Isabella Leardini


Tutti i miei anni identici li lascio
in fila nei cortili e sui balconi
come i giocattoli che a fine pomeriggio
rimangono per prendersi la notte
e passano i mattini ad asciugare
e perdono colore a poco a poco.
Ogni volta che mi fermo faccio casa
in ogni casa faccio i miei cortili
di noia abbandonata che rimane.
Forse possiamo vivere soltanto
in queste due nature senza pace
chi in ogni cosa abita e chi passa
da sempre
chi fa il vento e chi fa il muro.

 

*

 

Come è difficile per me e per te
lasciare andare via la giovinezza,
non ci riusciamo a romperla in un colpo
è la fatica di ogni cosa che muore.
Le nostre prove infinite di volo
posati accanto come bambini
che aprono gli occhi dentro piccoli addii.
Non è arrivata ancora una stagione
che non ci abbia colti di sorpresa.

 

*

 

Desiderare è una questione di distanze,
di corpi freddi che riescono a brillare.
Cercavo la costellazione esatta
che riunisse i tuoi punti con i miei
la congiunzione fatale negli anni
lo squilibrio infallibile del cielo.
Il vero amore regge il capogiro
con la testa piantata nell’aria
di una logica che splende se si avvera.
Sovrappone come una mappa
il tuo buio di pianeti con il mio
la precisione muta delle stelle.
L’ho studiato come una scienza
il codice dell’ora in cui sei nato,
amare è un atto di interpretazione
che riempie il giorno dopo l’evidenza.

 

 

Una stagione d’aria (Donzelli, 2017)

© Per gentile concessione di Donzelli Editore

© Foto di Valentina Solfrini