Luca Vaglio


i neon bianchi della esso
di via galvani accendono le lamiere
delle macchine ferme per la benzina
mutano la vibrazione dei colori
la fanno scartare verso il freddo
lungo lo spettro visibile
quasi a mostrare nella notte
l’ipotesi piccola di un’epifania:
prima e dopo solo lampioni
di fioca luce arancione, eco debole
di motori, cemento e asfalto
e ancora fari bassi a segnare la strada

 

Il mondo nel cerchio di cinque metri (Marco Saya, 2018)

Claudio Damiani


Miei contemporanei
di questo tempo instabile
dove, lasciato un trapezio,
non abbiamo ancora afferrato l’altro
– noi equilibristi, più che trapezisti –
non siate in angoscia pensando
di essere nati troppo presto
per vedere l’allungamento della vita
come un elastico viscido,
non pensiate di essere gli ultimi
a morire, proprio scarognati,
non fate come Ray Kurzweil
che fa una dieta di farmaci
per vivere fino alla singolarità
e che se non ce la farà si farà ibernare
perché qualcuno poi, forse, lo venga a svegliare.

© Inedito da Prima di nascere

Antonietta Gnerre


Il pavimento forma un verso.
E qui, dove invento una casa nella tua,
poggio le mani sui muri ancora caldi
dell’ultima estate.
Le poggio per misurare chi siamo.

Gli ulivi ci attendono nascosti.
Ora, ad esempio, anche loro stanno fissando
le formiche che trasportano un chicco di grano.

Il verso si completa con la luce che arriva
dalle persiane
tra i nomi delle formiche
che ci osservano.

 

© Inedito di Antonietta Gnerre

Luca Pizzolitto

Notte di dicembre

Da dove vieni
e dove stai andando
con quel sorriso
madreperla che rischiara
la notte e affondi
le labbra in un bicchiere
rosa socchiudi gli occhi
respiri come se il mondo
non avesse mai pace.

L’amore si rompe
sotto un cielo di stelle,
non trovo parole.

Vorrei stringerti ancora
e danzare sentendo
il profumo del collo
sapere il tuo nome.
Vorrei parlarti di me
delle solitudini al mattino
le notti gravide di attese
gli anni brina che
si sciolgono in pochi istanti
o in un bacio rubato
alle stelle, stanotte.

Da dove vieni
e dove stai andando,
la musica soffoca pensieri.
Resto seduto vicino
al banco di luci al neon,
osservando te che
ti volti di spalle e
come una piuma
scivoli giù.

 

Il silenzio necessario (Transeuropa, 2017)

Alida Airaghi

Se gli arriva al di là degli spazi
sepolti e persi, oltre i cieli
le galassie gli universi;
se riesce a giungere a lui, leggera,
sottile come un soffio,
la preghiera incredula e viva
di uno che ha paura ma chiede
che lui ascolti; fosse solo per questo,
per questa minima fede,
dovrebbe esistere e rispondere,
esserci,
anche se non si vede.

 

Un diverso lontano (Manni, 2003)

Valerio Grutt


Dove non arriva la scienza
si apre questo cielo spaccato
sulle antenne di Roma
si apre questo cuore di scavi
di tunnel, martoriato
dalle scavatrici, cuore voragine
sotto questo cielo di Roma.
Dove non arriva la scienza
arriviamo noi, con le carezze
tremanti, i girasoli in mano
noi che camminando graffiamo
il parquet con la suola delle scarpe
e rimaniamo imbambolati
vedendo la morte che ogni giorno
ti visita gli occhi un po’ di più.
Ma sappiamo o almeno io so:
questo male che ti sgonfia i polmoni
sarà trasmutato oggi o domani
sarà ritornato da dove era venuto
giorno remoto, buio di galassie
tra i cuscini del divano
e noi ci rivedremo, senza il peso
dei bagagli a mano
in una stazione bianca
al centro perfetto del bene.

 

Dammi tue notizie e un bacio a tutti (Interno Poesia, 2018)

PREORDINA ORA IL LIBRO

© Foto di Dino Ignani

Fernando Bandini


Versi d’amore

Mi sono detto: bisogna scrivere
versi d’amore,
e ho preso la bava di una lumaca
e ne ho fatto ceralacca per sigillo
di lettere piene di sospiri,
e ho preso sangue di rondine
per farne inchiostro di parole chiare
e ho preso sudore di piedi in corsa
per farne ali di cuori ansanti.

Fallimento. La porta non riceve
che la sua chiave
e chi reca grimaldelli è colpevole.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2018)

© Foto di Andrea Lomazzi

Maria Grazia Calandrone

Ma il mio amore non smette

Non toccarmi, non sono questa cenere
né la salvezza
della carne viva
non la rosa
ma il canto
di una cosa.

Non toccarmi, non sento più dolore
dell’oggetto composto in tutti i sensi
da superfici: strati
di bianco
fino nel buio della profondità, steli d’aria
dal cuore che è
statue in elevazione
uno stato di cose senza sguardo.

Non toccarmi, non ho più intelligenza
dell’albero che ciecamente frutta.
Ho sentito qualcosa che sovrastava.
Ho sentito che siamo incorruttibili.
Ecco allora i bambini
monumenti alla gioia
del corpo quando è forte
più del dolore, monumenti su coppe di silenzio
e un rumore di botole su lastre bianche.

Non toccarmi, sono la pietra bianca
e l’animale sotto la sua luce senza oggetto
e la parte profonda del cielo come una tunica di rovi
e il ruotare dei rovi.
Sotto il sasso c’è un rivolo di sangue, un insetto
senza speranza
e senza dolore
ma il suo canto si spegnerà per ultimo.

Non toccarmi, ho sognato che in cielo
ruotavano i pianeti e io tra quelli
portavo il cuore
esposto, perché la terra è piccola per il dolore
ma qualcosa perdeva sangue, ancora.

 

Il bene morale (Crocetti, 2017)

© Foto di Dino Ignani

Salvatore Quasimodo


Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

 

Acque e terra (Solaria, 1930)

Gianluca Garrapa


scatole di luce. scatole di aria. scatole di scatole. piene di cornamuse. piene di fluidi. piene di sigarette ambassador. piene di caramelle mou. ventilatori spenti. occhiali spenti. capelli spenti. orecchini. davanzali schittati di merda di piccione. cantine invase dall’acqua coi topi dentro ciambelle di ammonio. tricicli inforcati da lucertole. come nel sogno di mia sorella. ecco disse queste cose io. non le capisco assai. ma sono belle come i fiori secchi. nelle scatole di luce.

 

Di fantasmi e stasi. Transizioni (Arcipelago Itaca, 2017)