Dmitrij Bannikov

bannik

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Evidentemente, da qualche parte è autunno
E i campi sono devastati,
Ma non qui, dove gli alberi di pino
Sono serenamente verdi.

Nello stato dei diritti, uguali,
Solitari e scarni,
Nel mondo dei pini telegrafici,
Non vi sono cattive notizie.

Questo è il latifoglio, preoccupazione,
Allarme, vampa e incendio:
Là, in basso, dove Dio è meno presente,
frusciano, tremando.

Ma in alto, dove Dio è più presente,
Non vi sono fiamme né gelate,
Solo il suonatore di corno e di oboe,
Il vento, mette insieme tutti gli accordi.

Fruscia il pino e queste note
Le porta con sé
Nel cielo della luce di quella banconota
Che è agitata dal destino.

Accanto a loro, giusto nel mezzo,
Dio ha lasciato la sua tenebra.
Il sole li ha risarciti
Con un fogliamo modesto,

Gli aghi pungono la grigia indiana
E trapassano il firmamento,
E hanno la fotosintesi
Lungo tutto l’anno gelato.

Le foglie insanguinate
Cadono a terra e muoiono,
Mentre gli aghi li passano col pennello,
Rinfrescando il loro verde smeraldo,

E disperati, tristi,
Come marinai in partenza,
Neri si intirizziscono i gabbiani
Presso il fiume biancheggiante…

 
La nuovissima poesia russa (Einaudi, 2005), trad. it. V. Ferraro e M. Martini

Boris Ryzhy

Boris Ryzj

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Serge sognava di emigrare
ma picchiò sul muso un piedipiatti
e la cosa finì in tribunale.
Bob è morto, Vadim bruciato,
adesso sono del tutto solo,
come l’ultima merda in natura.

Vivo a malapena, a malapena respiro,
non conservo quello che scrivo,
accendo Bach tutto il giorno,
alle finestre volano le foglie
appena appena
e di fronte alla morte non c’è paura.

Dove sei tempo passato
quando ero ubriaco senza vino
e dalla buia casa dello studente
facendo un inchino alla guardia
mi allontanavo, come Apollo, inseguito
dalle muse della facoltà di chimica.

Fermavo un taxi. Portami
dove ti pare, corri, vai.
Abbracciando con una mano Ira,
per esempio, e con l’altra,
poniamo, Olja, me ne volavo
sopra tutte le schiocchezze del mondo.

 
da La nuovissima poesia russa (Einaudi, 2005), trad. it. V. Ferraro, M. Martini