Paul Éluard

eluard

Je t’aime

Je t’aime pour toutes les femmes que je n’ai pas connues
Je t’aime pour tous les temps où je n’ai pas vécu
Pour l’odeur du grand large et l’odeur du pain chaud
Pour la neige qui fond pour les premières fleurs
Pour les animaux purs que l’homme n’effraie pas
Je t’aime pour aimer
Je t’aime pour toutes les femmes que je n’aime pas

Qui me reflète sinon toi-même je me vois si peu
Sans toi je ne vois rien qu’une étendue déserte
Entre autrefois et aujourd’hui
Il y a eu toutes ces morts que j’ai franchies sur de la paille
Je n’ai pas pu percer le mur de mon miroir
Il m’a fallu apprendre mot par mot la vie
Comme on oublie

Je t’aime pour ta sagesse qui n’est pas la mienne
Pour la santé
Je t’aime contre tout ce qui n’est qu’illusion
Pour ce cœur immortel que je ne détiens pas
Tu crois être le doute et tu n’es que raison
Tu es le grand soleil qui me monte à la tête
Quand je suis sûr de moi.

 

*

 

T’amo

T’amo per tutte le donne che non ho conosciuto
T’amo per tutte le stagioni che non ho vissuto
Per l’odore d’altomare e l’odore del pane fresco
Per la neve che si scioglie per i primi fiori
Per gli animali puri che l’uomo non spaventa
T’amo per amare
T’amo per tutte le donne che non amo

Sei tu stessa a riflettermi io mi vedo cosí poco
Senza di te non vedo che un deserto
Tra il passato e il presente
Ci sono state tutte queste morti superate senza far rumore
Non ho potuto rompere il muro del mio specchio
Ho dovuto imparare parola per parola la vita
Come si dimentica

T’amo per la tua saggezza che non è la mia
Per la salute
T’amo contro tutto quello che ci illude
Per questo cuore immortale che io non posseggo
Tu credi di essere il dubbio e non sei che ragione
Tu sei il sole forte che mi inebria
Quando sono sicuro di me.

 

Ultime poesie d’amore (Passigli, 2001), a cura di V. Accame

Francis Jammes

Francis_Jammes
Preghiera per sposare una donna semplice

Mio Dio, fate che colei che potrà esser la mia sposa
sia umile e dolce e diventi per me una tenera amica;
che ci si possa addormentare tenendoci per mano;
ch’ella porti al collo, un po’ nascosta tra i seni,
una catena d’argento con una medaglia:
che la sua carne sia più liscia più tiepida e dorata
della prugna addormentata al declino dell’estate;
ch’ella diventi forte da vegliare sull’anima mia
come un’ape sul sonno di un fiore; e che,
il giorno in cui morrò, mi chiuda gli occhi
e per sola preghiera s’inginocchi,
congiungendo le dita sul mio letto,
con quel rigonfio di dolore che soffoca nel petto.

 

Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), trad. it. V. Accame

Marcel Proust

proust
À Madeleine Lemaire

Quel trop subtil voleur coupa dans les vergers
Ces raisins lumineux dont ma lèvre est éprise?
Le zephyr soufflé ces chendelles par surprise
Lui seul est assez doux pour ne les pas blesser.

Mais non, pour les pinceaux quittant fuseaux et laine
Vous faites plus que Dieu: un eternal printemps,
Et c’est auprès des lys et des rosiers grimpants
Que vous allez chercher vos couleurs, Madaleine.

Vous avez la beauté frêle de l’éphémère,
Et pourtant fleurs d’un jour vous ne périrez pas,
Fleurs vivant et pourtant immortelles: lilas,
Œillets ou lys qu’a peints Madeleine Lemaire.

Mais vous, qui vous peindra, belle jardinière
Par qui tous les printemps nous naissent tant de fleurs?

*

A Madeleine Lemaire

Che ladro raffinato ha tagliato negli orti
quest’uva luminosa di cui il mio labbro ha sete?
Lo zeffiro imprevisto queste candele ha soffiato
lui solo è tanto dolce da non sciuparle. Ma no,

per i pennelli abbandonando fusi e lane
fate meglio di Dio: una primavera eterna,
e vi accostate ai gigli, ai rosai rampicanti,
per rifornirvi di colori, Maddalena.

Avete la bellezza fragile dell’effimero,
eppure fiori d’un giorno voi non morirete,
fiori viventi e immortali: lillà, gigli,
garofani dipinti da Madeleine Lemaire.

Ma, bella giardiniera, chi dipingerà voi
per cui le primavere ci portano altri fiori?

 

Poesie (Feltrinelli, 2008), trad. it. L. Frezza

Yves Bonnefoy


Désir se fit Amour par ses voies nocturnes
Dans le chagrin des siècles; et par beauté
Comprise, par limite acceptée, par mémoire
Amour, le temps, porte l’enfant, qui est le signe.

Et en nous et de nous, qui demeurons
Si obscurs l’un à l’autre, ce qui est
La faute mais fatale, la parole
Étant inachevée comme l’être encor

Que sa joie prenne forme: pour retenir
L’eau dans sa coupe fugitive; pour refléter
Le feu, qui est le rien; pour faire don
D’au moins l’idée du sens — à la lumière.

 

*

 

Desiderio divenne Amore
Lungo le sue strade notturne
Nella mestizia dei secoli; e per la bellezza
Compresa, per il limite accolto, per la memoria,
Amore, il tempo, reca l’infante, − il segno.

E in noi e di noi, che ancora siamo
Oscuri tanto l’uno all’altra, e questo,
Ma fatale, è il peccato, essendo il dire
Sempre incompiuto non meno dell’essere,

La gioia prenda forma: a trattenere
L’acqua nell’effimera sua coppa; per riflettervi
Quel niente, che è il fuoco; per offrire
L’idea, almeno, del senso − a quella luce.

 

L’opera poetica (Mondadori, 2010), a cura di F. Scotto

Yves Bonnefoy

yves bonnefoy

La Beauté

Suis-je belle, ô mortels,
Comme un rêve de pierre ? Non, ce n’est pas
Ce triste assentiment que j’attends de vous.
L’enfant pleure sur le chemin et je l’oublie,

Ne suis-je la beauté
Que parce que je flatte votre rêve?
Non, j’ai au fond de moi des yeux grand ouverts,
Je suis tapie, effrayée, je suis prête

À me jeter en avant, à griffer,
Ou à faire la morte si je sens
Que ma cause est perdue dans vos regards.

Demandez-moi d’être plus que le monde.
Souffrez que je ne sois que ce corps inerte,
Pansez-moi de vos vœux, de vos souvenirs.

*

La Bellezza

Sono bella, o mortali,
Come un sogno di pietra? No, non è
Questo triste assenso che mi aspetto da voi.
Il bambino piange sul sentiero e lo dimentico,

Sono la bellezza
Solo perché stuzzico il vostro sogno?
No, ho in fondo a me degli occhi spalancati,
Io sono nascosta, spaventata, sono pronta

A scagliarmi in avanti, a graffiare,
O a fare la morta se sento
Che la mia causa è persa nei vostri sguardi.

Chiedetemi di essere più del mondo.
Patite che io non sia che questo corpo inerte,
Curatemi con i vostri auspici, con i vostri ricordi.

 

L’ora presente (Mondadori, 2013), trad. it. F. Scotto

Guillaume Apollinaire

apollinaire

Il ponte Mirabeau

Sotto Pont Mirabeau la Senna va
E i nostri amori potrò mai scordarlo
C’era sempre la gioia dopo ogni affanno

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

Le mani nelle mani restiamo faccia a faccia
E sotto il ponte delle nostre braccia
Stanca degli eterni sguardi l’onda passa

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

L’amore va come quell’acqua fugge
L’amore va come la vita è lenta
E come la speranza è violenta

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

Passano i giorni e poi le settimane
Ma non tornano amori né passato
Sotto Pont Mirabeau la Senna va

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

 

Il musicante di Saint-Merry (Einaudi, 1981), trad. it. Vittorio Sereni

Marguerite Yourcenar

Chiaroscuro: per Jean Cocteau

Chiaroscuro, ombra insidiosa
dove si muovono senza rumore statue,
una voce melodiosa
vi bisbiglia le cose taciute.

Enigmi che il cuore risolve,
segreti pagati molto caro,
ogni saggio è il discepolo di un folle,
ogni anima si ammaestra con la carne.

 

I doni di Alcippe (Bompiani, 1999), trad. it. M. Murzi

Denis Roche

Denis Roche, French writer in April 1978./Roche_03/1412031301

No pop art behind no acorns

La parola quotidiana ha la sua malizia impalata
Lascia l’esaltazione agli ex alati. Rannicchiarsi di donna
Nei liquori che avevo colato nella mia cantina
Questa mattina, appena all’aurora. Ero un po’ stanco
Ma sentivo che la mia pena se ne sarebbe andata nella fres-
Cura di fuori. Ohimè, ero appena in fondo agli
Scalini, lei cessa di esaminare questa cava celeste
Il mio cuore vivente è presente all’adultera occasione
È immediato quel ritratto da giovin signore arrogante.

 

Poeti di “Tel Quel” (Einaudi, 1980)

Simone Weil

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Astri

Astri di fuoco che la notte abitate i cieli lontani,
sfere mute che ignare sempre gelide ruotate,
via dal nostro cuore i giorni di ieri strappate,
senza il nostro consenso ci gettate nel domani.
Piangiamo e tutti i nostri lamenti a voi sono vani.
Poiché dobbiamo, vi seguiremo, le braccia legate,
gli occhi rivolti al vostro scintillio puro e amaro.
Al vostro cospetto poco importa ogni dolore.
Noi taciamo, vacilliamo sul nostro cammino.
D’improvviso è nel cuore il loro fuoco divino.

 

Versi e prosa (Pazzini, 2014), a cura di A. Marchetti

Jacqueline Risset

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Amor che ne la mente

Amor che ne la mente mi ragiona
Amor che ragiona
che risuona

nell’anima
nel corpo-cuore
e nell’asse di cristallo

vieni con me passeggia con me
lungo il mare
con i granchi

Amor che mi fai pensare
e mi svii ogni pensiero
mi porti frammenti di lui

frammenti passati
ma sorti presenti
immortali:

voce frettolosa nel corridoio
la mano che stringe la mano
nel sonno

oppure selvaggio dal volto severo
senza rispondere

 

Amor di lontano (Einaudi, 1993), trad. it. J. Risset