W.H. Auden

Auden14

O Tell Me The Truth About Love

Some say love’s a little boy,
And some say it’s a bird,
Some say it makes the world go round,
Some say that’s absurd,
And when I asked the man next door,
Who looked as if he knew,
His wife got very cross indeed,
And said it wouldn’t do.

Does it look like a pair of pyjamas,
Or the ham in a temperance hotel?
Does its odour remind one of llamas,
Or has it a comforting smell?
Is it prickly to touch as a hedge is,
Or soft as eiderdown fluff?
Is it sharp or quite smooth at the edges?
O tell me the truth about love.

Our history books refer to it
In cryptic little notes,
It’s quite a common topic on
The Transatlantic boats;
I’ve found the subject mentioned in
Accounts of suicides,
And even seen it scribbled on
The backs of railway guides.

Does it howl like a hungry Alsatian,
Or boom like a military band?
Could one give a first-rate imitation
On a saw or a Steinway Grand?
Is its singing at parties a riot?
Does it only like Classical stuff?
Will it stop when one wants to be quiet?
O tell me the truth about love.

I looked inside the summer-house;
It wasn’t even there;
I tried the Thames at Maidenhead,
And Brighton’s bracing air.
I don’t know what the blackbird sang,
Or what the tulip said;
But it wasn’t in the chicken-run,
Or underneath the bed.

Can it pull extraordinary faces?
Is it usually sick on a swing?
Does it spend all its time at the races,
or fiddling with pieces of string?
Has it views of its own about money?
Does it think Patriotism enough?
Are its stories vulgar but funny?
O tell me the truth about love.

When it comes, will it come without warning
Just as I’m picking my nose?
Will it knock on my door in the morning,
Or tread in the bus on my toes?
Will it come like a change in the weather?
Will its greeting be courteous or rough?
Will it alter my life altogether?
O tell me the truth about love.

 

*

 

La verità, vi prego, sull’amore

Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un’assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E’ pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E’ un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Mi hanno detto che non puoi dimenticare
quello che provi quando lo incontri,
l’ho cercato da quando ero un bambino
ma non l’ho ancora trovato:
sto per avere trentacinque anni
e ancora non so
che tipo di creatura può essere
che riesce a turbare così.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.

 

La verità, vi prego, sull’amore (Adelphi, 1994), trad. it. G. Forti

Geoffrey Hill

geoffrey_hill

Love, oh my love, it will come
Sure enough! A storm
Broods over the dry earth all day.
At night the shutters throb in its downpour.

The metaphor holds; is a snug house.
You are outside, lost somewhere. I find myself
Devouring verses of stranger passion
And exile. The exact words

Are fed into my blank hunger for you.

 

*

 

Amore, oh amore mio, verrà,
Sicuro! Un temporale
Cova sempre la terra secca tutto il giorno.
Di notte le persiane pulsano nel suo scroscio.

La metafora regge; è una casa accogliente.
Tu sei fuori, perduta chissà dove. Mi trovo
A divorare versi di più strana passione
Ed esilio. Le parole esatte

Alimentano la mia vuota fame di te.

 

 

Giovani poeti inglesi (Einaudi, 1976) trad. it. R. Oliva

© Foto di Judith Aronson

Simon Marsh

marsh

Calmo

we’re all on something
I’ll choose yours if you choose mine
I sought the weedy waters
till my shell grew back
avoided dark asphalt
nights condensed electrically
but now a canopy of slate bleeds east
arrests an oceanic sense of loss
I was counting on you to calm me down
to shore up shaky terrains of doubt
the radio astrologer says
there’s mercury in my sign
but fails to mention
the base metals in my heart

 

*


Calmo

dipendiamo tutti da qualche cosa
sceglierò la tua se tu scegli la mia
ho cercato le acque erbose
fino a farmi ricrescere il guscio
ho evitato l’asfalto scuro
notti condensate dall’elettricità
ma ora un baldacchino di ardesia sanguina a est
arresta un senso di perdita oceanico
contavo su di te per calmarmi
per puntellare incerti terrapieni di dubbio
l’astrologo della radio dice
che nel mio segno c’è mercurio
ma non fa menzione
dei metalli vili che ho nel cuore

 

Stanze (Coazinzola Press, 2016), versione italiana di Riccardo Duranti

Aleister Crowley

aleister-crowley-poet

Attraverso il mare che sta tra noi due
Io guardo e vedo te, esiliato ma libero
Come i venti che sferzano le vele maestre
Attraverso il mare.

Io resto qui in una tetra schiavitù
In mezzo a queste raffiche invernali di dolore amaro,
E il rammarico per le tue labbra è vano, vano,
Imprigionato dalla inesorabile catena del mondo,
E separato da te. Spirito di Libertà,

Porta il sole dei miei baci, la pioggia delle mie lacrime
A colui che amo, il quale forse un giorno amerà me,
Ed allietalo con il mio canto d’amore
Attraverso il mare.

 

Macchie bianche (Diana, 2016), trad. it. C. Freddi

W. H. Auden

Auden14

At Last the Secret is Out

At last the secret is out,
as it always must come in the end,
The delicious story is ripe
to tell to the intimate friend;
Over the tea-cup and in the square
the tongue has its desire
Still waters run deep, my dear,
and there’s never smoke without fire.

Behind the corpse in the reservoir,
behind the ghost on the links,
Behind the lady who dances
and the man who madly drinks,
Under the look of fatigue,
the attack of migraine and the sigh
There is always another story,
there is more than meets the eye.

For the clear voice suddenly singing,
high up in the convent wall,
The scent of the elder bushes,
the sporting prints in the hall,
The croquet matches in summer,
the handshake, the cough, the kiss,
There is always a wicked secret,
a private reason for this.

 

From: Collected Poems (Modern Library and Faber hardback, 2007)

 

*

 

Alla fine il segreto è rivelato

Come sempre succede presto o tardi,
alla fine il segreto è rivelato;
Delizioso per gli intimi amici
il fatto che oramai va raccontato.
Davanti a un tè e nel mezzo d’una piazza
la lingua dopo tutto fa il suo gioco:
L’acqua cheta rompe i ponti, cari miei,
e se c’è fumo allora c’è anche fuoco.

Dietro il cadavere nella cisterna,
dietro il fantasma che vaga sul prato,
Dietro la donna che vedi ballare,
e dietro l’uomo che beve insensato,
Sotto quel certo aspetto un po’ stanco,
sotto il sospiro e sotto il mal di testa,
Si trova sempre una storia nascosta,
più di quanto s’afferri a prima vista.

Per la voce improvvisa e cristallina
che canta su dal muro del convento,
Il salone delle stampe di caccia,
l’odore del sambuco sottovento,
La tosse, il bacio, la stretta di mano
o le partite a croquet in estate,
Per tutto c’è un segreto malizioso
e, per quello, ragioni riservate.

 

Versione italiana tradotta da Simone Pagliai

Simon Armitage

simon-armitage

 

You’re Beautiful

because you’re classically trained.
I’m ugly because I associate piano wire with strangulation.

You’re beautiful because you stop to read the cards in newsagents’ windows about lost cats and missing dogs.
I’m ugly because of what I did to that jellyfish with a lolly-stick and a big stone.

You’re beautiful because for you, politeness is instinctive, not a marketing campaign.
I’m ugly because desperation is impossible to hide.

Ugly like he is,
Beautiful like hers,
Beautiful like Venus,
Ugly like his,
Beautiful like she is,
Ugly like Mars.

You’re beautiful because you believe in coincidence and the power of thought.
I’m ugly because I proved God to be a mathematical impossibility.

You’re beautiful because you prefer home-made soup to the packet stuff.
I’m ugly because once, at a dinner party, I defended the aristocracy and wasn’t even drunk.

You’re beautiful because you can’t work the remote control.
I’m ugly because of satellite television and twenty-four-hour rolling news.

Ugly like he is,
Beautiful like hers,
Beautiful like Venus,
Ugly like his,
Beautiful like she is,
Ugly like Mars.

You’re beautiful because you cry at weddings as well as funerals.
I’m ugly because I think of children as another species from a different world.

You’re beautiful because you look great in any colour including red.
I’m ugly because I think shopping is strictly for the acquisition of material goods.

You’re beautiful because when you were born, undiscovered planets lined up to peep over the rim of your cradle and lay gifts of gravity and light at your miniature feet.
I’m ugly for saying ‘love at first sight’ is another form of mistaken identity,
and that the most human of all responses is to gloat.

Ugly like he is,
Beautiful like hers,
Beautiful like Venus,
Ugly like his,
Beautiful like she is,
Ugly like Mars.

You’re beautiful because you’ve never seen the inside of a car-wash.
I’m ugly because I always ask for a receipt.

You’re beautiful for sending a box of shoes to the third world.
I’m ugly because I remember the telephone of ex-girlfriends
and the year Schubert was born.

You’re beautiful because you sponsored a parrot in a zoo.
I’m ugly because when I sigh it’s like the slow collapse of a circus tent.

Ugly like he is,
Beautiful like hers,
Beautiful like Venus,
Ugly like his,
Beautiful like she is,
Ugly like Mars.

You’re beautiful because you can point at a man in a uniform and laugh.
I’m ugly because I was a police informer in a previous life.

You’re beautiful because you drink a litre of water and eat three pieces of fruit a day.
I’m ugly for taking the line that a meal without meat is a beautiful woman with one eye.

You’re beautiful because you don’t see love as a competition and you know how to lose.
I’m ugly because I kissed the FA Cup and then held it up to the crowd.

You’re beautiful because of a single buttercup in the top buttonhole of your cardigan.
I’m ugly because I said the World’s Strongest Woman was a muscleman in a dress.

You’re beautiful because you couldn’t live in a lighthouse.
I’m ugly for making hand-shadows in front of the giant bulb, so when they look up, the captains of vessels in distress see the ears of a rabbit, or the eye of a fox, or the legs of a galloping black horse.

Ugly like he is,
Beautiful like hers,
Beautiful like Venus,
Ugly like his,
Beautiful like she is,
Ugly like Mars.

Ugly like he is,
Beautiful like hers,
Beautiful like Venus,
Ugly like his,
Beautiful like she is,
Ugly like Mars.

 

*

 

Tu sei bella

perché hai avuto un’istruzione classica.
Io sono brutto perché associo le corde del pianoforte allo strangolamento.

Tu sei bella perché ti fermi a leggere gli avvisi nelle vetrine dei giornalai, di cani persi e gatti scomparsi.
Io sono brutto per quello che ho fatto a quella medusa con uno stecco di leccalecca e una grossa pietra.

Tu sei bella perché per te il garbo è istintivo, non una campagna di marketing.
Io sono brutto perché la disperazione non si può nascondere.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché credi nelle coincidenze e nel potere del pensiero.
Io sono brutto perché ho dimostrato che Dio è un’impossibilità matematica.

Tu sei bella perché preferisci la minestra fatta in casa a quella che si compra.
Io sono brutto perché una volta a una cena ho difeso l’aristocrazia e non ero neanche ubriaco.

Tu sei bella perché non sai usare il telecomando.
Io sono brutto per la televisione satellitare e le notizie 24h su 24.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché piangi ai matrimoni e anche ai funerali.
Io sono brutto perché considero i bambini un’altra specie di un mondo diverso.

Tu sei bella perché ti stanno benissimo tutti i colori rosso compreso.
Io sono brutto perché concepisco lo shopping solo per l’acquisto di beni materiali.

Tu sei bella perché alla tua nascita pianeti non scoperti hanno fatto la fila per sbirciare sopra la culla lasciando ai tuoi mini-piedini doni di gravità e luce.
Io sono brutto perché dico “amore a prima vista” è solo una forma di identità fraintesa, e che la più umana delle reazioni è gongolare.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché non hai mai visto l’interno di un autolavaggio.
Io sono brutto perché chiedo sempre la ricevuta.
Tu sei bella perché invii una scatola di scarpe al terzo mondo.
Io sono brutto perché ricordo i numeri di telefono delle mie ex
e l’anno di nascita di Schubert.

Tu sei bella perché hai sponsorizzato un pappagallo in uno zoo.
Io sono brutto perché quando sospiro è come il lento crollo di un tendone di circo.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché puoi indicare un uomo in divisa e ridere.
Io sono brutto perché in una vita precedente ero una talpa della polizia.

Tu sei bella perché bevi un litro d’acqua e mangi tre frutti al giorno.
Io sono brutto perché seguo il principio che un pasto senza carne è come una bella donna senza un occhio.

Tu sei bella perché non consideri l’amore una gare e sai perdere.
Io sono brutto perché ho baciato la Coppa d’Inghilterra e l’ho alzata alla folla.

Tu sei bella per un solo ranuncolo nell’asola del tuo cardigan.
Io sono brutto perché ho detto che la Donna più Forte del Mondo era un culturista travestito.

Tu sei bella perché non potresti vivere in un faro.
Io sono brutto perché faccio le ombre cinesi davanti alla lampada così quando i capitani dei natanti in difficoltà guardano vedono le orecchie di un coniglio, o l’occhio di una volpe, o le gambe di un cavallo nero al galoppo.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

 

In cerca di vite già perse (Guanda, 2015), a cura di M. Bocchiola

Zoë Skoulding

ZOE

 

Inventory

tape recorder

reel to reel beginning with
your own voice returning un-
like itself heavier and
thicker in rustles and clicks
of words outside the head where
a life may be erased with
its own sound replaying in
another room relatives
freeze up in the occasion
addressing a future that
doesn’t know them or a child
close to mic go on it’s like
a telephone but it won’t
say anything back hello

 

 

Inventario

registratore

bobina a bobina si inizia con
la tua stessa voce che ritorna di-
versa da sè più pesante e
più spessa in fruscii e scatti
di parole fuori dalla testa dove
una vita può cancellarsi col
proprio suono che si ripete in
un’altra stanza i parenti
si bloccano per l’occasione
rivolgendosi a un futuro che
non li conosce o a un bambino
vicino al microfono vai è come
un telefono solo che non
risponde pronto

 

© Inedito di Zoë Skoulding – versione italiana di Marco Simonelli

Harold Pinter

Harold Pinter

 

God Bless America

Here they go again,
The Yanks in their armoured parade
Chanting their ballads of joy
As they gallop across the big world
Praising America’s God.

The gutters are clogged with the dead
The ones who couldn’t join in
The others refusing to sing
The ones who are losing their voice
The ones who’ve forgotten the tune.

The riders have whips which cut.
Your head rolls onto the sand
Your head is a pool in the dirt
Your head is a stain in the dust
Your eyes have gone out and your nose
Sniffs only the pong of the dead
And all the dead air is alive
With the smell of America’s God.

 

Dio benedica l’America

Ed eccoli che ripartono,
gli yankee corazzati in parata
e intonano ballate festose
da una parte all’altra del mondo al galoppo
rendendo lode al Dio d’America.

I marciapiedi sono ingombri di morti
chi non ha potuto partecipare
chi si è rifiutato di cantare
chi sta perdendo la voce
chi ha scordato le note.

Tagliano, le fruste dei cavalieri.
La testa rotola sulla sabbia
la testa diventa una pozzanghera nella terra
la testa diventa una macchia nella polvere
ti escono gli occhi dalle orbite e il naso
sente solo il tanfo dei morti
ma è viva quell’aria di morte
e puzza del Dio d’America.

 

Poesie d’amore, di silenzio e di guerra (Einaudi, 2004), trad. it. E. Quaggio

Sally Read

sally_read

 

L’attesa

Ti sei calmata quando ti hanno tenuto il viso contro il mio,
come se fossi entrata in casa, al riparo dal vento.
Le tue pupille si dilatavano nel nero,
mi misero a fuoco come telescopi mentre mi guardavi.
Le mie braccia erano addormentate così fu compito loro
strofinare più volte la tua guancia con la mia.
Poi ti portarono fuori a strillare.
Due ore di attesa. Mi tirarono su la pelle
delle gambe per riparare lo strappo che avevi fatto;

mi spinsero in una stanza da sola, i miei pensieri
mozzati dalla morfina, il corpo mezzo andato.
Voglio che tu sappia che ero senza memoria
in quelle ore. La mia vecchia vita come abiti
di ieri: fuori taglia, consumati di sangue.
I miei nervi vigorosi imballati sotto il peso
di gambe addormentate, ma non c’era avvio.
Aspettavo senza speranze o vie d’uscita,
come se stessi aspettando il mio nome.

 

Punto di rottura (La vita felice, 2012), trad. it. L. Magazzeni, A. Sirotti

Foto di Dino Ignani

Ted Hughes

Ted-Hughes-

 

Crow Hill

Le fattorie sono crateri colanti sui
ripidi fianchi sotto le fradicie brughiere:
quando non è vento è pioggia,
nessuno dei quali si ferma sulla soglia:
questa bagna i letti e l’altro scuote i sogni
sotto il sonno che non riesce a rompere.

Tra il mal tempo e la roccia
i contadini fanno un po’ di caldo;
le vacche che dondolano la schiena ossuta,
i maiali sulle zampe delicate
respingono il cielo, calpestano la forza
che alla lunga livellerà queste colline.

Chiuso nella giacca contro le folate di nebbia
percorri i crinali delle rovine.
Quel che umilia queste colline ha alzato
l’arroganza del sangue e delle ossa,
e lanciato il falco nel vento
e acceso la volpe nel gocciolante suolo.

Poesie (Mondadori, 2008), trad. it. N. Gardini, A. Ravano