Pablo Neruda


Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

 

Cento sonetti d’amore (Passigli, 2010), trad. it. G. Bellini

Pablo Neruda

20131004-neruda

 

Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione – sangue, fuoco, baci –
m’accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!

È la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l’incendio!
E tu sei qui, donna, come un legno intatto
ora che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!

Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell’impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra –
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!

 

Poesie erotiche (Guanda, 2006), trad. it. R. Bovaia

Pablo Neruda

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L’uccello corollario
Minus Cothapa

Per tanto vedere e non vedere
l’uccello corollario
seppi che sì che sapeva,
seppi che non che non vola,
seppi che stava sul suo ramo
fermo nella sua paraombra
spiando i cicloni
che cadono sull’Amazzonia:
il suo canto di tonfo in tonfo
si diffonde e si divide
tra l’Orinoco nero
e il nostro Acario abbondante.

Cade il canto sul ronzare
di mosche recalcitranti
grandi come melanzane,
cade sul vapore verde
che si solleva dal fiume,
sugli esploratori
che annotano nell’orologio
il nome del corollario,
le circostanze del canto.

E rimbalzando nei burroni,
gli crescono sillabe rauche
finché si spegne l’uccello
perché dorma il Brasile.

 

Arte degli uccelli (Passigli, 2004), trad. it. Giuseppe Bellini