Seamus Heaney

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The Milk Factory

Scuts of froth swirled from the discharge pipe.
We halted on the other bank and watched
A milky water run from the pierced side
Of milk itself, the crock of its substance spilt
Across white limbo floors where shift-workers
Waded round the clock, and the factory
Kept its distance like a bright-decked star ship.

There we go, soft-eyed calves of the dew,
Astonished and assumed into florescence.

 

*

 

La centrale del latte

Code di schiuma sgorgavano dal condotto di scarico.
Ci siamo fermati sull’altro lato per guardare
Un’acqua lattea scorrere da un fianco perforato
Del latte stesso, il vaso della sua sostanza versato
Sul limbo bianco dei pavimenti dove i turnisti
Si muovevano a guado giorno e notte, e la centrale
Si teneva a distanza come un’astronave dai ponti lucenti.

E siamo qui, vitelli rugiadosi dai dolci occhi,
Attoniti e assunti dentro la fluorescenza.

 

La lanterna di biancospino (Guanda, 2015) a cura di F. Romana Paci

William B. Yeats

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When you are old

When you are old and grey and full of sleep,
And nodding by the fire, take down this book,
And slowly read, and dream of the soft look
Your eyes had once, and of their shadows deep;

How many loved your moments of glad grace,
And loved your beauty with love false or true,
But one man loved the pilgrim soul in you,
And loved the sorrows of your changing face;

And bending down beside the glowing bars,
Murmur, a little sadly, how Love fled
And paced upon the mountains overhead
And hid his face amid a crowd of stars.

 

*

 

Quando sarai vecchia

Quando sarai vecchia, grigia, piena di sonno
e ciondolante accanto al fuoco, prendi questo libro
e leggilo con calma, sogna il morbido sguardo
dei tuoi occhi di un tempo, il loro fondo d’ombra.

Molti hanno amato i tuoi momenti di grazia spensierata
e hanno amato d’amore vero o falso la tua bellezza
ma uno solo ha amato l’anima in te pellegrina
e le pene del tuo viso che cambiava.

In bilico sui ceppi scintillanti, appena triste
riepiloga tu in un soffio com’è fuggito Amore
e di quanto ha sorvolato le montagne
e in che folla di stelle ha nascosto il suo volto.

 

Blue and blue : un’antologia di poeti anglo-irlandesi-americani (Sometti, 2000), a cura di A. Bertoni

Eavan Boland

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Amber

It never mattered that there was once a vast grieving:

trees on their hillsides, in their groves, weeping—
a plastic gold dropping

through seasons and centuries to the ground—
until now.

On this fine September afternoon from which you are absent
I am holding, as if my hand could store it,
an ornament of amber

you once gave me.

Reason says this:
The dead cannot see the living.
The living will never see the dead again.

The clear air we need to find each other in is
gone forever, yet

this resin once
collected seeds, leaves and even small feathers as it fell
and fell

which now in a sunny atmosphere seem as alive as
they ever were

as though the past could be present and memory itself
a Baltic honey—

a chafing at the edges of the seen, a showing off of just how much
can be kept safe

inside a flawed translucence.

 

*

 

Ambra

Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:

gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono –
un oro di plastica che cola

a terra per secoli e stagioni –
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi.
i vivi non rivedranno i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e anche piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai

come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un baltico miele–

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione di solo quello
che si può conservare

in un’imperfetta traslucenza.

 

Tempo e violenza (Le Lettere, 2010), a cura G. Sensi e A. Sirotti

Seamus Heaney

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Seguace

Mio padre lavorava con l’aratro a cavalli,
Le spalle arrotondate una vela spiegata
Tra le stegole e il solco.
I cavalli tiravano al suo schiocco di lingua.

Un esperto. Metteva in posizione il versoio
E inseriva la punta d’acciaio del vomere lucente.
Rotolava di lato la zolla senza rompersi.
In capo alla striscia, una sola tirata

Di redini, la pariglia sudata si girava
Tornava indietro nel campo. Lui stringeva
L’occhio e squadrava il terreno,
E faceva una mappa esatta del solco.

Io caracollavo nella sua scia chiodata,
Cadevo qualche volta sulla lucida zolla;
Ogni tanto mi portava a cavalcioni in spalla
E andavo su e giù con il suo passo.

Volevo diventar grande per saper arare,
Chiudere l’occhio, irrigidire il braccio.
Tutto quel che ho mai fatto era seguirlo
In giro per la fattoria nella sua grande ombra.

Ero un fastidio, inciampavo, cadevo in terra,
Mugolavo continuamente. Ma oggi
È mio padre che continua a barcollarmi
Dietro, e non se ne vuole andare.

 

Portami ancora per mano. Poesie per il padre (Crocetti, 2001)

Paul Durcan

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Il centro dell’universo

Quando spingo il carrello in giro per il supermercato,
sono il centro dell’universo;
su e giù per le corsie dei fagioli e dei succhi,
sono il centro dell’universo;
che vivo solo non è importante;
che sono un amante mollato non è importante;
che nuoto nel mio lavoro come un pesce fuor d’acqua non è importante;
sono il centro dell’universo.

Sono sempre qui, se hai bisogno –
sono il centro dell’universo.

 

da Blue and Blue: un’antologia di poeti anglo-irlandesi-americani (Sometti, 2000), trad. it. A. Bertoni

Samuel Beckett

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cosa farei mai senza questo mondo senza volto né domande
dove essere non dura che un istante in cui ciascun istante
si rovescia nel vuoto nell’oblio d’essere stato
senza quest’onda dove infine
sprofonderanno insieme corpo e ombra
cosa farei mai senza questo silenzio abisso di bisbigli
furiosamente anelante il soccorso l’amore
senza questo cielo che s’innalza
sulla polvere delle sue zavorre

cosa farei mai farei come ieri come oggi
guardando dal mio oblò se non sono solo
a vagare e girare lontano da ogni vita
in uno spazio di marionetta
senza voce fra le voci
conchiuse in me

 

Le poesie (Einaudi, 2006), trad. it. Gabriele Frasca