Faraj Bayrakdar


Trattieni l’azzurro,
cielo.
Trattieni le rocce,
terra.
Trattieni i flauti,
vento.
Trattenete le date,
direzioni.
Trattenete le elegie,
minareti.
Trattenete le ali,
uccelli.
Trattenete le ragazze,
sorgenti.
E tu, Mamma,
trattieni le ombre e le preghiere.
Chi ama canta
e non c’è canto
che non sia di libertà.

 

Specchi dell’assenza (Interlinea, 2017), a cura di Elena Chiti

Nizàr Qabbàni


Ti ho lasciato scegliere… quindi scegli
tra morire sul mio petto
o sui quaderni delle mie poesie.
Scegli l’amore… o il non-amore.
Viltà è non scegliere,
non esiste terra di mezzo
tra inferno e paradiso.

Getta via tutti i tuoi fogli
e accetterò qualunque scelta.
Parla, agisci, esplodi,
ma non rimanere immobile come un chiodo.
Io non posso rimanere per sempre
come un fuscello sotto la pioggia.
Scegli uno tra i due destini
e quanta violenza il mio destino…

Sei stanca e spaventata
e la strada che porta a me è ancora molto lunga.
Immergiti nel mare… o vai via,
non esiste mare senza vortici.
L’amore è una grande sfida,
un navigare controcorrente.
L’amore è crocifissione… condanna… e lacrime,
una migrazione tra le lune.
Donna, la tua codardia mi uccide
e tu… ti diverti dietro una cortina.

Io non credo nell’amore
che non ha l’irruenza delle rivoluzioni,
che non frantuma tutti i muri,
che non si abbatte come un uragano.
Oh… se il tuo amore mi inghiottisse,
se mi sradicasse… come gli uragani.

Ti ho lasciato scegliere… quindi scegli
tra morire sul mio petto
o sui quaderni delle mie poesie.
Scegli l’amore… o il non-amore.
Non esiste terra di mezzo
tra inferno e paradiso…

 

Le mie poesie più belle (Jouvence, 2016), a cura di Nabil Salameh, Silvia Moresi

Faraj Bayrakdar


Richiamo

Il tuo richiamo di colomba mi insegue la sera.
Inseguimi, allora.
E’ come il vino della poesia quando mi chiami
e io per causa tua
spingo i cavalli alle lacrime
piego le ali agli uccelli
sfioro il canto.
Il tuo richiamo è un’altalena
quando lo spazio si restringe
si restringe nell’assenza.
L’albero del cuore basta
se cade la nostra brezza
e noi cadiamo con lei?
E’ fatto del nostro sangue l’albero del cuore
o è solo illusione?
Una domanda che mi tormenta meteora dopo meteora
una rosa due rose
mi dormono sul braccio
e l’alba s’insinua azzurra
perché si bagni la rugiada
perché io la veda.
Per questa domanda gazzella
per quel che ci terrà imprigionati
nella rete della risposta
perché il cielo non si restringa.
Libererò uno stormo di giovani colombe
e aprirò le mie mura al loro domani.
Se mi annegheranno nel richiamo
annegherò
e se mi sveglieranno
lascerò aperta la finestra del sogno
e dormirò.

Sezione Palestina, 1987

 

Il luogo stretto (Nottetempo, 2016), a cura di Elena Chiti

Adonis


Oggi ho la mia lingua

Ho distrutto il mio regno
ho distrutto il mio trono, le mie piazze e i miei portici
e con la forza dei polmoni ho iniziato
a insegnare al mare le mie piogge, regalargli
il mio fuoco e le mie braci
a scrivere il tempo che verrà sulle mie labbra.

Oggi ho la mia lingua
ho le mie frontiere, la mia terra, il mio aspetto
ho popoli che mi nutrono con la loro incertezza
e si illuminano con le mie rovine e le mie ali.

 

I canti di Mihyar il Damasceno (Mondadori, 2017), trad. it. Fawzi Al Delmi

Adonis

La rosa dell’alchimia

Dovrei viaggiare nel paradiso della cenere
tra i suoi alberi nascosti,
nella cenere vi sono fiabe, diamanti e un vello d’oro.
Dovrei viaggiare nella fame, nelle rose, verso la mietitura
dovrei viaggiare, riposare
sotto l’arco delle labbra orfane,
nelle labbra orfane, nella loro ombra ferita
è l’antica rosa dell’alchimia.

 

Libro delle metamorfosi e della migrazione nelle regioni del giorno e della notte (Mondadori, 2004), trad. it. F. Al Delmi