Piera Oppezzo

Piera-Oppezzo
Amo il corpo

Amo il corpo
Che ancora dorme voltato su un fianco
Quando mi sveglio al mattino.

Quello che resta con me solo un’ora
Mi tormenta più a lungo.
Ma non ne parliamo più.

L’amore si è decomposto nei lacrimatoi
Mentre voleva un dolore violento.
Il muschio si è spuntato sul ricordo.

Troppe volte, inutilmente,
Lo sguardo
Si è purificato durante la notte
La vena sulla tempia
Ha rinnovato il suo sangue.

 

Una lucida disperazione (Interlinea, 2016)

Piera Oppezzo

213opp

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La grande paura

La storia della mia persona
è la storia di una grande paura
di essere me stessa,
contrapposta alla paura di perdere me stessa,
contrapposta alla paura della paura.
Non poteva essere diversamente:
nell’apprensione si perde la memoria,
nella sottomissione tutto.
Non poteva
la mia infanzia,
saccheggiata dalla famiglia,
consentirmi una maturità stabile, concreta.
Né la mia vita isolata
consentirmi qualcosa di meno fragile
di questo dibattermi tra ansie e incertezze.
All’infanzia sono sopravvissuta,
all’età adulta sono sopravvissuta.
Quasi niente rispetto alla vita.
Sono sopravvissuta, però.
E adesso, tra le rovine del mio essere,
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.

 

da Donne in poesia (Savelli, 1976)