Melania Panico


Le verità le ammassiamo nella neve
le sistemiamo sul letto sfatto – tutto fuori posto
ora che tra te e me ho messo questo lungo corridoio di sì
di parole sfiancate
sono diventate bianche
sfinite inutili come noi come padre e figlia come noi
e la finestra è rifugio o parere
la finestra dice che siamo oltre

dalla strada arriva un grido in controluce
è la perseveranza il tempio la vetta
è riempirsi di comprensione
che bella parola comprensione
il senso delle mie mani nelle tue
una marcia – il destino pattuito

 

 

© Inedito di Melania Panico

© Foto di Matteo Anatrella

Maria Grazia Calandrone


se, da adulti, riappare
la bianca terra iniziale
che avevamo negli occhi da bambini,
siamo tornati quelli che eravamo

bassi, vicini al senso delle cose,
corolle aperte
a un palmo da terra

 

© Inedito di Maria Grazia Calandrone

© Foto di Dino Ignani

 

Post originale del 21 gennaio
9poesia più letta del 2017

Giulia Martini


Il deserto è questo lungometraggio
tra le tue iridi e il microasiatico
sintetico foulard, dove lenteggia
la memoria come natura morta

in preda a faraoni iconoclasti.
Là stilli ancora poche le tue resine,
tra il lungosenna e questo anniversario
passato a leggere I tre moschettieri.

Più spesso ti riversano leggende
metropolitane – Cloto, Lachesi
ti litaniano in nuove dinastie:

ittiti, galli, garamanti, dauni,
messeni, medi, lapponi, mirmidoni,
etei etei etei, tirreni danai.

 

© Inedito di Giulia Martini

Francesca Serragnoli

Non dire mai il tuo sogno
A chi non ti ama

Joyce Mansour

è spettrale e improvvisa
la visione dell’acqua
sul finestrino dell’auto ferma
tutto scivola, tremolanti gli alberi i viali
chi hai amato scende
apre l’ombrello s’incammina
la sua figura comincia a disfarsi
ti sembra che sia laggiù
per i colori della giacca
ne vedi due forse quattro
poi più niente

 

© Inedito di Francesca Serragnoli

Alessandro Ghignoli

a babbo, per sempre

quante le domande quando c’eri
o non eri lì o chissà era solo ieri
il tuo rimanere purché non finisse
in un forse nell’oppure di un mai
o di quelle volte rimaste nel mezzo
che non era che questo non senso
se penso alla storia di noi cosa vuoi
adesso ed ora che dica per dirtelo
direi che il tempo e il luogo il vento
erano la voce il mio inverno insieme
al gelo la fatica dei passi tutti
gli assi nascosti e dentro e fuori
i rancori il bene si misura e sai
che so che dura che gli anni in noi
si fanno nei minuti nelle scelte
d’ogni tanto in giorni per sempre
e poi ancora soltanto il poi
senza ora senza il noi

 

© Inedito di Alessandro Ghignoli

Tiziano Fratus

Un falegname di faglia

Non esiste storia antica degli aironi
e non esiste storia moderna dei platani.
Non esiste storia contemporanea dei ghiri
e non esiste storia famigliare in foglie.
La cascata ruggisce e ingrotta,
allieta e mortifica le radici dei pini
che abitano aggrappati alle rocce,
ammaestra il suono del tuono.
Esiste finché sa gonfiare i fianchi
e allungare i piedi in spume.
Soltanto i pesci, quando càpita,
iniziano a credere che il Sovrano
– dispotico, evvero – delle Acque
smetta di viaggiare orizzontalmente.
Cos’è dunque questo pensiero che cammina,
se non una raccolta di segni e foglie e pelli,
una scatola odorosa di radici e cortecce,
l’opera incerta di un modesto falegname
della parola, momentaneamente issatosi
sulla faglia ai margine del mondo abitato?

 

© Inedito di Tiziano Fratus

Francesco Guazzo


– siamo troppo brevi, siamo
sulla linea gialla, a bordotreno –
ed era come dire – silenzio
ti presento il mare – rovesciando
il palmo della mano era come
non ambire più alla complicatezza
dei suoni, per trovarsi poi improvvisamente
davanti allo specchio, con mia madre,
a fare delle sue parole dattilografia
e calcolo, sostanza di fiore

 

© Inedito di Francesco Guazzo

© Foto di Dino Ignani

Andrea Cati


a M.

Ti ho perso nel traffico di corso Buenos Aires
accanto alle vetrine il tuo sguardo si è mescolato
alla ferocia della notte, uomini in abiti eleganti
ti hanno portato via, eri la prova perfetta
una mano letale contro il mio sguardo
la perizia di una scossa, parabola
futura, luce che non attende
noi due, un vizio del caso, dadi
tirati a sorte. Tutti a guardare
cosa la vita promette
un equilibrio lungo un bacio
il nostro addio nella metro.

 

© Inedito di Andrea Cati

Valerio Grutt


Non dimenticarti mai che sei viva
anche quando tramonta la stanza
e le voci si fanno lontane
anche quando il dolore ti copre
ti chiude la faccia e si blocca
il film dei figli, dei pochi amanti.
Tu non dimenticare mai che sei qui
dove non c’è morte
e lo spettacolo non lascia in pace.
Si moltiplica il sole
al di là dei monti, si aprono
nuove porte negli occhi degli incontri
e questo mio cuore batte solo
mentre si alza il tuo respiro.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© Foto di Daniele Ferroni