Tudor Arghezi

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Incertezza

Pende alla mia finestra
l’erba azzurra del cielo.
Come lungo mille fili
scendono infinite stelle.

L’anima è una spugna
che assorbe le lacrime – lenti
delle stelle – ad una ad una,
bianche lucenti e tremanti.

La lanugine della mia tristezza
si avvolge di notte alla tristezza,
le ciglia di Dio
cadono nel mio calamaio.

Apro il libro: il libro si lamenta.
Cerco il tempo: non c’è tempo.
Vorrei cantare: non canto, esisto,
sembra che io sia e non esisto più.

Il mio pensiero, di chi è pensiero?
In quale racconto o idea
mi viene alla mente che, forse,
ho fatto parte di tutto?

Scrivo qui, curvo, senza memoria
ascoltando la voce strana
dello stagno e del frutteto
e firmo:
Tudor Arghezi

 

Tudor Arghezi (Mondadori, 1966), trad. it. S. Quasimodo

Nichita Stănescu

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Racconto sentimentale

In seguito ci vedevamo sempre più spesso.
Io stavo a un’estremità dell’ora,
tu − all’altra,
come le due anse di un’anfora.
Solo le parole volavano fra di noi,
avanti e indietro.
Il loro vortice pareva essere quasi visto,
e all’improvviso,
piegavo un ginocchio,
e poggiavo il gomito a terra,
solo per vedere l’erba inclinata
dalla caduta di qualche parola,
come sotto la zampa di un leone in corsa.
Le parole ruotavano, ruotavano fra di noi,
avanti e indietro,
e quanto più ti amavo, tanto più
ripetevano, in un vortice quasi visibile,
la struttura della materia, dall’inizio.

 

La guerra delle parole (Le Lettere, 1999), trad. it. F. Del Fabbro, A. Tondini

Elena Vlădăreanu

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identify myself

fino a quando sarò una giovane rappresentante della poesia romena.
continuerò a scrivere poesie orribilmente femminili,
a essere talmente uncool e unsexy.
a 35 anni, che si scriverà dopo elena vladareanu, virgola.
dov’è il mio umorismo. come sto messa col mio networking.
sono in corrispondenza con un giornalista austriaco
con un artista plastico berlinese
con un autore messicano di haiku che vive a praga
– forse questo conta di più? –
con alcuni intellettuali albanesi
ma questo è inutile menzionarlo.
come posso dormire fra due guanciali.
mi sbatto abbastanza perché la mia letteratura venga tradotta.
è migliorato il mio inglese dopo una settimana a new york.
ho iniziato a scrivere il libro del secolo.
ho fatto domanda per borse di studio ho fatto incetta di referenze
ho vinto alcuni premi ho un cv impressionante
ho capito le regole del gioco come muovermi con la diplomazia
quanto spesso è presente il mio nome su google
e in quante pagine in inglese

in fondo non sono che una brava ragazza.
porto con me un corredo di propositi da scrittore,
ho sogni borghesi,
voglio casa e bambino.
voglio amarti fino alla fine del mondo.

 

da spazio privato (Pietre Vive, 2016), trad. it. G. Di Palma

Nina Cassian

nina cassian

 

Sereno

Sarà un tempo sereno, un tempo da inni.
Con un sol gesto l’aria fenderò,
pronuncerò solo parole immacolate.
Dirò “cielo”, “fonte”, dirò “sole”
e “lacrima” e “musica”, “immunità”.
Sarà il tempo in cui il mio ricordo
non sarà sfiorato da eco di massacri
ma da aliti soavi di poesia
ché a volte anche il sangue alita.
Di tutto quel che un tempo era promiscuo
conservo solo il sacro e mossa al perdono
loderò i contrasti perdonanti.
Dirò “cielo” e “sole” ma anche “musica”
e sarà “sole”, “musica” e “cielo”
intorno a me e intorno al mondo.
Le vocali assumeranno, naturali, la loro gloriosa aureola.
E verrà il tempo sonoro, scintillante,
un tempo solenne e puro, un tempo da inni
e verrà un giorno il tempo! Oh se verrà!

 

C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (Adelphi, 2013), trad. it. A. N. Bernacchia, O. Fatica

Ana Blandiana

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Per scelta mia

Ho cominciato con poco, senza una vera colpa,
un gesto mancato, un sorriso trattenuto,
e quale ecatombe di cari morti ora –
per scelta mia, per scelta mia, per scelta mia,
interdetto, punito, soppresso.
Da tempo è scomparsa ogni solidarietà fra me
e gli alberi
e il cenno della fonte che mi avvertiva
quando era avvelenata.
Me ne starò ferma, quando gli uccelli imparano a volare
per paura se mi avvicinano
che io li uccida?
Quando le serpi si nascondono in terra,
i vermi nelle mele,
e l’erba più non osa nei dintorni
accogliere le foglie che cadono?
Quando, atterrito, l’universo contempla in me
un senno che non mi aveva dato?

 

Un tempo gli alberi avevano occhi (Donzelli, 2004), trad. it. B. Frabotta, B. Mazzoni