Patti Smith


preghiera

con le calze di nylon o scalza
stracolma d’orgoglio o curva come l’amore
ramoscello o ballerina al vento
lo stesso vento ma fetido di porci
polline che dà la tosse o rosa
fantastica crudele diversa da tutto

fare a meno dell’apparecchiatura
da sala operatoria
essere immune da ogni danno fisico
conoscere l’amore senza eccezione
essere santa in qualsiasi forma

 

*

 

prayer

stocking feet or barefoot
immensely proud or bent like love
twig scaffold
gravedigger or dancer in wind
the same wind yet stinking of pigs
roses or the pollen which makes one cough
cruel fantastic unlike anything else

to have no need for the apparatus
of the operating room
to be safe from bodily harm
to know love without exception
to be a saint in any form

 

Il sogno di Rimbaud (Einaudi, 1994), trad. it. Massimo Bocchiola

Carol Aymar Armstrong

Gifts & Bequests

on the occasion of
the welcoming of a new child

FOR
F. A. W.
and for all others newly
arrived

 

I give you
rain, the puddle-and-rainbow maker
the thirst –quencher
the mother of snow.

I give you
the sunset song of sky
echoed on the evening lake
the syncopated water-music
of the rock-tumbled brook,
the yearning downdrift of a modulation,
the dawn song of the first stirring bird,
the huge glad sound of father-laughter
and mother-singing.

I give you
the beguiling shapes of Jack-in-the-Pulpit
and Lady’s Slipper
and the secret places they grow,
the mottled cow’s slow grazing
and windrows of August hay.

I give you
the quick chipmunk, the slow turtle,
the preposterous presence of
puffin, pelican, and penguin,
delirious dolphin-play
and the songs and satisfactions
of great gray whales.

I give you
ships and steam shovels
cogs and wheels, ratchets and cams
levers and fulcrums
by which, given a place to stand,
you can move the world.
Archimedes said so.

I give you
things about which to be curious:
mirrors and magnets, cockroaches’ biological clocks,
the tunneling of the mind, the drift of continents,
the usages of words and
the creative imaginings of genius.

Of course, I give you
the still-mysterious moon
and showers of far stars,
fair nights of hushed winds
and hard nights split by lightning-storm.

And I wish you
the taste of another language on your tongue,
of sushi, pizza, and curry,
of a hundred ways to say “thank you”
and “I’m sorry”.

I also leave you
rocky hills to climb
and injustices to battle,
blues to sing
and wild catastrophes to bear,
disadvantages to overcome
and worthy things to attempt,
risks to take,
anger to tame and
prejudice to pry loose.

And I wish for you
the courage of vulnerability,
the healing of comfort,
the chance for forgiveness and
the touch of a loved hand.

In short, I give you this various earth
for your plaything,
for your life’s working, and
for your loving.

I doubt there’s a better place for it.

 

From: Gifts & Bequests. Wells, Maine: The Tatnic Press, 2004 (1996)

*

Lasciti e doni

in occasione
dell’arrivo di un nuovo bimbo

PER
F.A.W.
e tutti gli altri nuovi
arrivati

 

Ti dono
la pioggia, che crea pozzanghere e arcobaleni
placa la sete,
è mamma della neve.

Ti dono
la canzone del cielo al tramonto
il lago che la echeggia di sera,
l’acqua-musica sincopata
del ruscello rotolato dai sassi,
l’ardente cadenza di una modulazione,
il canto mattutino del primo uccello che si riscuote dal sonno,
il suono enorme contento di padre-risata
e madre-canto.

Ti dono
le accattivanti forme di piante carnivore
e le orchidee
e i luoghi segreti in cui crescono,
il lento ruminare delle vacche pezzate
e il fieno mietuto d’agosto.

Ti dono
il veloce scoiattolo, la lenta tartaruga,
l’assurda presenza di
pulcinelle di mare, pellicani e pinguini,
il delirante gioco dei delfini,
i canti e i giochi
delle grandi balene grigie.

Ti dono
navi e ruspe
ruote e ingranaggi, camme e cricchetti,
leve e fulcri
con cui, dal tuo posto,
potrai muovere il mondo.
Quantomeno, secondo Archimede.

Ti dono
cose da esplorare:
specchi e magneti, l’orologio biologico degli scarafaggi,
i cunicoli della mente, la deriva dei continenti,
l’uso delle parole e
l’immaginazione creativa del genio.

Ovviamente ti dono
La sempre misteriosa luna
e piogge di stelle lontane,
notti serene di venti silenziosi
e notti tempestose spaccate dal tuono-fulmine.

E ti auguro
in bocca il sapore di lingue straniere,
di sushi di pizza di curry,
di centomila modi per dire ‘grazie’
e ‘scusa’.

Ti lascio inoltre
colline rocciose da scalare
e ingiustizie da combattere,
blues da cantare
e incredibili catastrofi da sopportare,
svantaggi da superare
e imprese degne da tentare,
rischi da prendere,
rabbia da domare e
pregiudizi da superare.

E mi auguro per te
il coraggio della vulnerabilità,
la guarigione del conforto,
la possibilità del perdono e
il tocco di una mano amata.

In breve, ti dono questa terra varia
come tuo giocattolo,
come tuo lavoro di una vita e
come cosa da amare.

Non credo ci sia posto migliore per lei.

 

© Traduzione in italiano di Anna Aresi

Ocean Vuong


Someday I’ll Love Ocean Vuong

Ocean, don’t be afraid.
The end of the road is so far ahead
it is already behind us.
Don’t worry. Your father is only your father
until one of you forgets. Like how the spine
won’t remember its wings
no matter how many times our knees
kiss the pavement. Ocean,
are you listening? The most beautiful part
of your body is wherever
your mother’s shadow falls.
Here’s the house with childhood
whittled down to a single red trip wire.
Don’t worry. Just call it horizon
& you’ll never reach it.
Here’s today. Jump. I promise it’s not
a lifeboat. Here’s the man
whose arms are wide enough to gather
your leaving. & here the moment,
just after the lights go out, when you can still see
the faint torch between his legs.
How you use it again & again
to find your own hands.
You asked for a second chance
& are given a mouth to empty out of.
Don’t be afraid, the gun re
is only the sound of people
trying to live a little longer
& failing. Ocean. Ocean—
get up. The most beautiful part of your body
is where it’s headed. & remember,
loneliness is still time spent
with the world. Here’s
the room with everyone in it.
Your dead friends passing
through you like wind
through a wind chime. Here’s a desk
with the gimp leg & a brick
to make it last. Yes, here’s a room
so warm & blood-close,
I swear, you will wake—
& mistake these walls
for skin.

*

Un giorno amerò Ocean Vuong

Ocean, non avere paura.
La fine della strada è tanto distante
che è già alle nostre spalle.
Niente paura. Tuo padre è tuo padre soltanto
finché uno di voi non se ne dimentica. Come le vertebre
non si ricorderanno le proprie ali
a dispetto di tutte le volte che le tue ginocchia
baceranno il lastrico. Ocean,
mi ascolti? La parte più bella
del tuo corpo è ovunque
si proietta l’ombra di tua madre.
Ecco la casa con l’infanzia
ridotta a un unico cavetto rosso, innesco di mina.
Niente paura. Basta che lo chiami orizzonte
& non lo raggiungerai mai.
Ecco l’oggi. Salta. Ti garantisco non è
una scialuppa di salvataggio. Ecco l’uomo
dalle braccia ampie abbastanza da accogliere
il tuo andartene. & ecco l’attimo
subito dopo spente le luci, in cui ancora scorgi
la flebile fiaccola tra le sue gambe.
E come la usi, ripetutamente,
per ritrovare le tue mani.
Hai chiesto un’altra chance
& ti viene concessa una bocca da cui svuotarti.
Non avere paura, gli spari
sono solo il rumore di gente
che cerca di vivere un po’ più a lungo
& non ce la fa. Ocean. Ocean –
alzati. La parte più bella del tuo corpo
è il luogo verso cui si dirige. & ricorda,
la solitudine è comunque tempo trascorso
insieme al mondo. Ecco
la stanza in cui ci sono tutti.
Gli amici morti che ti
attraversano come il vento
che soffia a tra i sonagli a vento. Ecco una scrivania
con la gamba zoppa & un mattone
per farla durare. Sì, ecco una stanza
così calda & vicina al sangue
che giuro, ti sveglierai –
& crederai che questi muri
siano pelle.

 

Cielo notturno con fori d’uscita (La nave di Teseo, 2017), trad. it. Damiano Abeni, Moira Egan

Dorothy Parker


Sintomi

Non sopporto il mio stato mentale:
sono scontenta, garrula, asociale.
Odio i miei piedi, odio le mie mani,
non m’interessano lidi lontani.
Temo il mattino, la luce del giorno;
odio, la notte, al letto far ritorno.
Maldico chi agisce onestamente
non tollero lo scherzo più innocente.
Non mi appagano un quadro, una lettura:
per me il mondo è soltanto spazzatura.
Sono cinica, vuota, scombinata.
Non so come non mi abbiano arrestata
per quel che penso. I vecchi sogni andati,
l’anima a pezzi, i sensi torturati.
Non mi è chiaro nemmeno come sto
ma certo non mi piaccio neanche un po’.
E litigo, cavillo, gemendo di paura:
penso alla morte, alla mia sepoltura.
L’idea di un uomo mi lascia sconvolta…
Sto per innamorarmi un’altra volta.

 

 

© Rivista Poesia (N. 302, marzo 2015), trad. it. Silvio Raffo

Julia Kolchinsky Dasbach


Family Portrait as a Collection of Bones

My dog collects bones, buries them
in couch cushions as though in
the earth, returning to find them

whole and uneaten by worms.
My husband collects bruises, counts
how many rise above the skin, how wide

the purpling icebergs spread. He collects
bass strings, forms them into hanging loops,
bronzing nooses. My father collects

words, reading everything and hiding
sunflower seeds in his pockets
so he can chew and smile without having

to speak. He collects centuries and kingdoms
in a cyberworld where he is warrior and lord
and matters. My mother, she collects

collecting, keeps my room a mausoleum, missing
only the body. Grandfather collects replicas
of himself: a chess player, a head of hair,

a lesson of how to clean the countertop
with baking soda and a steady hand.
Grandmother collects children

and grandchildren, buries their worry deep
inside her chest as though it were
the earth. She tells me not to look

for bones, that collection amounts
to very little and the man who collected
millions of light bulbs

still died
in a museum of glass, outlived
by his assembled light.

 

From: “Family Portrait as a Collection of Bones” originally appeared in Narrative Magazine

*

 

Ritratto di famiglia come collezione di ossa

Il mio cane colleziona ossi, li seppellisce
nei cuscini del divano come se
ve li sotterrasse, per poi tornare e trovarli

interi e non consumati dai vermi.
Mio marito fa collezione di lividi, tiene il conto
di quelli che gonfiano la pelle, di quanto

si espandono gli iceberg violacei. Colleziona
corde di basso, vi forma nodi scorsoi,
cappi bronzati. Mio padre colleziona

parole, leggendo di tutto e nascondendosi
in tasca semi di girasole
da sgranocchiare senza dover

parlare. Fa collezione di secoli e regni
in un cybermondo dove lui è guerriero e signore
e conta qualcosa. Mia madre, lei colleziona

l’accumulo, conserva la mia stanza come un mausoleo
in cui manca solo il corpo. Il nonno colleziona repliche
di sé: uno scacchista, una testa capelluta,

una lezione su come pulire il banco
con bicarbonato e mano ferma.
La nonna fa collezione di figli

e nipoti, ne seppellisce le ansie
nel petto come se ve le sotterrasse.
Mi dice di non cercare

le ossa, dice che accumulare significa
ben poco e che l’uomo che collezionò
milioni di lampadine

morì lo stesso
in un museo di vetro, lasciando
la sua raccolta di luce.

 

© Traduzione di Stefano Bortolussi

Da: “Ritratto di famiglia come collezione di ossa” è apparso originariamente su Narrative Magazine

Marianne Moore


Picking and Choosing

Literature is a phase of life. If one is afraid of it,
the situation is irremediable; if one approaches it familiarly,
what one says of it is worthless.
The opaque allusion, the simulated flight upward,
accomplishes nothing. Why cloud the fact
that Shaw is self-conscious in the field of sentiment
but is otherwise rewarding; that James
is all that has been said of him. It is not Hardy the novelist
and Hardy the poet, but one man interpreting life as emotion.
The critic should know what he likes:
Gordon Craig with is “this is I” and “this is mine”,
with his three wise men, his “sad French greens”, and his “Chinese cherry”
Gordon Craig so inclination and unashamed – a critic.
And Burke is a psychologist, of acute racoon-like curiosity.
Summa diligentia; to the humbug whose name is so amusing –
very young and very rushed – Caesar crossed the Alps
on the top of a “diligence”!
We are not daft about the meaning,
but this familiarity with wrong meanings puzzles one.
Humming-bug, the candles are not wired for electricity.
Small dog, going over the lawn nipping the linen and saying
that you have a badger – remember Xenophon;
only a rudimentary behavior is necessary to put us on the scent.
“A right good salvo of barks”, a few strong wrinkles puckering
the skin between the ears, is all we ask.

 

*

 

Cogliere e scegliere

La letteratura è un fase della vita. Per chi ne ha paura
la situazione è senza rimedio; per chi le si accosta in confidenza
non conta quello che se ne può dire.
L’opaca allusione, il simulato volo verso l’alto
non ottengono nulla. Perché stendere un velo sopra il fatto
che Shaw si muove con impaccio sul terreno dei sentimenti
ma per il resto è gratificante; che James
è tutto quello che di lui si è detto? Non esiste uno Hardy romanziere
e uno Hardy poeta, ma un uomo solo che interpreta la vita come emozione.
Il critico deve sapere quello che a lui piace:
Gordon Craig con il suo “questo sono io” e “questo è mio”,
con i suoi tre re magi, i suoi “tristi prati francesi” e il suo “ciliegio cinese”,
Gordon Craig così soggettivo e privo di pudori – un vero critico.
E Burke è uno psicologo, di una curiosità acuta da procione.
Summa diligentia; per quell’imbroglione che ha un nome così divertente –
molto giovane e molto temerario – Cesare attraversò le Alpi
sul sommo di una “diligenza”!
Noi non siamo maniaci del significato,
ma ci sconcerta la dimestichezza con i significati errati.
Noioso calabrone, le candele non sono fatte per l’elettricità.
Cagnolino che corri per il prato ad addentare la biancheria
e sostieni di avere preso un tasso, ricorda Senofonte:
basta un comportamento elementare per metterci sulla pista.
“Una buona salva di latrati”, qualche robusta grinza che increspa la pelle tra le orecchie,
è tutto quello che noi pretendiamo.

 

 

Le poesie (Adelphi, 1992), a cura di L. Angioletti, G. Forti

Sylvia Plath


The Applicant

First, are you our sort of a person?
Do you wear
A glass eye, false teeth or a crutch,
A brace or a hook,
Rubber breasts or a rubber crotch,

Stitches to show something’s missing? No, no? Then
How can we give you a thing?
Stop crying.
Open your hand.
Empty? Empty. Here is a hand

To fill it and willing
To bring teacups and roll away headaches
And do whatever you tell it.
Will you marry it?
It is guaranteed

To thumb shut your eyes at the end
And dissolve of sorrow.
We make new stock from the salt.
I notice you are stark naked.
How about this suit——

Black and stiff, but not a bad fit.
Will you marry it?
It is waterproof, shatterproof, proof
Against fire and bombs through the roof.
Believe me, they’ll bury you in it.

Now your head, excuse me, is empty.
I have the ticket for that.
Come here, sweetie, out of the closet.
Well, what do you think of that?
Naked as paper to start

But in twenty-five years she’ll be silver,
In fifty, gold.
A living doll, everywhere you look.
It can sew, it can cook,
It can talk, talk, talk.

It works, there is nothing wrong with it.
You have a hole, it’s a poultice.
You have an eye, it’s an image.
My boy, it’s your last resort.
Will you marry it, marry it, marry it.

 

From: The Collected Poems

 

*

 

Il candidato

Punto primo, lei è il tipo di persona che noi trattiamo?
Ha
occhio di vetro, gruccia o dentiera?
Protesi o uncino,
Seni o inguine di gomma,

Suture comprovanti asportazioni? No, no? E
cosa possiamo darle a queste condizioni?
Basta piangere.
Apra la mano.
Vuota? Vuota. Ecco una mano

Per riempirla, disposta
A portare tazze di tè e fugare emicranie
E fare tutto quel che le dirà.
Vuole sposarla?
Con garanzia

Che le chiuderà gli occhi nel finale
E si squaglierà di dolore.
Rimpolperemo le scorte con quel sale.
Lei è proprio nudo, noto.
Che gliene pare di questo vestito?

Nero e stecchito, ma non male.
Vuole sposarlo?
È impermeabile, infrangibile, inattaccabile
Da fuoco e bombe in caduta libera.
Mi creda, ci si farà seppellire.

La testa ora, mi scusi, è vuota.
Ho quel che ci vuole.
Vieni qui, zuccherino, esci dall’armadio.
Bene, che ne pensa?
Nuda come un pezzo di carta al momento

Ma in venticinque anni sarà d’argento
In cinquanta, d’oro
Una bambola viva, sotto ogni aspettativa
Sa cucire, sa cucinare
Sa parlare, parlare, parlare.

Funziona, non ha nessun pezzo rotto.
Ha un buco? È un cerotto.
Ha un occhio? È una visione.
Ragazzo mio, è la sua ultima occasione
La vuole sposare, sposare, sposare.

 

 

© traduzione di Carla Buranello

Hart Crane


The Brooklyn Bridge

How many dawns, chill from his rippling rest
The seagull’s wings shall dip and pivot him,
Shedding white rings of tumult, building high
Over the chained bay waters Liberty—

Then, with inviolate curve, forsake our eyes
As apparitional as sails that cross
Some page of figures to be filed away;
—Till elevators drop us from our day…

I think of cinemas, panoramic sleights
With multitudes bent toward some flashing scene
Never disclosed, but hastened to again,
Foretold to other eyes on the same screen;

And Thee, across the harbor, silver-paced
As though the sun took step of thee, yet left
Some motion ever unspent in thy stride,—
Implicitly thy freedom staying thee!

Out of some subway scuttle, cell or loft
A bedlamite speeds to thy parapets,
Tilting there momently, shrill shirt ballooning,
A jest falls from the speechless caravan.

Down Wall, from girder into street noon leaks,
A rip-tooth of the sky’s acetylene;
All afternoon the cloud-flown derricks turn…
Thy cables breathe the North Atlantic still.

And obscure as that heaven of the Jews,
Thy guerdon . . . Accolade thou dost bestow
Of anonymity time cannot raise:
Vibrant reprieve and pardon thou dost show.

O harp and altar, of the fury fused,
(How could mere toil align thy choiring strings!)
Terrific threshold of the prophet’s pledge,
Prayer of pariah, and the lover’s cry,—

Again the traffic lights that skim thy swift
Unfractioned idiom, immaculate sigh of stars,
Beading thy path—condense eternity:
And we have seen night lifted in thine arms.

Under thy shadow by the piers I waited;
Only in darkness is thy shadow clear.
The City’s fiery parcels all undone,
Already snow submerges an iron year…

O Sleepless as the river under thee,
Vaulting the sea, the prairies’ dreaming sod,
Unto us lowliest sometime sweep, descend
And of the curveship lend a myth to God.

 

*

 

Al ponte di Brooklyn 

Per quante albe, mentre si sveglia gelido dal suo
Sonno ondeggiante, le ali del gabbiano
Lo faranno tuffare e roteare, e spargeranno attorno
Circoli bianchi di tumulto, eleveranno alta
La Libertà, sopra le incantate acque della baia

Poi con curva inviolata lasciano i nostri occhi
Spettrali come vele che si incrociano
Su qualche foglio illustrato da archiviare;
– Fino a che gli ascensori non ci spingono
Fuori dal nostro giorno…

Penso ai cinema, destrezze panoramiche
Con moltitudini inclinate verso qualche scena lampeggiante
Mai svelata, ma verso cui si accelera ogni volta,
Anticipata da altri occhi sullo stesso schermo;

E Tu, attraverso la baia, con passi d’argento
Come se il sole salisse su di te, lasciando però
Un po’ di movimento non speso nella tua andatura, —
La tua libertà implicitamente ti tiene fermo!

Da qualche botola della metropolitana, cella o solaio
Un pazzo si affretta verso i tuoi parapetti,
Percola lì per un momento, la camicia che si gonfia con suono acuto,
Uno zimbello cade dalla carovana senza parole.

Giù al Muro, dalla travata alla strada trapela il mezzogiorno,
Un dente strappato dell’acetilene del cielo;
Per tutto il pomeriggio le gru sfumate dalle nuvole girano…
I tuoi cavi respirano il calmo Atlantico del Nord.

E oscura come quel paradiso degli Ebrei,
La tua ricompensa… concedi tu elogi
Di anonimità che il tempo non può sollevare:
vibranti dilazioni e perdono tu mostri.

O arpa e altare, fuse dalla furia,
(Come potrebbe un semplice lavoro allineare le tue corde corali!)
Soglia grandiosa della promessa del profeta,
preghiera di un paria, e il pianto dell’amante, —

Di nuovo le luci del traffico che sfiorano il tuo veloce
Idioma frastagliato, visione immacolata di stelle
Che imperlano il tuo cammino—condensano l’eternità:
E abbiamo visto la notte sollevata nelle tue braccia.

Sotto la tua ombra tra i piloni ho aspettato;
Solo nell’oscurità la tua ombra è chiara.
I pacchetti infuocati della Città tutti sfatti,
La neve già sommerge un anno di ferro…

Oh Insonne come il fiume sottostante,
Tu che scavalchi con un arco il mare
E la zolla sognante delle praterie, slànciati
Verso le nostre bassezze, e qualche volta scendi,
E con la tua curvatura presta un mito a Dio.

 

Il ponte e altre poesie (Guanda, 1967), trad. it. R. Sanesi

Ezra Pound


The garret

Come, let us pity those who are better off than we are.
Come, my friend, and remember
that the rich have butlers and no friends,
And we have friends and no butlers.
Come, let us pity the married and the unmarried.

Dawn enters with little feet
like a gilded Pavlova
And I am near my desire.
Nor has life in it aught better
Than this hour of clear coolness
the hour of waking together.

 

*

 

Soffitta

Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.
Vieni, amica, e ricorda
che i ricchi han maggiordomi e non amici,
e noi abbiamo amici e non maggiordomi.
Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.

L’aurora entra a passettini
come una dorata Pavlova,
e io son presso al mio desiderio.
Né ha la vita in sé qualcosa di migliore
che quest’ora di chiara freschezza,
l’ora di svegliarsi in amore.

 

I cantos (Mondadori, 1985), a cura di M. De Rachewiltz

Adrienne Rich

Dediche

So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.

 

Cartografie del silenzio (Crocetti Editore, 2000)