Giuseppe Conte

        

Sono qui seduto su un tappeto
di foglie e fiori di primavera

e il mio silenzio è una preghiera
ed ho con me la coppa e il vino.

Se la mia Amata fosse vicino
se la sua bocca lucente fosse qui.

Il profumo dei suoi baci
è più dolce del gelsomino.

Dicono che sono saggio perché
conosco tutte le parole di Dio

e so che il suo volto non si vede
ma a tutti i roseti concede

la sua porpora e il suo fuoco.
Ma io sono saggio perché bevo, gioco

canto mentre il tempo ci rapina.
Quante rose si apriranno stamattina

e quante ne cadranno domani
o sotto le raffiche degli  uragani

avvizziranno. Il tempo ci affratella
noi che ci muoviamo sotto lo stesso cielo.

Non è la stessa per noi tutti quella
luna che sembra una melagrana

staccata lentamente dal suo ramo?
Ma io sono saggio perché amo.

Canti d’Oriente e d’Occidente (Mondadori, 1997)

Boris Pasternak

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Primavera

Primavera, io vengo dalla via, dove il pioppo è stupito,
dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,
dove l’aria è azzurra come il fagottino della biancheria
di colui che è dimesso dall’ospedale!

Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,
lasciato da una stella senza continuazione
per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,
insondabili e privi di espressione.

 

Poesie (Einaudi, 2009), a cura di A. M. Ripellino

Gaia Boni

gaia boni

Dolomiti

Siedono assorte come immense donne
offrendo alla sera l’orlo delle spalle,
-irti fiori i colli di neve ammantati-
un perpetuo chinarsi alla vita
un’attesa che tacita e costretta rimane-
si addolciscono i pendii e scioglie,
stillando silenzi
il ghiacciaio-
Mantengono nel ventre eternamente
gli uniti -e distanti- corpi di aprile e gennaio,
il respiro innevato di vedetta
la tiepida carezza fiorita in ventre.
I petrosi palmi s’asciugano al sole,
le ginocchia discendono dolci
ai verdi richiami dei rododendri
che fraternamente sussurrano
alle sopite genziane
Primavera.

 

© Inedito di Gaia Boni