Fabrizio Cavallaro


Il paese delle cose amate
tenue, che non traballa
ai colpi di vento
o di tosse. È un futuro
di mese in mese,
giorno che discopre
ciò che la notte solleva.

*

Steso sul divano
arreso – il divano
non lui – al peso
di quel corpo
mitico indifeso
vilipeso
ai baci.

*

Vedo tutto farsi aria
aria le mani, le dita
aria le carezze
il bosco, il recinto
regni intoccabili
in cui chiudi i pensieri
e ne fai rami appesi
al vento delle soglie.

*

Quale sarà mai l’alfabeto
delle carezze? Cosa possono
sanno dire le mani
aperte o semichiuse
sul diario della carne,
sulla copertina della pelle?

 

 

Di seconda virtù (Interno Poesia, 2017)