Federico Italiano

italiano

Nascita di una stanza

Come si popolano le stanze dell’uomo,
un giorno s’aggiunge una sedia di legno scuro,
poi un acquario,
col pesciolino dell’ultima abitazione,
una pianticella sulla mensola alla finestra,
e sul pavimento un tappeto
acquistato per caso un sabato, al mercatino delle pulci.
Si dispongono i libri, ben sapendo che è un fronte
steso contro l’ospite.
Il lavabo quasi sparisce tra tubetti di dentifricio,
spazzolini, bicchieri e flaconcini vari.
I consumi hanno la loro estetica, stanno
al tavolo come guardie incanutite di merende trascorse,
un barattolo vuoto, che lascia intuire una crema di nocciola,
due bucce d’arancia mai spostate, per il profumo
gratuito che suggeriscono alla mente.
Le candele hanno una funzione doganale,
segnano il passo del tempo, scovano il maltolto.
La stanza del mio nuovo vicino è più o meno simile,
ha compiuto tre anni, sarà presto abbandonata.

La mia è ancora bianca, vi abito da poco,
è una porzione ospedaliera del sonno, illuminata
da una lampada da studio e da qualche candela alle prime armi.
I miei libri stanno secchi sulle mensole, parlano
di una malattia achabiana, ancora non risolta.
La scrivania è crudelmente – e così la lascio – alla finestra,
vedo luci intermittenti accendersi nel palazzo vicino.
La finestra è una pupilla, io il liquido oculare.
Dall’altra parte, studiano, litigano, s’amano, mangiano,
li lascio fare, non intervengo, ho deciso un piano d’azione
svizzero, non mi tireranno fuori di qui,
non prima che la mia stanza abbia preso un aspetto più umano.

 

Un esilio perfetto: poesie scelte 2000-2015 (Feltrinelli, 2015)

Valentina Colonna

valentina colonna

Sto partendo. Non resto che io
alla solita entrata nuova.

Ho posato la mia valigia
davanti a una porta, ieri,
primo piano,
all’ora del sole sui tavoli,
quando la Mole ride.

La ginestra perde per strada
e le rose emanano
l’ultima aria in abito scuro.

Al saluto di mani il mio sorriso apre
e muore. È nei capelli
che passa il feretro dei ricordi.

Oggi sospeso il tempo ferma.
Domani partirò.

Di te non mi resta che tutto.

 

La cadenza sospesa (Nino Aragno, 2015)

Bianca Dorato

Bianca Dorato 3

La primavera

Ancora, quest’anno, io cercherò il luogo
la piccola valle dove i falchi hanno
un nascondiglio per l’amore: già ora si cercano
volteggiando sopra la pietraia,
ed io sento il grido ed il lacerarsi dell’aria
al passare delle ali: dentro al cuore io lo sento,
quando il gemito della neve che si scioglie
così lungamente canta: ed essi si levano, alti,
ali possenti ad afferrare il cielo e insieme
volano e bevono lo splendore. Vi sono,
lassù, dei luoghi, fra i cespugli e le pietre,
dove così tenera e così novella l’erba
ora germoglia. E viene il tempo beato
che così limpido divampa in noi il cielo,
così forte il grido; e li guardo, essi, che vanno
con volo fermo alle correnti pure
candide della luce, e al culmine del desiderio si sfiorano,
con alte grida. Tutto è per essi, lassù:
essi soli possiedono il cielo profondo, essi soli
che ebbri di gioia cantano la loro follia:
sotto il volo, la terra che si ridesta.

 

I lenti giorni. Poesie 1984-2006 (Fabrizio Serra Editore, 2008)

Maria Luisa Spaziani

Maria Luisa Spaziani

Lettera 1951

Natale altro non è che quest’immenso
silenzio che dilaga per le strade,
dove platani ciechi
ridono con la neve,

altro non è che fondere a distanza
le nostre solitudini,
sopra i molli sargassi
stendere nella notte un ponte d’oro.

Sono qui, col tuo dono che m’illumina
di dieci stelle-lune,
trasognata guidandomi per mano
dove vibra un riverbero
di fuochi e di lanterne (verde e viola),
di girandole e insegne di caffè.

Van Gogh, Parigi azzurra…
Un pino a destra
per appendervi quattro nostalgie
e la mia fede in te, bianca cometa
in cima.

 

L’incanto di Natale (Einaudi, 2012)

Maria Luisa Spaziani

Maria Luisa Spaziani

 

L’eloquenza

Con timoroso stupore accedo alla tua nudità
(guizza il pesce di marzo della luce),
inguini, anfratti, e già un corallo pallido
di vene traccia mappe d’eldorado,

Dormi, e il silenzio è cembalo stregato
che ci percorre il sangue ricongiunto.
Scivola sul pendio di neve azzurra
la mano-luna in brividi e tepori.

Amarti… Ma il linguaggio è una gabbietta
di cornacchie assai rauche. La più saggia
eloquenza sarà tacerti accanto,
mio germoglio che dormi nella neve.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2012)

Carlo Betocchi

carlo-betocchi

 

Rotonda terra; scena che si ripete,
in te, del saluto serale: consuetudine
mia planetaria, con te e i tuoi tramonti:
trasalimento, di tegola in tegola,
del mio vivere che se ne va col tuo
trapassare, lume diurno, lento,
sul tetto davanti casa; e mio formarsi,
intanto, un petto come di colomba;
e metter piume amorose per la notte
che viene; ravvolgermi unitario
con essa: pigolìo interiore; perdita
dell’umano: divenir mio universale.

 

Poesie del sabato (Mondadori, 1980)