho avuto mezz’ora di assoluto erotismo.
E lo capisti mi parve,
e rimanesti apposta un po’ di più.
Era necessario. La fantasia
e la magia dell’alcol non bastavano;
avevo anche bisogno di vedere le tue labbra,
avevo bisogno di sentire il tuo corpo vicino.

Tutte le poesie (Donzelli, 2019), a cura di P. M. Minucci

Masayo Koike


Intervallo

Da lontano arriva rotolando una palla
la palla rotola, spinta da un calcio
viene verso di me ma io sono stanca
un bambino la insegue di corsa
chissà se arriverà fin qui
o forse non ce la farà
quasi vorrei che arrivasse
ma se non arriva, forse sarà meglio
a questo punto, la palla rallenta la corsa
si ferma subito prima di raggiungermi
lasciando una fredda ambigua distanza
fra me che la guardo
e il bimbo che la guardava
i tempi non combaciano
ci siamo io il bambino e la palla
breve intervallo di un confronto senza nome
nessun rammarico
l’incredibile gentilezza della palla
breve intervallo di un confronto senza nome
nessun rammarico
l’incredibile gentilezza della palla

(1997)

 

Poeti giapponesi (Einaudi, 2020), Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi Degli Albizzi

Marco Malvestio


Ovidio in autostrada prima di un temporale lascia un messaggio in segreteria

Vedi, nonostante tutto, qualche cosa
c’è ancora, dentro l’aere gonfio
di ozono che chiama il temporale,
che devo dirti, vedi, chiara, Elena,
Didone, Ermione, Fillide, Ipermestra,
quello che è, non mi ricordo – chiara
come le fronde brillanti delle viti
che il vento agita contro i cieli acciaio,
c’è ancora qualcosa che ti devo dare,
quando tutto avrebbe invece suggerito
l’esatto opposto, qui sull’asfalto lucido
che trema sotto ai fari, ed è anche più
di quanto mi aspettassi, non mi posso
lamentare, anche se non sei qui,
anche se non ci sarai più,
perché lamentarsi non serve, e mangia via
il tempo, e io al contrario ho ancora
qualcosa da dirti, vedi, nonostante tutto,
cara.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)