Julio Cortázar


Gli amanti

E chi li vede che se ne vanno per la città
se tutti sono ciechi?
Loro, si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita, dolci lingue lambiscono
l’umido palmo, corrono per le falangi,
e sopra sta la notte piena d’occhi.

Sono gli amanti, la loro isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio, verso porti
che fra lenzuola si aprono.
Si disordina tutto attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra giocata;
loro, però, neppure sanno che
mentre rotolano nell’amara arena
che è loro c’è una pausa nell’opera del nulla,
e che il tigre è un giardino che gioca.

Albeggia nei carri dell’immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il ministero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.

 

Le ragioni della collera (Fahrenheit 451, 2018), trad. it. G. Toti

Yves Bonnefoy


Quelle mani che si avvinghiavano a lei di notte,
Le sentiva innumerevoli, non cercava
Di dar loro un volto. Le occorreva
Non sapere, desiderando non essere.

Anima e corpo, per stringere le vostre dita, unire le vostre labbra
Davvero occorre l’approvazione degli occhi?
Pensano i nostri occhi, che il linguaggio obbliga
A sventare senza posa troppi inganni!

Psiche aveva amato che il non vedere
Fosse come il fuoco quando avvolge
L’albero di qui degli altri mondi della folgore.

Eros, lui desiderava tenere tutto quel volto
Tra le mani, non l’abbandonava
Che con vivo rammarico ai capricci del giorno.

 

L’ora presente (Mondadori, 2013), trad. it. F. Scotto

André Frenaud


Paesaggio

Grande corpo disteso incerto,
ti vedo così da lontano
oltre i corvi e la cenere.

La grande pianura oblunga
e i pascoli profondi
le altezze delle tue anche
ove stilla un gentile ruscellare dell’acqua
montagna amata dalle api e dal vento
dal mio morto respiro, ricomposto attorno a te
per penetrare attraverso la bocca spalancata.

La vita di quaggiù non è la nostra,
distratto, ognuno, da antiche devastazioni,
ma quella della grave statua crespata che guardo,
sperduta in un movimento sabbioso.
La luce costeggia i burroni, si immerge
ed ecco che la nostra ombra si illumina senza menzogna,
aurora in cui tu ed io saremo per sempre confusi.

 

Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), trad. it. V. Accame

Albert Camus


Mediterraneo

I

Nel vuoto sguardo dei vetri, ride il mattino
Con tutti i suoi denti azzurri e scintillanti,
Gialli, verdi e rossi, ai balconi si cullano le tende.
Ragazze dalle braccia nude stendono panni.
Un uomo; dietro una finestra, il binocolo in mano.

Mattino chiaro dagli smalti marini,
Perla latina dalle liliali lucentezze:
Mediterraneo.

 

Rivista Poesia, N. 255 (Dicembre 2010), trad. it. Roberto Rossi Precerutti

Francis Ponge

La farfalla

Quando lo zucchero elaborato nei gambi emerge nel fondo dei fiori, come tazze mal lavate, – un grande sforzo si svolge al suolo da cui le farfalle di colpo prendono il volo.
Ma da quando ebbe ogni bruco la testa accecata e lasciata nera, e il tronco dimagrito dalla vera esplosione in cui presero fuoco le ali asimmetrice.
Da quel momento la farfalla erratica si posa più, se non alla ventura, o quasi.
Fiammifero volante, il suo fuoco non è contagioso. Del resto, arriva troppo tardi, e può solo costatare i fiori sbocciati. Non importa: comportandosi da lampista, verifica per ciascuno la provvista di olio. Depone sulla cima dei fiori il cencio atrofizzato che porta con sé e vendica così la sua lunga amorfa umiliazione di bruco ai piedi dei gambi.
Minuscolo veliero dell’aria maltrattato dal vento quale petalo in soprannumero, vagabonda nel giardino.

 

Il partito preso delle cose (Einaudi, 1979), trad. it. Jacqueline Risset

Gilbert Lely

 

Interno

Poiché l’ora è notturna e dicembre e si muore;
poiché fuori fa freddo e in casa c’è calore;
poiché il fuoco sonoro, chiaro, canta il suo canto
delle foglie e del vento al rumor somigliante,
e la neve sorniona e morbida attutisce
il tumulto inquieto che per la via fluisce;
poiché le tende grevi e nell’ombra assopite
ricadon con languore sui soffici tappeti
teneri come il sonno e la sabbia dei greti;
poiché come due sogni sono le nostre vite,
questa sera, due sogni che, dall’alba fugati,
fuggendo si sarebbero con delizia intrecciati,
e i nostri corpi tra l’ombra e la solitudine
si dissolvono in una squisita lassitudine, –
Cara, svestiti tutta: oh! la tua nudità
d’un regale splendore il buio illuminerà,
e noi scivoleremo, muti, nel nostro letto,
bocca su bocca, i tuoi seni contro il mio petto.
Ma casto scorderò tutti i cattivi ardori:
sì, io m’inebrierò soltanto dei tepori
della tua carne. E mentre la Notte con amore
poserà su di noi dell’ala sua il candore,
in un abbraccio immobile noi due ci stringeremo
e il gioco dolce e triste dei morti giocheremo.

 
Poesie scelte (Bibliopolis, 2002), trad. it. M. Bàino,V. Barba, E. D’Ambrosio

Max Jacob


Cappello

Uno stormo di piccioni sopra un melo,
uno stormo di cacciatori, niente piccioni,
uno stormo di ladri, niente mele,
non rimane che un cappello di ubriaco
appeso al ramo più basso.
Bel mestiere il mercante di cappelli,
mercante di cappelli di ubriachi.
Se ne trovano un po’ ovunque dentro i fossi,
sui prati, sopra gli alberi.
Ce ne son sempre di nuovi da Kermarec
mercante di cappelli a Lannion.
Il vento lavora per lui.
Da piccolo sarto quale sono
mi farò cappellaio,
il sidro lavorerà per me.
Quando sarò ricco come Kermarec
acquisterò un frutteto di mele da sidro
e dei piccioni domestici,
se fossi a Bordeaux berrei del vino
e me ne andrei a testa nuda sotto il sole.

 

Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), trad. it. V. Accame

Arthur Rimbaud

Sensazione

Le sere turchine d’estate andrò nei sentieri,
Punzecchiato dal grano, calpestando erba fina:
Sentirò, trasognato, quella frescura ai piedi,
E lascerò che il vento m’inondi il capo nudo.

Non dirò niente, non penserò niente: ma
L’amore infinito mi salirà nell’anima,
E andrò lontano, più lontano, come uno zingaro
Nella Natura – felice come con una donna.

 

The love book – Le più belle poesie d’amore (Mondadori, 2012), a cura di G. Casati

Charles Baudelaire

charles baudelaire
L’invitation au voyage

Mon enfant, ma soeur,
Songe à la douceur
D’aller là-bas vivre ensemble!
Aimer à loisir,
Aimer et mourir
Au pays qui te ressemble!
Les soleils mouillés
De ces ciels brouillés
Pour mon esprit ont les charmes
Si mystérieux
De tes traîtres yeux,
Brillant à travers leurs larmes.

Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.
Des meubles luisants,
Polis par les ans,
Décoreraient notre chambre;
Les plus rares fleurs
Mêlant leurs odeurs
Aux vagues senteurs de l’ambre,
Les riches plafonds,
Les miroirs profonds,
La splendeur orientale,
Tout y parlerait
À l’âme en secret
Sa douce langue natale.

Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.
Vois sur ces canaux
Dormir ces vaisseaux
Dont l’humeur est vagabonde;
C’est pour assouvir
Ton moindre désir
Qu’ils viennent du bout du monde.
— Les soleils couchants
Revêtent les champs,
Les canaux, la ville entière,
D’hyacinthe et d’or;
Le monde s’endort
Dans une chaude lumière.

Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.

 

*

 

L’invito al viaggio

Piccola mia, sorella,
quale favola bella
vivere insieme laggiù dolcemente!
Amare a non finire,
amare e morire,
in un paese che a te è somigliante!
Dove i soli inzuppati
di quei cieli imbronciati
hanno per la mia anima l’incanto
davvero misterioso
del tuo sguardo insidioso
che manda lampi pure in mezzo al pianto.

Tutto laggiù è ordine e beltà
tutto è lusso, quiete e voluttà.

Là mobili splendenti
che il tempo fa lucenti
saranno arredo della nostra stanza;
ed i più rari fiori
che mischiano gli odori
con l’ambra tenue, con la sua fragranza,
i soffitti sontuosi,
gli specchi luminosi,
tutto avrà uno splendore orientale
e all’anima in segreto
sussurrerà discreto
in una dolce lingua sua natale.

Guarda su quei canali
come dormon le navi
avvolte nell’umore vagabondo.
Per i tuoi desideri
giungono qui i velieri,
lasciando porti ai confini del mondo.
E del tramonto i raggi
vestono i paesaggi,
con i canali e la città intera,
d’oro e giacinto, il mondo
in un sonno sprofonda
chiuso nel caldo lume della sera.

Tutto laggiù è ordine e beltà,
tutto è lusso, quiete e voluttà.

 

I fiori del male (Feltrinelli, 2007), trad. it. A. Prete

Jacques Prévert

FARA02636

Les enfants qui s’aiment

Les enfants qui s’aiment s’embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne
Et c’est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage leur mépris leurs rires et leur envie
Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l’éblouissante clarté de leur premier amour.

 

*

 

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Suscitando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo i loro risolini la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più in alto del sole
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

Spettacolo (Guanda, 2003), trad. it. F. Bruno