Ilaria Boffa

 

(coro)
Senti la marea!

(loro)
Sin dal principio
la marea, la successione ricorsiva
del tormento e l’ardore.
La laguna allaga e prosciuga
rivelando formazioni involontarie.
Le onde e la loro furia
in novembre. Inquieti e vigili
anfibi tra due mondi
come bricole* a sostenersi l’un l’altra.
Nell’acqua e nel fango
l’attacco di microorganismi.
Legno contro legno.

(lei)
Lascia la fune
fissata al pontile
molla gli ormeggi, ti tengo.

(loro)
La città e questa solitudine
architettura trovata delle cose
niente ombre nella luce del nord.
Gli abitanti scompaiono e allora
le strutture risiedono spoglie.
Controparti astratte
possediamo l’estetica di materiali
orientati all’utilità.
Alcuni luoghi rivelano profili causali
estendono la semantica.
La progettazione di ripari seppure
intrinsecamente sociale
si piega alla rilevanza morale.
Abbiamo scelto la Bellezza?
I nostri sguardi a volte
appaiono così distratti e violenti
così bisognosi di riqualificazione.
I nostri sguardi, spettatori
della propria posizione.
Appoggiamo le membra
sui madieri* e copriamo la muratura
con argilla resistente all’acqua
e intonaco di calce, spillando le ossa.
Ogni cosa si muove, ogni cosa fa male.

bricole*
due grossi pali in legno di rovere o quercia, legati tra loro e conficcati nel fondale della laguna di Venezia per indicare lo spazio acqueo navigabile
madieri*
travi di legno orizzontali su cui poggiano le fondamenta degli edifici veneziani

*

(chorus)
Hear the tide!

(they)
From the beginning
the tide, the recursive succession
of torment and ardour.
The lagoon floods and dries out
involuntary formations emerge.
The waves and their fury
in November. Unrest and vigilant
amphibians between two worlds
as bricole* they sustain each other.
Into water and mud
attacked by microorganisms.
Wood leaning against wood.

(she)
Loosen the rope
secured to the wharf.
Unmoor, I hold you.

(they)
The city and this solitude
found architecture of things
no shades in the northern light.
Inhabitants disappear so
structures reside naked.
Abstract counterparts
we possess the aesthetic
of utility-bearing composites.
Some places reveal causal profiles
they extend the semantics.
Designing shelters
though intrinsically social
yields to moral relevance.
Did we choose Beauty?
Our gazes at times
look so disengaged and violent
in such need of repurposing.
Our gazes, observers
of their own standpoint.
We accommodate our limbs
on the madieri*, covering
the masonry with waterproof clay
and lime plaster, stapling bones.
Everything moves, everything aches.

Beginnings & Other Tragedies/Inizi e Altre Tragedie (Valley Press, UK, 2023)