María Victoria Atencia

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Maturazione

Ormai tutto è maturo. Sono fatta,
donna mi riconosco e pianto in terra
profonda la radice, tendo in volo
il ramo, certo in te, del suo raccolto.

Come cresce quel ramo e quanto dritto!
Sul mio tronco tutto oggi è un solo anelito
di vivere e ancor vivere: al cielo,
eretta in verticale, come freccia

lanciata nella nube. Così eretta
che la tua voce ha appreso la destrezza
di aprirla sorridente e tutta in fiore.

M’agita la tua voce. Per lei sento
che il mio ramo curvato si raddrizza
e il frutto di mia voce cresce al vento.

 

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 1998), a cura di F. Luti

Ángel González

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Finché tu esisti

Finché tu esisti,
finché il mio sguardo
ti cerca al di là delle colline,
finché niente
mi riempie il cuore,
se non è la tua immagine, e c’è
una remota possibilità che tu sia viva
da qualche parte, illuminata
da una luce – qualunque…
Finché
io ho il senso che sei e che ti chiami
così, con quel nome tuo
così piccolo,
continuerò come adesso, amata
mia,
affranto di distanza,
sotto l’amor che cresce e che non muore,
questo amor che continua e non finisce.

 

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 1998), a cura di F. Luti

Luis García Montero

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Ricordati che esisti soltanto in questo libro,
la tua vita ringrazia i miei fantasmi,
la passione che pongo in ogni verso
per ricordare l’aria che respiri,
gli indumenti che indossi e a me li togli,
i taxi dove viaggi in ogni notte,
la sirena ed il cuore dei tassisti,
i bicchieri che al bar hai condiviso
con la gente che vive in quei banconi.
Ricorda che dall’altra parte io aspetto
di quei tram quando tu sei in ritardo,
che, sentinella scomoda, il telefono
si trasforma in un ospite ignaro,
che c’è un vacuo fragore d’ascensori
che da soli si litigano e convocano,
in salita o in discesa, nostalgia.
Ricorda che il mio regno sono i dubbi
di questa città che ha solo fretta,
e che la libertà, cigno terribile,
non è l’uccello notturno dei sogni,
bensì complicità, il suo serbarsi
ferita dalla sciabola che fa
il saperci personaggi letterari,
delle vere menzogne, verità menzognere.
Ricordati che esisto se esiste questo libro,
che strappando una pagina posso suicidarci.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti

José Manuel Caballero Bonald

caballero

 

Tutto ciò di vissuto

Tutto ciò di vissuto, tutto
ciò che ho salvato diligentemente
dallo sterminio feroce dei giorni,
tutto quello che fui, oggi ve l’offro,
occhi che seguirete questi tratti di lettere,
petti che oblierete il mio stato d’ingenuo,
il mio modo di vivere, ve lo do tutto adesso
come se io vi dessi la parola finale
nel suo declinarsi dell’unica certezza.

La mia memoria vi lascio
fra le mani, per quanto so di mio:
l’integrità perplessa della mia vita, anche
l’altrui vita che è fatta della mia somiglianza,
appena delle ceneri profetiche
di un tempo ardente tra furiose estasi,
sotto la servitù di leggi intollerabili.

Ogni giorno il suo solco, ogni amor che mi ha fatto,
fulgono qui, combattono, mi attestano,
anche risarciti quei bordi deflagrati,
esaltano la verità in quello stesso modo
di un uomo quando fonda soltanto quello che ama.

Dal mio stesso dubbiare, dalla
libertà di stare vivendo, dal profondo
di chi impara ogni giorno
a rinunciare al tempo,
porto la mia voce e il suo olocausto,
storia di congetture quotidiane,
perché la mia parola non sia sola,
perché possa vivere forse
da quel mio meritarmi in cui la creo.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti