Durs Grünbein

grunbein

 

Ora di ginnastica

La mattina accoccolati in fila come classe,
davanti a una spalliera, ed eravamo piccoli
la pelle d’oca per il freddo. – “Pronti!”,

ci gridava il maestro. Lo chiamavamo il porco.
Quanto tempo fa, un mondo d’ombre. E come avremmo
voluto essere via, lontani, in quell’ora di sport.

Ora lo siamo: molto lontani. E trent’anni più vecchi.
Il porco è morto. Fu colpito da infarto.
Ma il freddo non fu mai più così freddo

come in palestra quei mattini presto. – “Chi sarà forte?”
Chi si solleva appeso alla sbarra, con le labbra blu?
Chi si ritira nel suo guscio di chiocciola?

 

Strofe per dopodomani (Einaudi, 2011), trad. it. A. M. Carpi

Charles Simic

SIMIC

 

Ragazzo prodigio

Sono cresciuto chino
su una scacchiera.

Amavo la parola scaccomatto.

Il che sembrava impensierire i miei cugini.

Era piccola la casa,
accanto a un cimitero romano.
I suoi vetri tremavano
per via dei carri armati e caccia.

Fu un professore di astronomia in pensione
che m’insegnò a giocare.

L’anno, probabilmente, il ’44.

Il Re bianco andò perduto,
dovemmo sostituirlo.

Mi hanno detto, non credo sia vero,
che quell’estate vidi
gente impiccata ai pali del telefono.

Ricordo che mia madre
spesso mi bendava gli occhi.
Con quel suo modo spiccio d’infilarmi
la testa sotto la falda del soprabito.

Anche negli scacchi, mi disse il professore,
i maestri giocano bendati,
i campioni, poi, su diverse scacchiere
contemporaneamente.

 

Hotel insonnia (Adelphi, 2002), trad. it. Andrea Molesini