Adriano Spatola


1. Gennaio, forse

Neve e sale sono sentimenti dilatati
pensieri pensati per pensare con prudenza
a gesti intimi e alieni di un diagramma
che la vita offre appena sconsacrato
in giochi 0 enigmi in segni rosicchiati
nella zona sensibile della cute rugosa
del corpo congelato nell’apposito ghiaccio
parlo del suo corpo sbagliato e provocante
neve e sale sono un convincimento insultante
autolesionista insanguinato irritante
ma la pigmentazione è leggera e posata
strofinata con dita fredde e unghie corte
sbadatamente colpevoli di un po’ di morte
non per questo insincere o incapaci
anzi tenaci anche se troppo meccaniche
troppo umide bagnate oppure rugiadose
nel bianco della neve e del sale accecante
che il tempo nel frattempo può accumulare
intenerito per le vere verità che verranno
in gennaio che è il primo mese dell’anno

 

La piegatura del foglio (Guida, 1983)

Gisella Genna


Dite ai miei morti di apparirmi
poiché mi sento sola come loro
e non ho più uno specchio
dove guardare altrove.

Dite loro di svegliare il cielo
dal torpore di un tempo finito.

Io non so niente e ancora cerco
tra le volte e il fogliame
un segno, un filo
un’anticipazione.

 

© Inedito di Gisella Genna

Silvia Bre


Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.

 

Marmo (Einaudi, 2007)

© Foto di Dino Ignani

Luciana Frezza


Quanto fa male amore
tardiva carezza
sulla nuca infestata
di pidocchi neri.
Marito
non capito
vendicativo senza
farmi capire
inevitabile divergenza
io l’incrociato sorriso
volevo – ricordo due dita
un giorno sulla gota per caso
sotto l’arco del salotto quasi
una cresima
tu partecipazione
al tuo lavoro io
che non ne davo troppa
neanche al mio
Parlare volevo magari
non troppo non troppo spesso
di noi.

 

Comunione col fuoco (Editori Internazionali Riuniti, 2013)

© Foto di Dino Ignani

Fabio Donalisio


ci sono tante cose
e poi le porte, chiuse, ovunque;
fai a meno di chiederti cosa celano
cosa c’è dietro (ti raccomando
o forse prego): sarà comunque
meno, il segno; vivi sommesso
ma fiero attorno al sogno – lui
ti definisce, non dice come
la parola – valica (si sale)
il passo della vita che cavalca
sola; toccala, per quel che vale
e, davvero, cerca di non farle
male

 

Ambienti saturi (Amos, 2017)

© Foto di Gaetano Bellone

Simona Cerri Spinelli


“Andiamo a prendere un po’ d’aria”.
Avrei voluto vederlo restare e piangere
nella strada di fango.

Non temere niente dai sogni,
se dormendo vedi qualcosa di terribile
non è un annuncio di catastrofe,
è il mio pensiero che affonda.


Al centro dei rovesci
(Interno Poesia Editore, 2018)

Paolo Ruffilli


Non fu curiosità
e non fu noia
la cosa che mi spinse
e mi ha smarrito…
fu anzi la coscienza
minuziosa
di me e del mondo
a muovere e guidare
i passi ignoti
del mio precipitare.
Il mondo ed io,
corrispondenze esatte:
pietra senza labbro
e labbra senza verbo,
per quanto inseguo
e cerco.
Più che fuggire
gli sono andato
incontro,
ma niente ho mai
subito o abbandonato.
Ho sempre scelto,
e ho attaccato,
per ultimo me stesso…
né rinunciato affatto.
Ho scelto e amato,
sbagliando, sì,
e avendola aggredita
ho guardato in faccia,
tagliata, la mia vita.

 

Le stanze del cielo (Marsilio, 2008)

Melania Panico


Le verità le ammassiamo nella neve
le sistemiamo sul letto sfatto – tutto fuori posto
ora che tra te e me ho messo questo lungo corridoio di sì
di parole sfiancate
sono diventate bianche
sfinite inutili come noi come padre e figlia come noi
e la finestra è rifugio o parere
la finestra dice che siamo oltre

dalla strada arriva un grido in controluce
è la perseveranza il tempio la vetta
è riempirsi di comprensione
che bella parola comprensione
il senso delle mie mani nelle tue
una marcia – il destino pattuito

 

 

© Inedito di Melania Panico

© Foto di Matteo Anatrella

Valerio Grutt

Da bambino passavo sotto ai tramonti
inseguivo Indiana Jones nel bosco di Capodimonte.
Ora sto da cinque ore sul lungomare
e mi pare di esserci nato come una cozza.
Pullman non mi portare lontano
rivedo mio padre in una nuvola di capelli
che aspetta le stelle di capodanno
gli tendo la mano e sono di nuovo figlio suo
e figlio di me stesso.

 


AA. VV. Fuoco. Terra. Aria. Acqua.
(Terra d’Ulivi, 2017)

© Foto di Dino Ignani

Ada Negri

Cade la neve

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieve
volteggiando, la neve
cade.

Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa,
stanca.

In mille immote forme
sui tetti e sui camini
sui cippi e sui giardini,
dorme.

Tutto d’intorno è pace,
chiuso in un oblìo profondo,
indifferente il mondo
tace.

 

Poesie (Mondadori, 1948)