Andrea Cati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tuo profilo è una scogliera:
curve, tornanti, precipizi
l’angolo che si affaccia
sul tuo sorriso ha le sembianze
di un paesaggio inedito

primavera che fiorisce a gennaio
tra le insenature di questo incontro
sono perso nei fondali dei tuoi occhi
in questo slargo creato dal primo bacio:
nostra vigilia, attesa assoluta, tempo che verrà.

 

© Inedito di Andrea Cati

Cesare Pavese

pavese

 

Incontro

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

 

Lavorare stanca (Einaudi, 2001)