Riccardo Canaletti


L’iride nel pomeriggio
contro un terrazzo
e l’ombrellone, il grande fiore
bianco della nostra
prima estate.

È come nascere
rivivere l’infanzia
in un campo d’oratorio
la merenda, la scarna
preghiera e il rapido
tornare a rete.

Ora so dov’eri
nel suono delle campane
nel cerchio d’ombra
di una quercia dove sedevo
a guardare la partita.

Verso la foce (Interno Libri Edizioni, 2024)

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Remo Pagnanelli



Novantesimo

Non se ne dà per inteso
Svaria sull’ala e continua
Come se nulla fosse accaduto
Ma non è vero e non può
Non sentirne il peso
Via via che l’angolo si avvicina…
E allora lo batte cercando la testa
Di un compagno – che pensi per lui,
Che pensi lui a cacciarla nella rete –
Tornandosene indietro alla difesa
Consegnando tutta la sua esperienza
Negli assedi e nelle fughe
Ora più di nulla preoccupato.

Rivista “Poesia” (n.208, settembre 2006), Crocetti ed.

Remo Pagnanelli


Vorrei fare una lunga vacanza nella terra.
Mie notizie porterebbe il vetro del mare o qualche animale
dal mugugno impigliato nel trabocchetto del buio.
A chi volesse trasmigrerei nelle stagioni intermedie
il fresco dal mio sottocutaneo (la terra
si raffredda più presto del mare), risolto
nel minerale, spesso in simbiosi col vegetale,
assoggettato in altra specie dall’acqua che disperde,
in più sciolto da ogni esperimento di corporeità.

 

Le poesie (Il lavoro editoriale, 2000)

Umberto Piersanti


Greppi

greppi, non burroni,
colli o fossi,
greppi amati
dove con la sorella per la mano
colsi il muschio gelato
del dicembre
in un’età remota
così remota
che il sogno non uguaglia,
greppi che il pruno
imbianca a marzo
e il lupino ricopre
d’un suo rosso acceso
quando il sole scende
così tardo sul Carpegna
e fa i campi arancioni
giù fino al mare,
greppi attorno alla casa
dell’antico dove scendo
col padre tra i filari
di limpido bianchello,
delle fiamme odorose
di bersigana

quante volte
sdraiato sul falasco
hai visto la poiana
alzarsi in volo,
la biscia scivolare
tra sassi bianchi,
scendere le palombe
alla marina
e tra le nevi di febbraio
fugaci
l’elleboro precedere
ogni altro fiore

e poi gli amori
giocati tra l’erbe
le cosce bionde e brune
i capelli sciolti,
la più felice è l’ora
che s’inoltra
come quel vento azzurro
tra fitti greppi

più d’ogni ruga
che salga alla fronte,
più della vista
che s’appanna e confonde,
è il ginocchio che si piega
e non tende
a fare cupo il giorno
gelato il sangue

greppi, greppi amati
più non salgo
tra voi
col vento in faccia,
anche sul piano
ora arduo è il cammino,
goffo e incerto
striscia il passo
sul terreno,
se tenta di salire
i greppi verdi
non s’inarca il ginocchio
ma si piega,
restano le erbe
e i fiori così distanti

solo un poco
conforta la memoria
dei greppi luminosi
e le vicende
così perse e remote,
così presenti

 

 

© Inedito di Umberto Piersanti (Gennaio 2017)

© Foto di Dino Ignani

Umberto Piersanti


La giostra

ah, quella giostra antica
nella ressa di scooter
di ragazze vocianti, luminose
dentro jeans stretti
e falsotrasandati,
dei fuoristrada rossi
sul lungomare,
escono da ogni porta,
da ogni strada,
straripano nell’aria che già avvampa,
è l’ ora che precede
dolce la sera

ma nessuno che salga
sui cavalli, di legno
coi pennacchi e quella tromba
gialla, come nel libro
di letture, la musica
distante e incantata,
quella che rese altri
le zucche e i rospi

li c’era una ragazza
tutta sola,
vestita da Pierrot
la faccia bianca,
nessuno che prendesse
i bei croccanti,
lo zucchero filato
dalla sua mano

Jacopo che tra gli altri
passa, senza guardare,
dondola il grande corpo
e li sovrasta,
abbracciò un cavallo
e poi pendeva
dopo riuscì ad alzarsi,
rise forte

figlio che giri solo
nella giostra,
quegli altri la rifiutano
così antica e lenta,
ma il padre t’aspetta,
sgomento ed appartato
dietro il tronco,
che il tuo sorriso mite
t’accompagni
nel cerchio della giostra,
nella zattera dove stai
senza compagni

 

Nel tempo che precede (Einaudi, 2002)

© Foto di Dino Ignani

Franca Mancinelli


Sei stanca. Stai facendo spuntare le gemme. Le scorze si frangono, non resistono più. Con gli occhi chiusi continui a lottare. La terra è una roccia, si sbriciola in ghiaia sottile. È una parete e una porta. Continua a dormire. Le foglie si parlano fraterne. Dal cuore alla cima della chioma, stanno iniziando una frase per te.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

© Foto di Dino Ignani

Alessandro Moscè


Stazione di Roma

L’ombra immobile di Roma Termini
dove i maghrebini fumano sigari
scorre nell’aldilà
e si sente la purezza
nelle facce occhialute di chi si affretta ai binari,
di chi si affaccia dal finestrino dell’Intercity
che sfila via indolente.
La messicana chiede l’elemosina al binario 6
e sui capelli corvini si posa una mosca
mentre l’abusivo vende giornali e fazzoletti
agli studenti che si accodano.
Nella metropolitana buia
ci sono amori da reinventare
in una routine che non è più
nel ritardo della Freccia Rossa,
nel canto di un barbone senza fiato,
nella morsa di un biglietto da timbrare

 

© Inedito di Alessandro Moscè

Francesco Scarabicchi


Mi condanna l’azzurro delle vene,
l’ombra lontana che non sa tornare,
le lettere del nome femminili.

Chissà dov’ero prima d’esser qui,
chissà chi ero prima d’esser te
che scivoli discreta da un foulard
e sei un numero civico, una via
del chiuso mondo che mi tiene fuori.


L’ora felice
(Donzelli, 2010)

© Foto di Dino Ignani

Laura Corraducci

laura-corraducci

alla fine anche tu ci sei arrivato
a guardare il bicchiere dal suo fondo
a spegnere il telefono dentro la tasca
a scrostare tutti i muri per vedere
quali segreti possono nascondere
in mezzo al rosso spento de i mattoni
a cercarla nelle pagine dei libri
ad annusarla nell’aria della notte
a scoprirti felice su di un letto dove
le lenzuola sono barche per il mare
con un’unica vela che si spiega
a soli pochi centimetri dal collo

 

© Inedito di Laura Corraducci