Valerio Grutt

grutt interno poesia

 

Le mani di quelli che ami
sono fontane di luce
le tieni strette come appigli
nelle tempeste e nelle cadute.
Le mani di quelli che ami
sono case dove ripararsi
e tubi e cunicoli e cavi
dove corre l’amore
senza fermarsi e rami
che salgono e bucano
nuvole e stelle, sono pane
e minestre, e voli, navicelle.
Le mani di quelli che ami
neanche la morte
te le toglie dalle mani.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt interno poesia

 

Metto il portafoglio in tasca ed esco
la strada mi abbaglia, i palazzi,
i clacson. È questo il campo di battaglia
pianeta, via cumana. È qui
che si decide, nei nostri cuori avviene
la sfida grande tra Lucifero e Michele.

Vedo il cane che risale la campagna
il guard rail che la taglia; vedo due
che si baciano e si scrollano la notte
dalle spalle, vedo e non ho visto niente.
Gli occhi non sono occhi, gli alberi
sono altri alberi, resteranno piantati
gli occhi nelle orbite, gli alberi nella terra,
in questo e in altri tempi, fino al salto,
alla fine, la fine che esplode ancora
l’inizio di pianto e di gioia.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

grutt interno poesia

 

A Beatrice, un anno

 

A guardarla oggi, dal sorriso,
l’alba degli occhi, il lanciarsi
tra le braccia della nonna
e degli zii, sarà aperta
all’avventura dell’essere.
Forse una che aspetta i treni per amore
che prende le mani di chi soffre
costruisce pozzi e ospedali
o un avvocato a testa alta
che sfonda le barricate dei giorni.
Sarà sveglia, farà arcobaleni
con le mani, spenderà il cuore
nelle invenzioni. Scriverà poesie?
Leggerà gli oroscopi?
O sarà una signorina accesa
nel giro di feste e auto
e poi una moglie, una madre
che stringe i figli in abbracci d’albero
mettendo frutto di ogni sguardo.
Qualsiasi cosa sarà, avrà lo slancio
della luce che accende i campi
dai finestrini dei treni, la gioia
delle partenze e dei ritorni
la curiosità del conoscere e del dare.
Qualsiasi cosa sarà, per me, il fiore
più alto, il canto, la felicità che passa rapida
in questo pianeta d’acqua.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt interno poesia

 

Qui girano ancora le famiglie
degli operai che andavano al mare
con le figlie bionde che già piacevano
ai ragazzi e scomparivano nel buio
di pinete e ridevano dopo con le amiche
in esplosioni di felicità improvvise
nei deserti di luglio e di agosto.
Le vedo ora dopo pranzo nell’eco
di televisori e strilli di gabbiani
nel silenzio di case in affitto
di mamme che lavano i piatti.
Verranno fuori, più tardi, tra i vivi
con il sorriso dei villeggianti
splendidi di conquiste
con la semplicità delle vele.
Ragazzi e ragazze abbronzati
cercando di riconoscersi
sul porto canale, come se
tra le cartoline, i ciondoli, i braccialetti,
potessero trovare un pezzo di se stessi
smarrito, un segno luminoso,
una foto del paradiso.
Si preparano i camerieri per gli assalti
della sera, apparecchiano
con la tovaglia buona e si alza
già un odore di fritto misto
che fa voltare i marinai lontani.
Ma nei casermoni vuoti
che si riversano sul mare
c’è musica di ballate, canzoni
dell’estate, la voce di cose abbandonate
che qualcuno dovrà lucidare:
il Comune, un ricco imprenditore,
Garibaldi col piccione o io e te
luce nella luce degli occhi
e costumi bagnati
mentre svoltiamo con il manubrio
della bici e siamo ancora giovani
e felici tra i fantasmi di queste spiagge
nel vento, nello spettacolo del mondo.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt

 

Sto sull’orlo di un accadere
alla fermata dell’autobus
come potesse crollare la chiesa
col campanile, l’insegna della pizzeria
o spaccarsi il cielo a mostrarci
finalmente lo spettacolo
di un paradiso aperto di fulmini
e angeli. Sto con il telefono in mano
come potesse chiamarmi mia madre
o un’altra voce che non c’è più.
Sto sprofondato con le converse
bucate nel fango dell’attimo
e aspetto ma forse è già successo
è già passato il 14, è già andato
via ogni entusiasmo.
Trema terra, muoviti vento
che io possa alzare la croce
dell’essere e trovare, tra queste macerie,
i frammenti luminosi che componevano,
tra i raggi, lo splendore.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Foto di Daniele Ferroni

Valerio Grutt

1611932_10203753917903693_946674284_o

 

Sarai consapevole in un attimo
di tutto l’amore che ti è stato dato
e ascolterai le parole
che non ti sono state dette
le sere sotto i portici, le ragazze
che hanno sorriso di nascosto
pensandoti come si pensa un giorno
di mare. Sarà un assalto di strade
un ritorno di rami e foglie, acqua,
amici. Luce, meglio di mille foto
luce e suoni di overture.
Non ti volterai più indietro.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Foto di Daniele Ferroni

Valerio Grutt

857597_4527688825555_1288940869_o

 

In un pomeriggio di saracinesche a metà
spenderò queste mani nelle strette
con la faccia rotta di sorrisi
mi farò gavettoni di pianto.
Inviterò le ombre a pranzo
e gli dirò «facciamoci questa mangiata di pesce
e arrivederci».

 

© Inedito di Valerio Grutt

Foto di Daniele Ferroni

Valerio Grutt

valerio grutt

 

Se un giorno mi vedrai in questa stazione
insieme alle ragazze con i trolley
in un vento di frecciarossa, mi riconoscerai?
Figlio di passione, dallo sguardo
che fa il click dell’accendino.
Mi dirai: sei l’eletto
questa pioggia ti ha scelto
le macchine non partono senza il tuo respiro
e io in uno sbadiglio di alberi
ti ascolterò.
Oppure passerai tra la folla
come chi ha fretta
e non ha ancora marcato il biglietto
per voltarti alla fine e pensare:
neanche stavolta ce l’abbiamo fatta
avevo da fare, mi sono fermato poco
ma tornerò, non temere.
Siamo sempre gli stessi,
questo ti volevo dire.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt

 

Questo cuore aperto
può accogliere di tutto:
vetri di bottiglie, diluvio,
radici di albero, intere autostrade,
colate di cemento, costellazioni.
Ci passi senza abbassare la testa
tu e la morte nera, palafitte,
il crollo di una diga.
Questo cuore che aperto
può tenere tutto, trema
come lavatrice nella furia di centrifuga
ed è qui, è tuo.

 

© Inedito di Valerio Grutt