Margherita Guidacci

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All’ipotetico lettore

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

 

Anelli del tempo (Edizioni Città di Vita, 1993)

© Foto di Dino Ignani

Luca Bresciani


Ho partorito senza gridare
in nome di chi ho visto morire
e che ora è un pugnale di carne
incastrato nella fame delle onde.

La mia bambina è così piccola
che sul mio seno è una coccinella
soffocata dal peso di lacrime buie
crollate da volti allevati nel sangue.

Quante volte dobbiamo ingoiare
le agili spine dell’illusione?

Quante volte nel nostro corpo
deve scavare una tana il silenzio?

E ora moriamo un’altra volta
tra queste primavere di malta
noi figli illegittimi della speranza
noi maglie nere del giro dell’urgenza.

 

© Inedito da L’elaborazione del tutto

Emiliano Rolle

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Indietro

Se ti lasciassi sola, indietro,
e non avessi che da andarmene
lassù, dove il ghiacciaio
è in bilico fra cielo e terra,
dove un oceano di detriti
frana lungo gli scivoli
delle pareti accumulandosi
nella morena, dove il vento
freddo scarnifica femori e costole
della montagna o ingorga
le sue asfittiche vie di salita,
dove il ritmo del fiato
è il ticchettare dei ramponi
o l’appoggio della piccozza
prima del baratro da cui precipita,
dove la corda allude a un al di là
delle passioni quasi estraniandosene
come si estranea in cenge o in nubi,
così se ti lasciassi sola, indietro,
e sapessi che non ne hai più la forza,
che anche volendo non potresti
farcela, io tornerei da te
subito.

 

© Inedito di Emiliano Rolle

Dino Campana

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Donna genovese

Tu mi portasti un po’ d’alga marina
Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
Che è corso di lontano e giunge grave
D’ardore, era nel tuo corpo bronzino:
– Oh la divina
Semplicità delle tue forme snelle –
Non amore non spasimo, un fantasma,
Un’ombra della necessità che vaga
Serena e ineluttabile per l’anima
E la discioglie in gioia, in incanto serena
Perché per l’infinito lo scirocco
Se la possa portare.
Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani.

 

Canti orfici e altre poesie (Garzanti, 2004)

Sauro Albisani

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Capre

I fari illuminano le capre
che come ogni sera hanno risalito la scarpata
per ammusarsi sull’asfalto
alla luce delle stelle.
Non vogliono più erba
ma il tepore di questo lenzuolo
liscio e innaturale.
Di qui non passa un’anima fino a giorno,
potrei premere sull’acceleratore
e lasciarmi alle spalle
un bagno di sangue,
come Aiace che infierisce
su quella mandria inerme.
Dopo, però, l’eroe si risveglia.
Invece freno, esco dall’auto e le accarezzo.
Ruzzano con la mia mano
che indugia sulle loro labbra umide.
Io non so più parlare,
ma non c’è bisogno di parlare.
Forse quando cadiamo in quel torpore mortale
esseri superiori ci osservano
e potrebbero annichilirci in un attimo,
chiudere la partita
senza dircelo,
ma non lo fanno.

 
La valle delle visioni (Passigli, 2012)

David Riondino

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La ragazza di Kobane

I turchi della collina osservano la battaglia.
Un gruppo di miliziani alza la bandiera nera.
Il presidente dichiara che la città è perduta
ma i resistenti strappano la bandiera.

I turchi dalla collina osservano la battaglia.
Le vittime della furia resistono ai tagliagole.
Fantasmi di altre città ritornano dal passato:
Sarajevo, Varsavia, Stalingrado.

Le stelle dalla collina osservano la battaglia.
Un gruppo di partigiani strappa la bandiera nera.
Il giorno dopo i nazisti vogliono rialzarla ancora:
I lampi degli alleati li fulminano dal cielo.

La stampa dalla collina fotografa la battaglia.
Il giornalista racconta con il coltello alla gola
di Dio che lo ha illuminato nel segno del califfato.
Tragedia della paura, che fa cambiare natura.

Le figlie dalla collina osservano la battaglia.
Le madri dagli occhi verdi contro i mercanti di schiavi
la furia dei miliziani, la foia della canaglia
quando violenta gli inermi durante i rastrellamenti.

Gli angeli dalla collina contemplano la battaglia.
I diavoli che possiedono le anime dei soldati
le immagini di terrore insieme alle litanie
con cui bestemmiano i demoni il nome santo di Dio.

Le donne dalla collina osservano i mercenari.
La feccia dell’occidente, la vocazione al saccheggio
e tutto l’immaginario di testi periferie,
tra cinema dell’orrore e bassa pornografia.

E il vento dalla collina ti saluta e ti accompagna
su di una strada dritta, con il fucile a tracolla.
La ragazza di Kobane si volta indietro un momento
mentre continua a marciare verso la linea del fronte.

E i fuochi dalla collina ti scompagnano alla guerra
contro i mercanti di schiavi e diavoli dell’inferno,
l’accidia dell’occidente e la canaglia nazista
e i vampiri nascosti nei governi.

La ragazza di Kobane va sulla linea del fronte,
ci guarda solo un momento mentre cammina da sola.
La Libertà è una medaglia che si conquista sul campo,
non è più solamente una parola.


Lo sgurz
(nottetempo, 2016)

Franco Fortini

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La città nemica

Quando ripeto le strade
Che mi videro confidente,
Strade e mura della città nemica

E il sole si distrugge
Lungo le torri della città nemica
Verso la notte d’ansia

Quando nei volti vili della città nemica
Leggo la morte seconda,
E tutto, anche ricordare, è invano

E “Tu chi sei”, mi dicono, “Tutto è inutile sempre”,
Tutte le pietre della città nemica,
Le pietre e il popolo della città nemica

Fossi allora così dentro l’arca di sasso
D’una tua chiesa, in silenzio,
E non soffrire questa luce dura

Dove cammino con un pugnale nel cuore.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2014)

Cesare Viviani

Viviani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verranno mica a cercare la verità da noi,
quelli lì, anche se hanno pagato?
Prepariamoci.
Perché nessuno di noi ha la verità.
E nel vuoto qualcuno
si attacca a un libro, altri
a un legno e lo lavorano, o ad un masso.
A un cellulare, o ad un corpo vivo.
Ma il sostegno viene da altrove,
e allora puoi immaginare
che è là il tuo caro padre defunto.

 

Osare dire (Einaudi, 2016)

Alba Donati

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Alberi di Natale

Venendo su da Lucca, per la fondovalle,
fin da bambina contavo gli alberi di Natale
illuminati nella notte: Marlia, Lammari,

la montagna di Vinchiana, Borgo a Mozzano,
la valle, di là dalla ferrovia, di Bagni di Lucca,
Calavorno, ne contavo fino a settanta-ottanta.

Ce n’era di luminescenti, di luci fisse,
con faville colorate o luci argentate,
alcuni giganteschi, altri che appena si vedevano.

Ma, in verità, qualcosa non avevo visto:
stavano tutti davanti a case semplici,
e nemmeno uno nel giardino di una grande villa.

Meglio, mi dico, era lo sguardo di bambina
che di quelle luci faceva una carrozza leggendaria
che univa tutto dalla città fino a Lucignana.

 

Idillio con cagnolino (Fazi, 2013)

Antonio Bertoli

ANTONIO BERTOLI interno poesia

 

Via dell’acqua

Guarda sottile sguardo, custode penetrante
di giorno in giorno sempre più alla riva s’accalcano
canne erbe rovi frenetici la terra dalla verde forza
e l’acqua placa il dolore, serena sirena dal canto uguale
il dio umido erompe e fa salire la sete
di tutti coloro che all’acqua rivolgono parole e domande

Nell’ora intermedia della sera il fiume
si rifiuta al sonno, parlare sommesso e intermittente
il viso della morte e le parole dell’amore scorrono sul letto
d’acqua senza fine che tutto trascina
trascina e trascina, senza fine

Sorridere al futuro e al destino
che mai la morte può cancellare memoria d’amore
La pallida pioggia getta un ponte
di liquido fuoco tra cielo terra e acqua

Come non sorridere
del rivolo d’acqua piovana che traccia sul sentiero una strada
del filo che vi si corica e l’interrompe
così come un risvolto del pensiero mette fine alla logica?

 

Bianca pecora nera. Poetica della poesia. Poesia poetica (Il Vicolo, 2009)