Robert Pinsky

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Esilio

Ogni pochi anni ti trasferisci
da una città a un’altra
come per compiere questo rituale.
Quadri da sistemare e mobili,

scatole di libri da mettere sullo scaffale –
e qui, avvolte in giornali,
segni di memoria mortale, tesoro
di una vita dissotterrata;

miele torbido, attacchi
di disperazione e passione,
notti buone e cattive,
giorni di piccole vittorie e cicatrici

dal sapore di argento e ferro.
Contatto, perdita, grida, artifici,
gesti, sospiri,
violenza disperata della sensazione

come pioggia che flagella una finestra –
poi un colpo di luce, il corpo accecato
non puoi dire se da
risarcimento o disastro,

schiarito da lacrime e tuono.
Adesso cominci. Per un istante
tutto ti assicura
che il lungo esilio è finito.

 
Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. Elisa Biagini

Natan Zach

Zach

 

Dal “Manuale del nomade”

Non scordarti di chiudere la finestra prima di uscire
non scordarti di chiudere la porta a chiave
non scordarti di baciare tua moglie sulla bocca e sull’orecchio
non scordarti di dondolare la piccola culla
senza spaventare il bambino.
Non scordarti la torcia elettrica
e portati dietro le batterie.
Tu sai quando parti
ma non quando tornerai.
Forse tornando la finestra sarà chiusa
e la porta di casa chiusa a chiave,
tua moglie non distinguerà i tuoi passi
e tuo figlio non saprà più chi sei.
Attento, o tu che parti per terre lontane,
non metterti in cammino se intendi
tornare.

 

Poeti israeliani (Einaudi, 2007), trad. it. Ariel Rathaus

Izet Sarajlić

sarajilic

 

 

 

 

 

 

 

Dal treno

Guardavo passarmi davanti le donne,
le presenti e le future,
i paesaggi
e i pali del telegrafo,
ho visto il giorno e la notte
succedersi in silenzio.
Scenderò giù a qualche stazione
pazzo di questi mutamenti di colori e linee
per comunicarti
che al cinquecentesimo chilometro dell’amore
ti amavo esattamente come al primo.

 

Chi ha fatto il turno di notte (Einaudi, 2012), trad. it. S. Ferrari

Antonio Machado

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Il viaggiatore
II

Ho percorso molte strade,
e aperto molti sentieri;
cento mari ho traversato
e attraccato in cento rive.
In tutti i posti ho visto
carovane di tristezza,
superbi e malinconici
ubriachi di nera ombra,
pedanti dietro le quinte
guardare, zitti, e pensare
che essi sanno, non bevendo
il vino delle taverne.
Brutta gente che in giro
va appestando la terra…
E in tutti i posti ho visto
gente che balla o gioca,
ma quando può, e lavora
i quattro palmi di terra.
Se arriva ad un posto
non chiede mai dove arriva.
Se va in giro, cavalca
sul dorso di vecchia mula,
e non conosce la fretta
neanche i giorni di festa.
Se c’è vino, beve vino;
se non c’è vino, acqua fresca.
E’ brava gente che vive,
lavora, passa e sogna,
e un giorni come tanti,
riposerà sotto terra.

 

Poesie (Newton Compton, 2007), trad. it. Claudio Rendina

Octavio Paz

Octavio Paz II

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La strada

E’ una strada lunga e silenziosa.
Cammino nelle tenebre e inciampo e cado
e mi rialzo e calpesto con passi ciechi
le pietre mute e le foglie secche
e qualcuno dietro di me cammina:
se mi fermo, si ferma;
se corro, corre. Mi volto: nessuno.
Tutto è oscuro e senza scampo,
e svolto e risvolto angoli
che conducono sempre alla strada
dove nessuno mi aspetta né mi segue,
dove io seguo un uomo che inciampa
e si rialza e dice vedendomi: nessuno.

 

Poesie di viaggio (EDT, 2009)