Damiana De Gennaro


金継ぎ・kintsugi

ti conservo dove poso
i libri che mi aprono
la notte sulle ciglia –

riempiresti col tuo oro
le spaccature che la luna
mi scava nella schiena,
come l’edera sa fare
sulle pareti verticali?

tu sai come far alzare
il vento contro il tutto
che mi tiene corpo in pezzi,
frantumato.

 

Aspettare la rugiada (Raffaelli, 2017)

Francesco Filia


L’ordine delle strade e dei visi, è questo
che ci farà impazzire: come riconoscere
la regola degli elementi, la logica di un gesto
di un assioma calato come mannaia
su pensieri divenuti passi sospesi
eco dell’asfalto. Ecco i miei occhi
sbarrati nel vuoto, spalle al muro.

 

*

 

S’incontrano caso e destino
in un dettaglio fuori posto. Lo vedi
nell’apice di ogni cosa:
nel camminare lento di un passante
nell’arrendersi di uno sguardo
al suo riflesso
nel persistere di una mano protesa
verso il baratro. Si scontrano
ci tendono ci spezzano si mostrano
eterni e senza volto.

 

© Inediti da L’ora stabilita

Valerio Grutt


I miei amici sono gente strana
e non li vedo tanto spesso
visitano il giorno come iguane
e la notte dimenticano
dove hanno parcheggiato.
Fanno lavori che non si capiscono
hanno sempre il telefono scarico
e negli occhi gli occhi
di quando costruivano case
con i cuscini del divano.

Per riconoscerci apriamo conchiglie
che fanno un lampo,
ce le ritroviamo in tasca senza saperlo.

I miei amici ridono come l’acqua
e hanno rotto mille vite per arrivare qui
hanno svitato la spirale delle galassie
bevuto birra con gli angeli
e dicono è stato un caso.
Io invece so che sono venuti
a svuotare i depositi dal pianto
a mostrare un cuore che canta
oltre i balconi del sonno.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© foto di Dino Ignani

Domenico Cipriano


(a Pier Paolo Pasolini)

Si diradano (le nuvole)
con la passione che restituisce la bellezza del creato. Nulla è
immobile, tutto ha un respiro incessante
anche il corpo morto col tempo si dissolve
o si eleva nel ricordo. Le parole
le interminabili visioni

l’anfiteatro della vita che non ostacola il male
e precipita. Le confessioni, i segreti.
Tutto ha un divenire, un’acerba contestazione
o la richiesta di un miracolo. Ferma il paesaggio.
Ciò che convive. La periferia del pensiero
che ci crolla addosso. Ora. In ogni istante.

Sono altri i volti sudici, altre le braccia vigorose
a chiedere pietà al cielo. Cambiano i nomi
l’idioma che non riconosciamo. Resta tutto identico
negli occhi. A queste nuvole
che si deformano umane
sappiamo solo chiedere (ancora) un segno di perdono.

 

© Inedito di Domenico Cipriano

© Foto di Dino Ignani

Giuseppe Grattacaso

grattacaso interno poesia
Rosetta e la cometa

L’ha inseguita dieci anni, poi la sonda
Rosetta ha raggiunto la cometa.
Ora le gira intorno: una è squalo
che punta verso il sole e non lo teme,
l’altra remora, pesce parassita,
mangia gli avanzi, le briciole del pasto.
Raccoglie polveri, rifiuti di materia,
lo scarto del passato che rimane
nelle ossa e nelle vene al pescecane,
che scioglie l’ampia coda di brillanti
filamenti in corsa siderale
e continua ad andare passo a passo
verso il futuro in orbita perenne,
il muso taglia l’aria, con le pinne
trascina ora Rosetta che la insegue,
perdute entrambe, pronte ad annegare
in pieno sole, sono già la storia
di uno squalo, del vecchio e del suo mare.

 

© Inedito di Giuseppe Grattacaso

Alfonso Gatto

alfonso-gatto
25 Aprile

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
“liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera”:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2005)

Valerio Grutt

interno poesia valerio grutt ignani
Chi vede la mia ragazza non lo sa
che il suo cuore è un porto tranquillo
pieno di luce, con le barche alle funi
e la gente che aspetta l’ora del pranzo.
Chi mi vede non lo sa
che sono una nave inquieta
che cerca tempesta a ogni onda.

E chi ci vede insieme non sa
che siamo in due su un filo
sottilissimo tra pianeti in orbita
e insegne di slot e lavanderie,
siamo una casa storta sul fiume
che chiama pesci ed erbe alla festa.
Chi ci vede non vede
il diamante che riemerge
dopo millenni di buio.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© Foto di Dino Ignani

Luigia Sorrentino

luigia2

tutti i giorni erano caduti sul suo viso
le ore di tutto l’essere erano
invase dalla sete

nell’angolo spento
cercò il riflesso dell’oceano
l’aveva attraversato uscendo dalla madre

la pioggia di vetro sulla strada
deserta aveva memoria di un uomo

 

*

 

il silenzio era entrato nella stanza
gli aveva infilato il freddo nelle ossa

poi lo aveva raccolto in una nuova terra
nessuno gliene aveva parlato prima

era venuto nell’incertezza
in quello che sarebbe stato dopo

dopo la nascita, dopo la morte

 

Inizio e fine (Stampa 2009, 2016)

Valerio Grutt

valerio grutt ignani

Quel qualcosa nel giallo dei campi
o sulle ciminiere, le pale eoliche
quel qualcosa che non si può dire
nei capelli delle ragazze, nei fermagli,
le sciarpe, nei cortili delle scuole
o dentro a una parola incastonata
in un romanzo che ho già letto.

Tu sola in mezzo al nulla
di un parcheggio lontano
ti fermi e ascolti senza capire,
pensi a me o a tua madre
a una cosa che hai dimenticato
di fare e che ti esplode addosso
tutto il tempo.

A volte quel qualcosa è in una musica
e mi trascina in un bar o per strada,
è un’immagine che prende fuoco.
Forse, quel qualcosa ci fa ciò che siamo:
animali strani che non stanno mai fermi,
bagagli dimenticati negli aeroporti
che girano ancora e girano
e nessuno li tira su.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© Foto di Dino Ignani

Gilda Policastro

gilda policastro
Puzzle

Quando vai a trovare qualcuno malato
di solito passi davanti a un altro
malato nella stanza solo
nel letto sbagliato

Quando esci dalla stanza lo vedi
addormentato sul fianco uguale
al tuo malato soltanto
nel letto sbagliato

Te ne ricordi l’indomani
che sei passato dritto
non hai salutato
e nemmeno guardato
quell’altro
malato
uguale
solo
nel letto
sbagliato

 

© Inedito di Gilda Policastro