Marina Cvetaeva


Affido questo libro al vento
e alle cicogne di passo.
Un tempo – gridando il distacco –
la voce ho spezzato.

Getto questo libro come una bottiglia
in mare, nel vortice delle battaglie.
Ché viaggi, come un cero votivo,
passando di mano in mano.

O vento, vento, mia fedele scolta,
ai miei cari riporta
come ogni notte in sogno io compia
la via che da Nord a Sud mi scorta.

 

Il Campo dei cigni (Nottetempo, 2017), a cura di Caterina Graziadei

Marina Cvetaeva

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Ai miei versi scritti così presto,
che nemmeno sapevo d’esser poeta,
scaturiti come zampilli di fontana,
come scintille dai razzi.

Irrompenti come piccoli demoni
nel sacrario dove stanno sogno e incenso,
ai miei versi di giovinezza e di morte,
versi che nessuno ha mai letto!

Sparsi fra la polvere dei magazzini,
dove nessuno mai li prese né li prenderà,
per i miei versi, come per i pregiati vini,
verrà pure il loro turno.

 

Poesie (Feltrinelli, 2000), a cura di P. A. Zveteremich

Marina Cvetaeva

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Io ti racconterò – del grande inganno:
io ti racconterò come cala la nebbia
sui giovani alberi, sulle vecchie ceppaie.
Io ti racconterò come si spengono le luci
nelle basse case, come – straniero di egizie contrade
– soffia lo zingaro nel sottile zufolo sotto un albero.

Io ti racconterò – della grande menzogna:
io ti racconterò come si stringe il coltello
nella stretta mano, come si arruffino al vento dei secoli
i riccioli – ai giovani, e le barbe ai vecchi.

Mormorio di secoli.
Scalpitio di zoccoli.

 

Poesie (Feltrinelli, 2007), trad. it. Pietro A. Zveteremich