Marianne Moore


Picking and Choosing

Literature is a phase of life. If one is afraid of it,
the situation is irremediable; if one approaches it familiarly,
what one says of it is worthless.
The opaque allusion, the simulated flight upward,
accomplishes nothing. Why cloud the fact
that Shaw is self-conscious in the field of sentiment
but is otherwise rewarding; that James
is all that has been said of him. It is not Hardy the novelist
and Hardy the poet, but one man interpreting life as emotion.
The critic should know what he likes:
Gordon Craig with is “this is I” and “this is mine”,
with his three wise men, his “sad French greens”, and his “Chinese cherry”
Gordon Craig so inclination and unashamed – a critic.
And Burke is a psychologist, of acute racoon-like curiosity.
Summa diligentia; to the humbug whose name is so amusing –
very young and very rushed – Caesar crossed the Alps
on the top of a “diligence”!
We are not daft about the meaning,
but this familiarity with wrong meanings puzzles one.
Humming-bug, the candles are not wired for electricity.
Small dog, going over the lawn nipping the linen and saying
that you have a badger – remember Xenophon;
only a rudimentary behavior is necessary to put us on the scent.
“A right good salvo of barks”, a few strong wrinkles puckering
the skin between the ears, is all we ask.

 

*

 

Cogliere e scegliere

La letteratura è un fase della vita. Per chi ne ha paura
la situazione è senza rimedio; per chi le si accosta in confidenza
non conta quello che se ne può dire.
L’opaca allusione, il simulato volo verso l’alto
non ottengono nulla. Perché stendere un velo sopra il fatto
che Shaw si muove con impaccio sul terreno dei sentimenti
ma per il resto è gratificante; che James
è tutto quello che di lui si è detto? Non esiste uno Hardy romanziere
e uno Hardy poeta, ma un uomo solo che interpreta la vita come emozione.
Il critico deve sapere quello che a lui piace:
Gordon Craig con il suo “questo sono io” e “questo è mio”,
con i suoi tre re magi, i suoi “tristi prati francesi” e il suo “ciliegio cinese”,
Gordon Craig così soggettivo e privo di pudori – un vero critico.
E Burke è uno psicologo, di una curiosità acuta da procione.
Summa diligentia; per quell’imbroglione che ha un nome così divertente –
molto giovane e molto temerario – Cesare attraversò le Alpi
sul sommo di una “diligenza”!
Noi non siamo maniaci del significato,
ma ci sconcerta la dimestichezza con i significati errati.
Noioso calabrone, le candele non sono fatte per l’elettricità.
Cagnolino che corri per il prato ad addentare la biancheria
e sostieni di avere preso un tasso, ricorda Senofonte:
basta un comportamento elementare per metterci sulla pista.
“Una buona salva di latrati”, qualche robusta grinza che increspa la pelle tra le orecchie,
è tutto quello che noi pretendiamo.

 

 

Le poesie (Adelphi, 1992), a cura di L. Angioletti, G. Forti

Samuel Beckett

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cosa farei mai senza questo mondo senza volto né domande
dove essere non dura che un istante in cui ciascun istante
si rovescia nel vuoto nell’oblio d’essere stato
senza quest’onda dove infine
sprofonderanno insieme corpo e ombra
cosa farei mai senza questo silenzio abisso di bisbigli
furiosamente anelante il soccorso l’amore
senza questo cielo che s’innalza
sulla polvere delle sue zavorre

cosa farei mai farei come ieri come oggi
guardando dal mio oblò se non sono solo
a vagare e girare lontano da ogni vita
in uno spazio di marionetta
senza voce fra le voci
conchiuse in me

 

Le poesie (Einaudi, 2006), trad. it. Gabriele Frasca

Attilio Bertolucci

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Mattino

Dalla finestra aperta
Entran le voci calme
Del fiume,
I canti lontani
Delle lavandaie
Laggiù fra i pioppi e gli ontani,
Presso la pura corrente
Che mormora sì dolcemente
Il fumo dei vapori
Si confonde con quello delle case
Sotto il riso trionfale
Del cielo.
Sull’altra riva, nel viale
Le affiches azzurre
Delle compagnie di navigazione
Riempiono di nostalgia e di illusione
Il cuore degli uomini
Seduti sulle panchine.
Penso a una fanciulla bionda.
Fra poco sarà mezzogiorno
E una gran tenerezza mi invade,
E una voglia di piangere senza perché.

 

Le poesie (Garzanti, 2001)