Gian Luca Favetto


Il futuro

Prospettiva, progetto, visione, speranza:
c’è bisogno di futuro, dice l’uomo che sa
– la saggezza tutta negli occhiali.

Non ho bisogno di cambiare stanza,
né sedia, tastiera, sguardo, mi basta cambiare
tempo: non dico più quello che è, dico sarà.

Ma niente svanisce più in fretta del futuro,
nemmeno il presente, così sottile così vapore,
almeno qui qualcuno esiste qualcuno muore.

 

Il viaggio della parola (Interlinea, 2016)

Marco Corsi

doveva riprendere prima o poi
l’usanza di mandarci cartoline
o forse codici, messaggi più sottili
quando il tempo affonda
e nessuno torna per nessuno.
un rigo appena per finalmente dire
che molto più ci sopravvive
il saluto giunto da lontano,
che va tutto bene, che la vita
piano piano diventa
un gesto inutile nell’aria.

 

Pronomi personali (Interlinea, 2017)

Alberto Nessi

Alberto Nessi
Sui treni svizzeri

a Christian
che compie sessant’anni

 

Sui treni svizzeri le donne ricamano
scalano punti, con l’uncinetto trapassano
– arrotolato il filo intorno all’indice –
i mali del mondo nella zona silenzio.
Ce n’è una davvero troppo grassa
tutta vestita di rosso anche i capelli, lavora
a un giubbetto così piccolo che pare
destinato a un neonato, ma lei
non ha l’aria da puerpera, lei è
mater matuta di tutte le campagne
– bianchi ciliegi, meli rosa, gru
tra il tarasacco vacche senza fretta
prati che più verdi non ce n’è.
Un’altra uncina un cappellino
nero con ghirlande bianche a onde
forse buono per uno gnomo dei boschi,
con dita sottili s’accanisce come becchi
d’upupa; poi addenta una mela
mentre qui davanti questa bambina
dà la scalata al Cervino, fa cucù
a suo papà e il sabato mattina
pare allentare i fili della vita.

 

Un sabato senza dolore (Interlinea, 2016)

Pierluigi Cappello

pierluigi cappello
Casa di riposo, primo piano

Per quanto staranno così
separati dalla propria armonia
note volate via
dallo stesso spartito,
per quanto vivranno così,
le nuche sulla federa sudata
il silenzio negli occhi
lo strepito delle mani accasciate
c’è tanto silenzio, qui, padre
la vita si alza in silenzio, qui, padre
respira salendo verso le tenebre
lo sforzo di un tronco strozzato dall’edera
e fuori sciama e chiama la gioventù fogliante
primavera mia
che ci sono finestre dove il sole
si affaccia come non desiderato
e azzurri che depongono
la loro azzurra dolcezza;
la speranza è nel gesto, papà,
senza radice e puro
dalla tua mano alla mia
dalla mia mano alla tua
lo splendore di un frutto maturo.

 

Franca Grisoni: Alzheimer d’amore. Poesie e meditazioni su una malattia (Interlinea, 2017)

© Foto di Danilo De Marco

Tomaž Šalamun

Pastore

Gli alberi sono coperti di neve, completamente.
Sotto la stalla il fuoco scalda le mani intirizzite.
Le pecore cadono dal freddo sulla schiena,
belano con le loro grida da latte sulla schiena.

Da secoli sono su questi monti, per custodire i Sette
Laghi. C’erano i falconi domestici che giravano affamati e
scannavano le mie pecore, una dopo l’altra, sotto la Croce!
Bianchi stavano diventando i miei sogni nel buio

della volta celeste. La neve e il ghiaccio inghiottono tutto.
Tutti hanno avuto il tempo tranne me, le mie delizie,
i miei fischi, la mia valle. Io sono stato sempre solo

con il mio cane rabbioso, che morde la cinghia della borsa
per il freddo e la fame, e per fermare
il passo silenzioso delle pecore nella morbida neve.

 

Acquedotto (Interlinea, 2001), a cura di G. Donati

Piera Oppezzo

Piera-Oppezzo
Amo il corpo

Amo il corpo
Che ancora dorme voltato su un fianco
Quando mi sveglio al mattino.

Quello che resta con me solo un’ora
Mi tormenta più a lungo.
Ma non ne parliamo più.

L’amore si è decomposto nei lacrimatoi
Mentre voleva un dolore violento.
Il muschio si è spuntato sul ricordo.

Troppe volte, inutilmente,
Lo sguardo
Si è purificato durante la notte
La vena sulla tempia
Ha rinnovato il suo sangue.

 

Una lucida disperazione (Interlinea, 2016)

Paul Valéry

paul_valery

I

Il quieto tetto ove gabbiani vanno
in mezzo ai pini palpita e alle tombe;
meriggio il giusto in fuochi vi compone
il mare, il mare al suo principio sempre!
Dopo un pensiero quale ricompensa
guardare a lungo degli dei la calma!

XXIV

Il vento s’alza!… e tu tenta di vivere!
L’aria immensa il mio libro apre e richiude,
da rocce l’onda in polvere osa alzarsi!
Involatevi, pagine abbagliate!
Onde, frangete allegre il quieto tetto
ove più non beccheggiano le vele!

 

Il cimitero marino (Interlinea, 2016), a cura di F. Capra

Corrado Benigni

corrado benigni
Il giudice

Non c’è colpevolezza senza prova, qui
dove assoluzione e delitto hanno lo stesso movente.
Reato o peccato, siamo tutti parte. Comunque.
Tutto è già stato
e ci chiama,
mentre un giudice impone il suo nome.
Qualcuno completerà il nostro gesto.
Tempo senza voce che scrivi la sentenza;
nulla corregge nulla.
Un vizio di forma forse ci salverà.

 

Tribunale della mente (Interlinea, 2012)

© Foto di Viviana Nicodemo

Giancarlo Pontiggia

giancarlo_pontiggia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sole splendeva assoluto

Il sole splendeva assoluto
bruciavano forti passioni
la terra era un muto grumo
di selvatiche possessioni.

Mi aggiravo per orti, per vie
nell’ora del pio riposo; io
solo sotto un cielo ardente
spogliato di voli, di ori.

Che cosa cercassi non so
dire, né oggi né allora:
solo mi struggeva il cuore
un’ansia d’ignoto

dolore.

 

Origini. Poesie 1998-2010 (Interlinea, 2015)

© Foto di Dino Ignani

Chandra Livia Candiani

Chandra-Livia-Candiani

Tu morto
sei lo strappo nel sipario
la rosa inclinata
fino a far dubitare
della verticalità dell’aria
la vertigine che si rinnova
senza notizia, il nodo
che altri chiamano corpo.
Tu nell’altra parte del tempo
sei il sorriso
delle piastrelle in cucina
il mio passo leggero
il tuo inchinarmi fino
alla devozione dell’assenza
senza prove; tu mi misuri
ora su un metro
di unità ignota:
uscita dalla superstizione
della tua presenza, entrata
nella pioggia

 

Bevendo il tè con i morti (Interlinea, 2015)