Nizàr Qabbàni


Ti ho lasciato scegliere… quindi scegli
tra morire sul mio petto
o sui quaderni delle mie poesie.
Scegli l’amore… o il non-amore.
Viltà è non scegliere,
non esiste terra di mezzo
tra inferno e paradiso.

Getta via tutti i tuoi fogli
e accetterò qualunque scelta.
Parla, agisci, esplodi,
ma non rimanere immobile come un chiodo.
Io non posso rimanere per sempre
come un fuscello sotto la pioggia.
Scegli uno tra i due destini
e quanta violenza il mio destino…

Sei stanca e spaventata
e la strada che porta a me è ancora molto lunga.
Immergiti nel mare… o vai via,
non esiste mare senza vortici.
L’amore è una grande sfida,
un navigare controcorrente.
L’amore è crocifissione… condanna… e lacrime,
una migrazione tra le lune.
Donna, la tua codardia mi uccide
e tu… ti diverti dietro una cortina.

Io non credo nell’amore
che non ha l’irruenza delle rivoluzioni,
che non frantuma tutti i muri,
che non si abbatte come un uragano.
Oh… se il tuo amore mi inghiottisse,
se mi sradicasse… come gli uragani.

Ti ho lasciato scegliere… quindi scegli
tra morire sul mio petto
o sui quaderni delle mie poesie.
Scegli l’amore… o il non-amore.
Non esiste terra di mezzo
tra inferno e paradiso…

 

Le mie poesie più belle (Jouvence, 2016), a cura di Nabil Salameh, Silvia Moresi

Antonia Pozzi

pozzi-antonia

Ricongiungimento

Se io capissi
quel che vuol dire
– non vederti più –
credo che la mia vita
qui – finirebbe.

Ma per me la terra
è soltanto la zolla che calpesto
e l’altra
che calpesti tu:
il resto
è aria
in cui – zattere sciolte – navighiamo
a incontrarci.

Nel cielo limpido infatti
sorgono a volte piccole nubi,
fili di lana
o piume – distanti –
e chi guarda di lì a pochi istanti
vede una nuvola sola
che si allontana.

 

Poesia che mi guardi (Luca Sossella, 2010)

 

Post originale del 3 gennaio
1poesia più letta del 2017

Evgenij A. Evtušenko

Evgenij A. Evtušenko interno poesia
Non capirsi è terribile
non capirsi e abbracciarsi,
ma benché sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

In un modo o nell’altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

 

Poesie d’amore (Newton Compton, 1986) trad. it. E. Pascucci

 

Post originale del 2 aprile
3poesia più letta del 2017

Franco Arminio

franco
Poco fa sentivo il cuore di mia moglie
sulla mia guancia.
Il cuore di mia moglie
è una cesta dove dormono i gatti,
un forno dove lievitano
le crostate.
Il cuore di mia moglie
è una luminosa chiesa di campagna,
un arcobaleno posato
sui campi.

 

Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere, 2017)

© Foto di Enrico Minasso

 

 

Post originale del 17 febbraio
4poesia più letta del 2017

Chandra Livia Candiani


Siamo nuvole
i nomi complicano la tessitura
ma siamo nuvole,
notturne mattiniere
dipende,
oltraggiose spaurite
candide sprezzanti,
cavalieri e cavalcature
bastimenti e animali
siamo pronte
a dissolverci con fierezza
in quel tutto pacatissimo
del cielo ultimo
che ci affida il mondo.
Siamo nuvole
cambiamo vita di frequente
lì, sopra il disordine della realtà
il fondo
sereno delle cose,
la pioggia
la sete.

 

Fatti vivo (Einaudi, 2017)

 

Post originale del 1 giugno
5poesia più letta del 2017

Giuseppe Ungaretti


Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

 

Vita d’un uomo. Tutte le poesie (Mondadori, 2009)

 

Post originale del 24 dicembre 2016

Pierluigi Cappello


Ombre

Sono nato al di qua di questi fogli
lungo un fiume, porto nelle narici
il cuore di resina degli abeti, negli occhi il silenzio
di quando nevica, la memoria lunga
di chi ha poco da raccontare.
Il nord e l’est, le pietre rotte dall’inverno
l’ombra delle nuvole sul fondo della valle
sono i miei punti cardinali;
non conosco la prospettiva senza dimensione del mare
e non era l’Italia del settanta Chiusaforte
ma una bolla, minuti raddensati in secoli
nei gesti di uno stare fermi nel mondo
cose che avevano confini piccoli, gli orti poveri, le cataste
di ceppi che erano state un’eco di tempo in tempo rincorsa
di falda in falda, dentro il buio. E il gatto che si stende
in questi posti, sulle lamiere di zinco, alle prime luci
di novembre, raccoglie l’aria di tutte le albe del mondo;
come i semi dei fiori, portati, come una nevicata leggera
ho sognato di raggiungere i miei morti
dove sono le cose che non vedo quando si vedono
Amerigo devoto a Gina che cantava a voce alta
alla messa di Natale, il tabacco comprato da Alfredo
e Rino che sapeva di stallatico, uomini, donne
scampati al tiro della storia
quando i nostri aliti di bambini scaldavano l’inverno
e di là dalle montagne azzurrine, di là dai muri
oltre gli sguardi delle guardie confinarie
un odore di cipolle e di industria pesante premeva,
la parte di un’Europa tenuta insieme
da chiodi ritorti e bulloni, martelli e chiavi inglesi.
Il futuro non è più quello di una volta, è stato scritto
da una mano anonima, geniale
su di un muro graffito alla periferia di Udine,
il futuro è quello che rimane, ciò che resta delle cose convocate
nello scorrere dei volti chiamati, aggiungo io.
E qui, mentre intere città si muovono
sulle piste ramate degli hardware
e il presente irrompe con la violenza di un tavolo rovesciato,
mio padre torna per sempre nella sua cerata verde
bagnata dalla pioggia e schiude ai figli il suo sorridere
come fosse eternamente schiuso.
Se siamo ancora cosa siamo stati,
io sono lo stare di quell’uomo bagnato dalla pioggia,
che portava in casa un odore di traversine e ghisa
e, qualche volta, la gola di Chiusaforte allagata dall’ombra
si raduna nei miei occhi da occidente a oriente, piano piano
a misura del passo del tramonto, bianco;
e anche se le voci del mondo si appuntiscono
e qualcosa divide l’ombra dall’ombra
meno solo mi pare di andare, premendo un piede
dopo l’altro, secondo la formula del luogo,
dal basso all’alto, seguendo una salita.

 

Azzurro elementare. Poesie 1992-2010 (BUR Rizzoli, 2013)

 

Post originale del 2 ottobre
6poesia più letta del 2017

Sofia Fiorini

sofia fiorini
Mi si attacca dovunque la terra
mentre vengo da te e soltanto
vorrei non avere le suole,
per assicurarmi il tuo volto
potere allungare una mano;
ti prenderà come un vento sordo
questo ritornarti grato in mano
per il niente che hai dovuto
e mi ricorderai lontano
come ciglio di volpe selvaggio
sperando, avvicinarti il muso
– e il sospetto natura del bosco;
è fuori d’attitudine questo
coraggio feroce della bestia
mia più umana, talmente che
alla carezza offre la vita,
porge il nodo più chiaro d’offesa
mentre muto le spogli la gola.

 

La logica del merito (Interno Poesia, 2017)

 

Post originale del 5 aprile
 7a poesia più letta del 2017

Michele Mari


Ti ho amata sempre nel silenzio
contando sull’ingombro
di quell’amore
e di quel silenzio
ed anche quando poi ci siamo scritti
la profilassi guidava la mia mano
perché ogni senso
fosse soltanto negli spazi bianchi
e nondimeno mi sentivo osceno
come se la più ermetica allusione
grondasse la bava del questuante.

Mai in ogni caso dubitai
che tu sapessi
finché scoprimmo insieme
di esser vissuti vent’anni nell’errore
tu ignorando
io presumendo
e allora in un punto è stato chiaro
che solo al muto
il battito del cuore
è rimbombante

 

Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007)

 

Post originale dell’8 agosto
8poesia più letta del 2017

Maria Grazia Calandrone


se, da adulti, riappare
la bianca terra iniziale
che avevamo negli occhi da bambini,
siamo tornati quelli che eravamo

bassi, vicini al senso delle cose,
corolle aperte
a un palmo da terra

 

© Inedito di Maria Grazia Calandrone

© Foto di Dino Ignani

 

Post originale del 21 gennaio
9poesia più letta del 2017