Giovanna Rosadini


Vigilia di partenza

Fuori, la perfezione del giorno,
alto e pieno nella luce alata delle cose,
gli alberi mossi appena da un’aria
lieve, il morbido gioco dei colori posati
sul mondo, le finestre aperte alla clemenza
della nuova stagione, il ritrovato tepore
del tocco del sole. Dentro, si prepara
un’altra tua partenza, anche questi giorni
insieme sono ormai quasi finiti, figlio
che ci hai abituato alle tue assenze, ragazzo
ormai cresciuto nei luoghi di asserite lontananze.
Chi ci risarcirà dell’infinito tempo passato
lontani, delle ombre che ci hanno tinto
lo sguardo, dei pesi sul cuore patiti.
Solo una grande distanza ci ha guarito
dalla nostalgia, e ha permesso
che tornassimo a guardarci per intero,
di nuovo, in un tutto ancora vero.

 

© Inedito da Fioriture capovolte

© foto di Dino Ignani

Alessandro Mantovani


Pesca notturna

Sono andato di notte
nelle cime da cui si vede
bene il mare
svellendo con attrezzi in fila
le radici lasciate a maturare
tra le crepe radiose della giovinezza.

Ne ho fatto polpa da masticare
per una certa evoluzione
alleggerire i carichi i bastimenti,
tentare un’esecuzione e dividere le leggi

ma sai, guardando bene il mare
sulla terra solo si piange
e le ombre e le corone di spine
amare dappertutto nel nero del flutto,
il lutto delle spigole. Le reti. Lampare.

 

© Inedito di Alessandro Mantovani

Francesca Serragnoli


Si dovrebbe avere il coraggio di morire
in un luogo dove la vita si ricompone
osservando un albero che abbiamo amato
portare mio padre lì, seduto
senza fare niente
insieme al vento dolce
che lo porterà via, un giorno
ora che rimanere fuori casa
non è più un pericolo
il sorriso del primo sole di maggio
ha per i vecchi il pudore di una madre
le rondini girano attorno
come una mano che sbatte
un uovo con lo zucchero
non c’è fretta, prenditi tutto il tempo
di mangiare e alzare gli occhi
contro quel volto scolorito
che torna a riprenderti la mano
ed io dividerò con lei
un cucchiaio e poi l’altro.

 

© Inedito di Francesca Serragnoli

Claudio Damiani

claudio-damiani
Altri attraversano l’oceano in solitaria
su piccole barche, altri volano su parapendii
o si gettano con paracadute da altezze stratosferiche,
io sono contento dei boschi del Soratte
davanti casa, e del Lucretile amato
dove un lupo incontrò Orazio e evitò di assalirlo,
ciò che mi è caro è camminare fra gli alberi
e sentire le loro voci e esser visto da loro
e salutato, e non mi è caro dirlo
ai quattro venti, ma tenermelo per me,
quando, seduti a un tavolo, ognuno narra i suoi viaggi
in terre esotiche, m’è caro tacere
tuttalpiù riferire che io quasi
non mi sono mai allontanato dalla mia terra,
l’ho camminata in lungo e in largo
e ogni giorno m’è nuova
ogni giorno mi sembra di non conoscerla,
di non amarla abbastanza.

 

© Inedito di Claudio Damiani

© foto di Dino Ignani

Franca Mancinelli

Mancinelli-by Vito Panico
Le frasi non compiute restano ruderi. C’è un intero paese in pericolo di crollo che stai sostenendo in te. Sai il dolore di ogni tegola, di ogni mattone che cade. Un tonfo sordo nella radura del petto. Ci vorrebbe l’amore costante di qualcuno, il suo lavorare quieto che risuona nelle profondità del bosco. Tu che finalmente ritorni. Disfi la valigia, ti scordi di partire.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

© Foto di Vito Panico

Rachel Slade

Rachel Slade
Al nostro risveglio è l’animale, è la pianta, che pensa in noi.
Jean Cocteau

Veglia notturna

I.

Spinti nella notte minerale,
tornando a casa per i campi.
Durante la veglia notturna,
non chiedere mai all’animale se è un animale.
Ha i movimenti ampi e complessi di un’ape
e la bocca è un labirinto di corridoi e angoli ciechi.

Il lento ronzio della sua meccanica
è grato all’orecchio umano,
il cuore è una bomba che ti cerca.
Giocaci piano attorno, sii dolce e amichevole.
Offri dell’acqua piovana e vedi se ti viene incontro.
Si avvicina dalle strade secondarie,
come per sentirti meglio
per prendere nella bocca le tue vocali e consonanti
e restituirtele respirando.
Metti la tua bocca sulla sua, cerca di capire cosa c’è
se si può conoscere o misurare.
Te lo dico,
pesa più di quanto costa
e costa tutto quanto.

 

II.

L’animale parla come sapesse a memoria
tutte le cose di prima e di adesso, senza di te.
Indica le chiare e intense marcature tra gli oggetti
i motivi sepolti nella pelliccia,
pigmenti che lasciano tracce sanguigne in campi e ossa,
plasma che dà il proprio nome ad ogni madre.

L’intero corpo sembrava una freccia diretta a ovest
dritta nel vento che la sospinge
da punto a punto sulle valli.
Va’ laggiù, dice,
verso un punto fisso all’orizzonte.
Con palpebre chiuse, traslucide come un uccello
su un occhio tondo e scuro che esplora a distanza,
da un vicinanza che divora il respiro.

 

*

 

When we awake it is the animal, the plant, that thinks in us.
Jean Cocteau

Night Watch

I.

Pushed through the mineral night,
on the way home through the fields.
During the night watch,
never question the animal if it is an animal.
Its movements are as wide and complex as a bee’s
and its mouth a labyrinth of corridors and blind angles.

The slow hum of its machinery
is pleasing to the human ear,
its heart is a bomb that seeks you.
Play slow around it, play soft and friendly.
Offer some rainwater and see if it comes near.
It comes close on the back roads,
as if to hear you better
to take your vowels and consonants into its mouth
and breathe them back to you.
Put your mouth to its mouth, discern what is there
if it can be known and measured.
I’ll tell you,
it weighs more than it costs
and it costs everything.

 

II.

The animal speaks as though it knows by rote
all things prior and present, without you.
It points to the clear, poignant markings between objects
the patterns buried in fur,
pigments that leave sanguine traces in fields and bones,
plasm that names every mother after itself.

The entire body seemed an arrow, pointing west
straight into the wind that blows it
from point to point over the plains.
Go there, it says,
towards a fixed point on the horizon.
With lids closed, transparent like a bird’s
over a dark round eye that searches from a distance,
from a closeness that devours breath.

 

© Inedito di Rachel Slade

© traduzione dall’inglese di Andrea Sirotti

Valerio Grutt

interno poesia valerio grutt ignani
Chi vede la mia ragazza non lo sa
che il suo cuore è un porto tranquillo
pieno di luce, con le barche alle funi
e la gente che aspetta l’ora del pranzo.
Chi mi vede non lo sa
che sono una nave inquieta
che cerca tempesta a ogni onda.

E chi ci vede insieme non sa
che siamo in due su un filo
sottilissimo tra pianeti in orbita
e insegne di slot e lavanderie,
siamo una casa storta sul fiume
che chiama pesci ed erbe alla festa.
Chi ci vede non vede
il diamante che riemerge
dopo millenni di buio.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© Foto di Dino Ignani

Alessandra Racca

racca
Il miglior amico di una ragazza è il suo borbottio
Dorothy Parker

Nel fitto del dialogo interiore
s’innesta ogni tanto una voce
amico o amato o paesaggio d’uomo
gli racconto di me del farsi dei giorni
Stanotte lo sai mi sono svegliata e ridevo
non ricordo il sogno ma tu c’eri
Son molte le voci con cui ci diciamo
un borbottio popolato o un altro modo
di farsi compagnia a corpi di parole

 

© Inedito di Alessandra Racca

Francesca Serragnoli

serragnoli
Ogni volto ha il suo vento
due dita fredde lo sfiorano talvolta
nel camminamento, il blu ha la vastità
di un arco e poi di un altro, il trucco
scende fino alle ginocchia
non osa toccare terra, lo trattiene
qualcuno che si volta
una parola detta a metà.

Seguiranno i giorni dove il bruciore
della quasi primavera conserverà
intatto lucido controluce
un raggio di vetrata, di polvere
ho scoperto che la notte mi guarda con soggezione
i suoi occhi bassi non riesco più
a incrociarli, il pianto è un lago freddo
dove nemmeno più riesco ad entrare.

 

© Inedito di Francesca Serragnoli

Verusca Costenaro

verusca

Salvezze

Ci siamo fatti sordi alle lapidazioni, alle ragioni degli oppressi.
Ovunque ci nascondiamo, tra fessure d’indecenza o
in un pugno,
le madri ci cercano sgranando rosari, i padri attendono
in usci di cemento, succhiando sigari e contando i giorni.
Avere la costanza del treno regionale
che parte
alla stessa ora, negli occhi la carezza del ricordo,
non sempre aiuta a mantenersi retti
in una sola direzione.
Siamo fatti di solchi e rovi e la paura non nutre
il nido: lo sfiora lo smembra lo preme
piano su pelle lama di spada.
Lo snoda e non sa il sangue che ne sgorga.
La salvezza ce la litighiamo all’alba tra le coperte, abbiamo cieli e
terrori nella testa, memorie rafferme sulle mani. L’orizzonte non ci contiene, ci taglia.

Lo hai mai chiesto al cecchino dove ama nascondersi prima di colpire?

 

© Inedito di Verusca Costenaro